Da 30 luglio 2009 8 Commenti Leggi tutto →

Mamma di tre figli si suicida per depressione post-partum

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Ho appreso oggi la notizia di una mamma di tre figli, Catherine Bailey, ma anche un avvocato di successo a Londra, che, lo scorso 10 gennaio, si è tolta la vita gettandosi nel fiume Tamigi. Una super-mamma che non ha retto alla pressione nel conciliare famiglia e carriera in un mondo che chiede di esserci sempre e di esserci per tutti.

Catherine Bailey, benestante e sposata con un medico di fama, era partner di un famoso studio legale colpito duramente dalla crisi, come tutti gli studi legali che si occupano di business, in cui la media di ore lavorative è di 60 ore alla settimana, week-end e feste comprese. Un’ora prima di togliersi la vita aveva scritto un sms al maritoMi spiace così tanto. Tutto il mio amore a te e le bambine. Stringile forte”. Immediato l’allarme e le ricerche ma il corpo dell’avvocato Bailey è stato ritrovato solo il giorno successivo.

Solo in questi giorni, a conclusione dell’inchiesta, è stato stabilito ufficialmente che si è trattato di siucidio e, secondo il Coroner Alison Thompson, la donna “soffriva di una forma di depressione postnatale. Trovava difficile riuscire ad affrontare le complesse esigenze della maternità mantenendo gli standard a cui si era abituata”.

Al funerale in gennaio, in una chiesetta vicino alla casa di famiglia di Islington, nel nord di Londra, l’hanno ricordata così: “Una donna di straordinaria forza, vivace e passionale nella difesa dei suoi valori. Amava profondamente, con grande lealtà. Era onesta e diretta, meravigliosa e dall’umorismo contagioso”.

Una storia che ha sconvolto il Regno Unito e che mi ha messo addosso tanta amarezza. Una splendida donna di successo, con una meravigliosa famiglia alle spalle eppure sola. Suo marito si è detto sconvolto da un gesto che non poteva essere previsto “in nessun modo”. Dunque una donna che ha tenuto dentro di se un enorme macigno: la paura di non riuscire ad essere una mamma, una moglie ed allo stesso tempo una professionista d’eccezione.

Ma allora mi domando esistono mamme perfette? Forse ammettere di essere umane è un eresia? Quello che credo è che non importa chi si è, che cosa si fa, quanti soldi si ha. La cosa importante è riuscire a parlare e non chiudersi in se stesse ma soprattutto riuscire a trovare qualcuno che sappia ascoltare.

E voi cosa ne pensate?

Immagini:
dailymail.co.uk

8 Comments on "Mamma di tre figli si suicida per depressione post-partum"

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  1. mariacristina scrive:

    Carissima Daniela di Trieste, la mia tristezza è arrivata senza un vero motivo apparente. Il mio 3° parto è stato una “passeggiata”: ho avuto le contrazioni verso mezzanotte e sono andata in ospedale alle 5.30, sono entrata in sala parto alle 6 passate e alle 6.20 allattavo già il mio piccolo. Il mio primo parto è stato come il tuo mi hanno distrutta fisicamente e pensavo di non poterne affrontare un alto. In quel caso lì non mi è successo niente di speciale, la stanchezza, il dolore, il sentirsi quasi una donna incompiuta perchè non ero riuscita ad avere un parto “normale”, ma non la voglia di finire, quella no.
    Mi ha assalito con il mio 3° bimbo questa paura.
    Adesso che riesco con un po’ + di serenità ad analizzare il problema, capisco che è la stanchezza, la solitudine interiore, anche se accanto hai tante persone che ti allungano una mano, ma in quei momenti non riesci a prenderle le mani, il pensare di essere una fallita perchè non riesci ad affrontare tutto come prima e intorno a te vedi solo immagini di super donne che ti raccontano le loro super evoluzioni per far quadrare tutto.
    Ma ti prego non ti arrendere mai: guarda gli occhi del tuo bimbo e ricorda sempre che lui ha bisogno di te come dell’aria che respira e in qualsiasi momento ti senta troppo sola io sono qui – anche se virtualmente – per ascoltarti, svogarsi è la prima cosa, non aver paura di affrontare le debolezze che fanno parte del nostro essere donna e mamma, non siamo super mamme patinate delle riviste, ma siamo BRAVE MAMME che faticano ogni giorno per i prorpi bambini. Un grosso bacio e un forte abbraccio.

  2. Paola scrive:

    @ Mariacristina…grazie a te per le tue parole…sono sicura saranno di conforto ed aiuto a molte donne! In bocca al lupo!

    @ Daniela: Ciao Daniela se questo ti può essere d’aiuto ti sono vicina con il cuore… mi dispiace tantissimo! Quello che ti è accaduto è crudele…hai vissuto quella che, secondo me, è l’esperienza più bella per la vita di una donna come un incubo…e questo mi rattrista tantissimo! Quello che mi sento di dirti è di essere forte, tenere duro, il suicidio non è la soluzione a qualsiasi problema…è solo una scappatoia…pensa al tuo piccolo! E’ in lui che devi trovare la forza e la voglia di andare avanti…per lui ma soprattutto per te stessa!
    Tu non sei pazza!!! Solo addolorata, amareggiata e stanca, secondo me, ma posso assicurarti che non tutti i ginecologi e le ostretiche sono dei macellai. Ci sono anche persone che fanno questo mestiere con passione ed ostretiche che sembrano degli angeli, per la loro pazienza e bontà d’animo…
    Tieni duro il tuo piccolo ha bisogno di te!!!
    Un abbraccio

  3. DanielaTrieste scrive:

    Prima di partorire pensavo che la depressione e la voglia di morire insorgesse nelle donne poco aiutate, poco sostenute dalla famiglia o comunque in donne non proprio “normali”. Bollavo le suicide come delle persone che avevano dei problemi anche prima di avere un figlio. Poi ho scoperto sulla mia pelle che non è così. Ho avuto un parto brutto, brutto da morire, causato dalla noncuranza di un’ostetrica e di un ginecologo. Mio figlio ha rischiato di morire, mentre io ho riportato gravi danni a livello psicologico e fisico. Mi hanno letteralmente macellata. Ne sono uscita DISTRUTTA. Sono entrata in analisi da una psicologa per curare una grave sindrome post traumatica da stress, ma a un anno e mezzo dal parto soffro ancora di crisi depressive fortissime che mi fanno vedere il suicidio come l’unica soluzione possibile a tutto questo dolore.
    Ora, quando sento parlare di neo-mamme suicide, mi viene il dubbio che sia successo anche a loro qualcosa di grave al momento del parto. Se ne parla poco perchè si da per scontato che una madre sia capace di soffrire le pene dell’inferno pur di partorire il proprio bambino e spesso i ginecologi e le ostetriche si approfittano per fare quel cavolo che vogliono con i nostri corpi, provocando danni che nemmeno si immaginano.
    Sono pazza anche io? Forse si, ma non lo sono di mio. Mi hanno fatta impazzire gli altri. E’ ben diverso.

  4. mariacristina scrive:

    grazie Paola della tua risposta. Molto probabilmente ciò che più ci attanaglia il cuore è la solitudine, la non condivisione dei problemi. Pensi sempre di essere l’unica a cui capita di aver bisogno di uno stop. Invece non è così: siamo donne, mamme, ma non invincibili, non siamo immuni alla stanchezza; il parlarne, la condivisione aiuta a riemergere dal buio.
    Oggi sono diversa, felice cercando di accettare le mie fragilità e quando ho voglia di piangere, piango, mi sfogo.
    Vivo la mia vita dando tutto il mio amore ai miei 3 bimbi che sono la mia ragione per affrontare la giornata sempre sorridendo e non facando pesare a loro la fatica del vivere.
    Grazie un abbraccio anche se virtuale.

  5. Paola scrive:

    Ciao Mariacristina..sono contenta che tu, con l’aiuto della tua mamma, sia riuscita a trovare la strada giusta! Sono sicura che presto tornerai la persona solare e positiva che eri prima. Forse ci vorrà ancora un po’ di tempo (prenditi tutto il tempo che ti serve) e nei momenti difficili guarda i tuoi tre splendidi tesori…sono convinta che loro ti daranno la forza e lo stimolo giusto per andare avanti!
    Un abbraccio!

  6. mariacristina scrive:

    ho letto la notizia della mamma inglese che non ha retto al suo super lavoro e hadeciso di lasciare la vita sulla rivista A di questa settimana. Sono rimasta molto colpita perchè anch’io ho 3 bimbi (di 10, 5 e 1 anno) lavoro tutta la settimana a tempo pieno e dopo l’ultima gravidanza non mi riconoscevo più. Sono sempre stata una persona positiva, pronta ad aiutare chiunque fosse in difficoltà, pronta ad ascoltare tutti ed all’improvviso ho avuto paura di tutto.Paura di morire e lasciare soli i miei bimbi; paura di uscire senza la mia mamma; paura di andare a fare la spesa; paura di andare in ufficio. Tante volte ho pensato che forse la morte mi avrebbe liberato da tutte quelle paure dal mio non essere più sempre sorridente e disponibile, liberarmi dalla mia incapacità di vivere. Non riuscivo a chiedere aiuto, mi sembrava che nessuno capisse la mia sofferenza allattavo il mio piccolino e piangevo disperata al buio da sola. Mio marito non si capacitava di come mi ero trasformata, non capiva la mia stanchezza. Il mio angelo è stato ed è la mia mamma che non pazienza e amore mi ha detto che la mia era stanchezza, fatica e che dovevo fermarmi farmi aiutare, riuscire a capire i miei limiti e che non si può perdere di vista i nostri bisogni per annullarsi ai bisogni degli altri. Piano Piano sto uscendo anche se non sono ancora la persona che ero prima.

  7. Paola scrive:

    Hai ragione…. trovare qualcuno a cui interessa veramente quello che provi o quello che senti è davvero difficile….e sono daccordo con te quando dici che spesso la famiglia, che è quella che dovrebbe aiutarti e sorreggerti nei momenti difficili è proprio quella che, molto spesso ti chiude le porte in faccia….
    Ma penso anche che molto spesso, bisognerebbe mettere da parte il proprio orgoglio e imparare a chiedere aiuto! Se la famiglia è ostile ci sono tante associazioni pronte a dare una mano… Non dobbiamo pensare di dover essere sempre super perfette…siamo donne e non super eroine!!!! Non credi?

  8. 3bin3a scrive:

    Trovare qualcuno che abbia voglia di ascoltare, che abbia intenzione di andare oltre quel “Come va?” che spesso si chiede in modo quasi automatico, senza realmente volere sapere, aspettandosi come risposta un “tutto ok” ritengo che sia una delle cose più difficili.
    La maschera che bisogna portare per dimostrare di “essere all’altezza” rende spesso più faticoso andare avanti del disagio che ci si porta dentro.
    Ed il problema maggiore è che molto frequentemente il primo luogo dove bisogna indossarla è la propria abitazione, per i bambini che non ne possono nulla, per il marito che rientra dal lavoro e vuole accanto la moglie sorridente e interessante, per i parenti che altrimenti ti considerano musona….

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