Padri assenti: la forte presenza del “papà che non c’è più”

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Nei miei pensieri dedicati all’assenza paterna mi sono spesso soffermato a pensare ai papà che non ci sono più, perchè sono mancati. Se non è assenza paterna quella, mi ripetevo.


Assenza incolpevole, certo, ma poi chi l’ha detto che l’assenza paterna sia una colpa? In questo caso è semplicemente un caso. Il papà non c’è più.

Ne ho parlato a lungo con un caro amico che ha vissuto questa esperienza ed è emersa una sorta di “doppia idealizzazione del padre” che si è realizzata nella sua vita, nella sua mente, nel suo cuore caratterizzandone quindi la sua formazione di giovane uomo. Quella, cioè, dovuta al fatto che le persone che gli parlavano e gli hanno sempre parlato del padre, hanno – logicamente – sempre voluto rafforzare un’immagine positiva del papà. Lui ha sempre sentito parlare benissimo di suo padre e quindi ha potuto costruirne – malgrado la sua assenza – un’immagine forte e valida e questo ha rappresentato per lui un puntello affettivo forte, una certezza, una sicurezza.
Egli è quindi un uomo che conosce le sue origini, la qualità della persona che suo padre è stato, può intuire la direzione che da quel modello discendeva, e quindi ha potuto seguirla nel suo diventare uomo.

Il secondo livello di idealizzazione rafforzativa è nata dal fatto che le persone che gli hanno sempre parlato del padre, erano persone che avevano amato quell’uomo, quindi – all’immagine positiva che prendeva forma dai racconti – si sommava l’immancabile vena d’amore sottesa in ogni riferimento a lui.

Ricordo di aver concluso che – forse – un papà che non c’è più, non sia per nulla un padre “assente” come invece è un papà che non sa fare il padre o – peggio – che non vuole fare il padre.

Ricordo di aver pensato – parlando col mio amico – che forse molti bambini e ragazzi lo avrebbero potuto invidiare, ma non glielo dissi: certi paradossi arditi, ancorchè veri, sono troppo per un giovane cuore.

Federico Ghiglione

www.professionepapa.it

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