Mamme a vent’anni, mamme a quaranta

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mamme a vent'anni mamme a quaranta

Come si misura lo scorrere del tempo?

In giorni, anni e crocchi scolastici.

Dicesi crocchio il gruppo di mamme e papà che staziona nel cortile della scuola sino a un’ora dopo l’entrata in classe dei pargoli e almeno un’ora prima della loro uscita.

Il crocchio è un’entità antropomorfa e mutevole, pericolosissima. È di fatto il crocchio a dettare il passo della classe, a decidere se e dove si andrà in gita e a pesare – invisibilmente ma sensibilmente – sul piano dell’offerta formativa. Occhio al cocchio, dunque, specialmente quando si tratta di scegliere la scuola a cui iscrivere i figli.

Ultimamente tra i suoi molti talenti ne ho riconosciuto un altro di cui avrei fatto volentieri a meno: il crocchio segna anche lo scorrere del tempo.

Me ne sono accorta per caso, accompagnando l’ultimogenito nella sua classe di prima elementare.
Chi erano quei ragazzi che stazionavano sul piazzale della scuola?
Erano i giovanissimi genitori di un crocchio nuovo di zecca – quello dei bambini di prima, appunto. Gli altri erano tutti composti da gente più – come dire – anagraficamente matura, meno entusiasta, più disincantata.

I crocchi che avevano accompagnato gli anni delle elementari delle figlie si erano ormai sciolti da tempo lasciandomi vecchia e sola.
“Ecco cosa vuol dire fare un figlio a 43 anni” mi sono detta.
I genitori dei compagni di classe di mio figlio, giovani hipster pieni di entusiasmo, contraddicevano gli studi secondo i quali si diventa genitori in età sempre più avanzata.

Così io, che giovane genitore non lo sono stata mai (ho avuto la prima figlia a 32 anni, a seconda a 36 e l’ultimo a 43) ho preso coraggio e ho fermato una mamma che avrebbe potuto essere mia figlia, e le ho chiesto: ma com’è fare un figlio a vent’anni?

Com’è fare un figlio a 20 anni?

“A dire la verità l’ho avuto a diciannove” mi ha corretto “La prima reazione, quando mi sono trovata col test di gravidanza in mano, è stata di paura. Paura di non farcela, di dirlo ai genitori, di non poter più vivere la mia vita. E poi gli amici. Alcuni mi hanno tenuto per mano e condiviso le mie gioie, molti mi hanno criticato.  Alla fine sono rimasti solo gli amici veri, gli altri, forse spaventati o semplicemente non più interessati a me, sono spariti. Alcuni di colpo, altri più lentamente”

E adesso sei felice? Le ho chiesto con la sfacciataggine che si riserva alle persone sconosciute.

“Molto. Non vedo l’ora che mio figlio impari a leggere e scrivere per sedermi accanto a lui nei compiti e rivivere un passato che è passato prossimo: sembra ieri che ero io a sedere sui banchi di scuola! E per te, com’è stato avere un figlio in età matura?

…e com’è avere un  figlio in età matura?

Oh, niente di che. La prima reazione, quando mi sono trovata col test di gravidanza in mano, è stata di paura. Paura di non farcela, di non poter più vivere la vita che avevamo faticosamente organizzato sulla nostra famiglia di quattro persone, paura persino di dirlo ai miei genitori. E poi gli amici. Alcuni hanno condiviso le nostre gioie, molti ci hanno criticato.  Alla fine sono rimasti solo gli amici veri, gli altri sono spariti, chi di colpo chi lentamente. Adesso, non vedo l’ora che mio figlio impari a leggere e scrivere in autonomia ché io c’ho un’età e non ne posso davvero più di imparare le tabelline e studiare i verbi.

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