Da 9 aprile 2010 0 commenti Leggi tutto →

Ovulazione: i farmaci per indurre e stimolare

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Desiderare un figlio e non riuscire ad averlo è un’esperienza che capita a molte coppie. Ma la sterilità di una coppia può dipendere da un problema specifico sia dell’uomo che della donna o addirittura di entrambi. Oggi le tecniche diagnostiche permettono di individuare le cause di sterilità in un’alta percentuale di casi. Quindi dopo un anno di rapporti regolari non protetti da pratiche anticoncezionali sarà meglio sottoporsi a visite di controllo che determineranno quale sia il problema del mancato concepimento.

Per la donna, le indagini sulla sterilità di solito iniziano con un esame che serve a valutare le condizioni delle tube e si controlla se l’ovulazione avviene regolarmente attraverso i dosaggi ormonali e il monitoraggio ecografico del follicolo ovarico. Infatti una delle maggiori cause della sterilità in una donna è la mancata o difettosa ovulazione e negli ultimi anni si sono ottenuti ottimi risultati attraverso l’induzione controllata dell’ovulazione che consiste nella somministrazione di farmaci che agiscono a livello ovarico stimolando la produzione di follicoli.

I farmaci impiegati sono rappresentati essenzialmente dalle Gonadotropine le quali vengono talora utilizzate in associazione anche al citrato di Clomifene.

Le Gonadotropine sono sostanze ad azione ormonale normalmente prodotte dall’organismo, le quali stimolano gli organi sessuali sia nell’uomo che nella donna. Nella donna le gonadotropine sono rappresentate dall’Ormone Follicolo Stimolante (FSH) e dall’Ormone Luteinizzante (LH). L’FSH è prodotto principalmente nella prima fase del ciclo ed agisce stimolando il reclutamento e lo sviluppo dei follicoli.

I livelli di LH aumentano invece intorno alla metà del ciclo in quanto questo ormone agisce principalmente nella modificazione dei follicoli in senso preovulatorio e nella formazione e mantenimento del corpo luteo (cioè di quella struttura che deriva dallo scoppio del follicolo a seguito dell’ovulazione  e che ha a sua volta una importanza fondamentale nella produzione di Progesterone nella seconda metà del ciclo). L’impiego di tali sostanze ha quindi lo scopo di stimolare il più possibile l’ovaio a produrre i follicoli.

Fino a qualche anno fa le uniche gonadotropine utilizzabili a livello farmacologico erano le Gonadotropine Umane Menopausali estratte dalle urine di donne in menopausa (in menopausa i livelli circolanti di tali sostanze sono infatti molto alti) e sottoposte ovviamente ad accurati processi di purificazione. Tali farmaci vengono ancora largamente usati (Menogon, Fostimon).

Da qualche anno a questa parte, i progressi dell’ingegneria biochimica hanno consentito di ottenere la sintesi in laboratorio di tali sostanze per cui attualmente sono anche disponibili le cosidette Gonadotropine Ricombinanti. Mentre le prime, cioè le gonadotropine umane menopausali sono costituite da una miscela di FSH ed LH, le seconde, cioè le gonadotropine ricombinanti sono invece costituite o da solo FSH (Puregon, Gonal F) o da solo LH (Luveris).

Tali farmaci vengono somministrati per via iniettiva a vari dosaggi sulla base di piani di terapia personalizzati in rapporto alle caratteristiche fisiche della donna (età, costituzione corporea etc.) ed alla metodica di Procreazione Medicalmente Assistita che si intende utilizzare (IUI, FIVET/ICSI).

I possibili effetti collaterali sono soggettivi e conseguenti al fatto che il follicolo ovarico crescendo produce estrogeni per cui nelle fasi finali della terapia (in relazione anche al numero di follicoli prodotti ed alle loro dimensioni) si raggiungono elevati livelli di estrogeni in circolo che procurano alla donna aumento di peso, ritenzione idrica, senso di gonfiore e a volte anche nausea. Sintomi che si manifestano nella fase finale del ciclo di stimolazione e sono di breve durata.

Il citrato di Clomifene, invece, è un estrogeno non steroideo, facilmente assorbito per via orale, il quale agisce principalmente interferendo con i recettori estrogenici presenti a livello ipotalamico/ipofisario e determinando quindi un incremento dei livelli di FSH ed LH, cioè di quegli ormoni che agiscono normalmente sull’ovaio stimolando la produzione dei follicoli ed il loro sviluppo. In commercio tale farmaco esiste in forma di compresse (Clomid o Serophene). In genere viene somministrato iniziando dal 3° al 5° giorno del ciclo per 5 giorni, la dose varia in rapporto alle diverse situazioni cliniche da 50 fino a 200 – 250 mg al giorno.

Tra gli effetti collaterali dopo l’utilizzo del Clomifene si riscontrano depressione, vampate, perdita di capelli, insonnia, cefalea, nausea, rash cutaneo, aumento di peso, convulsioni, dolore addominale, menorragia, endometriosi.

Durate il periodo di induzione dell’ovulazione lo sviluppo follicolare viene monitorato mediante controlli ecografici ripetuti fino a quando non avviene la maturazione finale degli ovociti ed è possibile procedere con le tecniche di fecondazione artificiale.

Per migliorare le probabilità di riuscita della stimolazione ovarica basterà:
avere rapporti sessuali regolari senza farsi prendere da stress e ansie inutili;
evitare il fumo per entrambi i partner
dimagrire o aumentare di peso in base alle indicazioni del medico in quanto l’eccesso di peso è un grande nemico della fertilità e può aumentare il rischio di complicanze durante la stimolazione ovarica, proprio come una magrezza eccessiva può nuocere alla procreazione.

Fonte: fecondazioneassistita.it

Immagini:
it.wikipedia.org
liquidarea.com
ogginotizie.blogspot.com

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