Da 24 marzo 2009 6 Commenti Leggi tutto →

Marketing sul cordone ombelicale?

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Il 2 marzo leggo su Repubblica un articolo che tratta del business nato sulla possibilità della conservazione del sangue del cordone ombelicale (ricco di cellule staminali, le cellule cioè che hanno il potere di formare nuove cellule del sangue); decido di ritagliare l’articolo per avere modo di leggerlo con maggiore calma, visto che il tema è molto attuale e io abbastanza a digiuno dell’argomento.
Ricordo infatti che al momento di scegliere la struttura ospedaliera nella quale far nascere mio figlio, ho deciso in base alla possibilità che Emanuele potesse ricevere, nel caso in cui fosse stato necessario, tutte le cure indispensabili per eventuali problemi dopo il parto. Non sono stata tanto a valutare la comodità o la vicinanza dell’ospedale o se era lo stesso in cui prestava servizio il ginecologo dal quale ero seguita.

Circa dieci anni fa, la scelta di poter “mettere in banca” il cordone di mio figlio per donargli la possibilità di curare ogni sua malattia nel futuro era pressoché sconosciuta, o forse era solo una vaga opzione di cui ancora da poco si era iniziato a parlare.

Leggo in questo articolo dal titolo “La guerra del cordone ombelicale” che il numero di strutture pubbliche in cui è possibile raccogliere il sangue del cordone è esiguo; e la legge italiana vieta che le banche private sorgano sul territorio del nostro Paese. Leggo anche che diversi personaggi pubblici, tra i quali Stefania Rocca, Ambra Angiolini, e altri ancora hanno optato per questa scelta di conservare il sangue del cordone ombelicale.

L’unico modo per poter realizzare questa scelta, in mancanza di una struttura pubblica che consenta ciò, sia quello di rivolgersi a laboratori privati o a “società di intermediazione che si occupano di affittare un posto in una struttura straniera”.

A tal proposito, l’ultima ordinanza del Mnistero della Salute, che ribadisce la possibilità di spedire all’estero il sangue del cordone, non fa che suscitare ulteriori polemiche; infatti la garanzia che il sangue donato venga usato esclusivamente per i propri figli è possibile solo nelle banche private straniere. In Italia infatti, nelle 18 pubbliche banche e 200 ospedali dove è possibile raccogliere il sangue, tale sacca di staminali viene messa a disposizione di chi ne necessita.

Le richieste in questo senso sono in aumento ma la possibilità di una donazione autologa (ovvero destinata esclusivamente al proprio figlio) che, ripeto, può avvenire attraverso queste società di intermediazione verso una struttura straniera, ha un costo iniziale che oscilla tra i 1000 e i 2000 euro, a cui è da aggiungere una quota annuale di 100-200 euro.

A prescindere dal costo che la conservazione autologa comporta, l’ex Ministro della Salute Sirchia, afferma che la sua efficacia non è dimostrata. Insomma, a fine lettura e dopo ulteriori tentativi di documentarmi, sto ancora qui a chiedermi per quale scelta opterei; la risposta è che anche adesso forse non ci sono le condizioni per fare una scelta “priva di controindicazioni e zone d’ombra”.

Magari questa è solo una mia sensazione, per questo mi farebbe piacere sentire chi fra voi, in prossimità del parto, ha espressamente scelto e come si è concretamente mossa.

Blogmmamma.it è un sito a carattere divulgativo. I punti di vista e le informazioni date non non intendono in nessun caso sostituirsi al parere del medico, che invitiamo sempre a consultare in caso di dubbio.

6 Comments on "Marketing sul cordone ombelicale?"

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  1. gaia scrive:

    Sono una mamma che ha fatto la conservazione autologa delle cellule staminali da cordone ombelicale. Mi sono informata molto è ho compreso che ormai la ricerca scientifica ha fatto enormi passi in avanti sull’argomento e che molti altri potranno esser fatti in futuro. Le cellule staminali sono esse stesse Sorgente di Vita del resto la vita parte da una staminale infatti l’ovulo fecondato è una staminale. Io e mio marito abbiamo deciso di poter donare a nostro figlio un futuro più sereno. Spero di non doverne mai avere bisogno ma se dovessero servire al mio bambino e io non le avessi conservate per lui non me lo potrei mai perdonare!
    Poi ho deciso di farlo con una società italiana che ha la banca in germania, così sono sicura che seguono le direttive europee mentre in svizzera o a san marino non sono tenuti a farlo…e la banca che ha le staminali del mio cucciolo ha già effetttuato alcuni trapianti e questo mi ha tranquillizzato molto!
    Io consiglio di conservare e non correre il rischio che una sorgente preziosa di vita come sono le staminali del cordone venga buttata insieme a tutti i rifiuti ospedalieri.

  2. Gianna scrive:

    Ciao,
    il più grande ricercatore italiano, il Prof. Veronesi più volte ha invitato alla conservazione autologa.
    http://www.cordone-ombelicale.it/
    Il sistema pubblico si fonda su 19 banche (un numero elevatissimo) che noi tutti dobbiamo sostenere economicamente e che non riesce ad organizzare un servizio decente.
    Il sabato e la domenica non si dona, in molti ospedali non è possibile farlo, addirittura in sardegna nessun ospedale è attivo.
    In compenso il sistema si prodiga molto a scoraggiare l’intervento dei privati e limitare la libertà dell’individuo, vietando la conservazione in Italia.

  3. Diana scrive:

    Ciao Maria, le notizie secondo me non sono ancora chiare.

    Da come scrive la tua omonima del 1° commento sembra che si abbia il 98% di possibilità di tornarne in possesso.

    Al contrario leggo altri articoli che invece dicono che la possibilità di trovare campione di staminali compatibili in banche pubbliche è solo del 30%

    Ultimamente si parla molto della donazione, ma anche la conservazione autologa credo abbia i suoi vantaggi però bisogna informarsi ancora, informarsi informarsi!!!

  4. Maria scrive:

    ma pensate che con la donazione sia facile poi tornarne in possesso se dovesse servire??
    Grazie Maria

  5. Livia scrive:

    Oppure tenete, tenete, tenete. Quello che non viene quasi mai detto è che per estrarre le cellule staminali dal cordone occorre reciderlo istantaneamente, privando il piccolo di una consistente quantità di sangue, e quindi di emoglobina, che invece continua a nutrire il bambino se si lascia che il cordone pulsi fino alla fine. E il passaggio dall’interno all’esterno dell’utero per il bambino è meno traumatico se lo si lascia unito alla placenta per un po’; anche la respirazione autonoma può iniziare con gradualità.

  6. Maria scrive:

    Penso che la donazione del cordone sia la strada più giusta: nel caso specifico, donando il sangue cordonale ad una banca pubblica (opterò per quella di Padova), si ha il 98% di probabilità di tornarne in possesso (dati del Ministero della Salute), al momento del bisogno, poichè è difficile che si trovi un donatore abbastanza compatibile per trapiantare il sangue del mio cordone.

    La conservazione autologa è solo una strategia che operano le società che lo conservano perchè, basta fare un paio di conti, 2000 Euro a sacca conservata equivale a milioni di Euro guadagnati…

    NON FATEVI INGANNARE: DONATE, DONATE, DONATE

    Maria Lecchi, Abano Terme

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