Papà on-line: un linguaggio da imparare

Se è vero che il web è la fotografia della nostra Società, il mondo del web dedicato alla famiglia è la fotografia, reale e spietata, di come sia vissuta oggi la genitorialità: madri impegnate, superattive e molto in contatto tra loro, padri sempre più coinvolti ma ancora incapaci di dar voce al loro nuovo ruolo.


Tantissimi siti dedicati alle mamme e a tutte le loro necessità, curiosità, problematiche, tantissimi siti dedicati ai bambini, al loro mondo, alla loro crescita, alla loro educazione; tutti frequentati quasi esclusivamente da mamme.

E per i papà? Poco o nulla. Numerosi soltanto i siti per i padri separati, come se i papà, si ricordassero di essere padri e di dover fare i padri, solo quando si separano. E ahimè spesso è proprio così.

A confermare la distanza fra questi due mondi, il fatto che i siti di mamme, tranne pochi “illuminati” non ospitano quasi mai rubriche per papà, i quali – va detto – anche quando è riservato loro uno spazio, lo utilizzano molto poco.

Insomma questi padri sembrano essere senza voce. Non parlano.

Perché mai succede questo? Eppure, nella realtà, si vedono tanti papà che cominciano a vivere la paternità con una gioia, una consapevolezza ed una partecipazione finalmente adeguata al loro ruolo. Vediamo tutti esempi di papà che hanno finalmente sorpassato il tabù che li vedeva non idonei alla cura dei figli. Conosciamo tutti coppie di genitori che riescono a costruire un rapporto di coppia dove ruoli genitoriali e compiti genitoriali sono pariteticamente concordati.
Eppure, tutto tace.

C’è forse ancora un passaggio che non è stato affrontato e risolto. Quello del linguaggio. Forse non è ancora nato un linguaggio che permetta ai papà di parlare delle emozioni e delle preoccupazioni della paternità, delle gioie e delle difficoltà della genitorialità senza farli sentire poco centrati nel proprio ruolo sociale – che li vuole dedicati al lavoro e alla carriera – o poco virili perché non sicuri al 100% di ogni loro scelta o perché travolti – meravigliosamente dico io – dalle emozioni.

Questo linguaggio, come tutti i linguaggi, nascerà se la Società imparerà a conoscere, riconoscere e valorizzare questo nuovo universo maschile che è il tassello mancante in molte coppie di genitori in crisi e in molti percorsi formativi di figli di papà assenti o disorientati.

Ben vengano quindi i siti per papà, ben vengano i siti per mamme che ospitano e incoraggiano i papà, ben vengano le mamme che saranno capaci di valorizzare e legittimare i loro compagni ed avranno la lungimiranza di aspettare che ciò avvenga, gradualmente. Ben venga cioè una cultura della paternità, della genitorialità intesa come progetto di coppia e di vita, condiviso e costruito su basi di reciproco aiuto, reciproco appoggio e reciproca legittimazione.

Essere un buon padre ed un marito presente è la cosa più virile che una donna – e la Società – si possa aspettare da un uomo.

Immagini: webwatchman.com

www.professionepapa.it

1 Comment on "Papà on-line: un linguaggio da imparare"

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  1. Paolo scrive:

    Condivido in tutto per tutto, anche se penso che il traghettamento verso una paternità più consapevole e partecipativa sia già ben avviata. Io ho aperto un blog per raccontare, tra alti e bassi, e più a me stesso che agli altri, la mia tardiva paternità. E per conservarne la memoria.
    Un’esperienza straordinaria fatta di fatiche somme e di soddisfazioni infinite.
    Noi padri, prima di tutto, dobbiamo imparare a raccontarci, senza reticenze e senza inibizioni. Proprio per dare inizio a un ‘nostro’ linguaggio
    Facile a dirsi, eh?
    Complimenti.
    Un saluto
    p

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