Come parlare di sesso ai bambini

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come parlare di sesso ai bambini

La sessualità è una questione di corpo.
A cosa pensiamo quando parliamo di corpo?
Che importanza gli diamo e come ne parliamo?

Spesso nella lingua italiana parliamo del corpo come se non fosse nostro (“questo mal di testa mi uccide”). Lo stesso avviene quando parliamo ai nostri bambini.

Questo comporta un rischio, quello di confusione e desensibilizzazione profonda, la stessa che è legata a gesti estremi, inconsapevoli, compiuti sia da adulti che da adolescenti del nostro tempo.

Lo sviluppo del bambino, se osservato in senso macroscopico, procede per fasi.
Nei suoi primi anni è libero da condizionamenti, e quanto più noi siamo capaci di assecondare questa spontaneità tanto più il suo sviluppo sarà sano.

Quando iniziare l’educazione sessuale?

Molti genitori si chiedono quando e come iniziare a parlare di sesso ai bambini, ma si sorprendono molto quando dico loro che il discorso sul sesso comincia quando loro diventano genitori.

Dalle prime ecografie ci si chiede “è maschio o femmina?”, si comprano i vestiti di un colore piuttosto che di un altro, e quando nasce si usano espressioni come “è la principessa di papà” o “il campione della mamma”. Tutti questi messaggi fanno parte dell’educazione sessuale dei bambini.

Anche la nostra relazione di coppia appartiene all’educazione sessuale: il contatto fisico, le affettuosità, ma anche il modo in cui parliamo dei nostri ruoli in famiglia, tutto questo è educazione sessuale.

E’ importante parlare ai bambini di sesso?

Anche senza i discorsi sulle api e sui fiori, i bambini hanno una percezione sui propri corpi, un tempo per comprendere qualcosa che riguarda ciò che sentono. Ma se non sentiranno certi discorsi da noi, li assorbiranno da qualcun altro.

Esattamente come avviene per il camminare, il parlare, o varie abilità motorie, i bambini osservano da adulti e coetanei i comportamenti considerati accettabili o meno, e li imparano. Nei primi 6/8 anni di vita il bimbo si adatta a quello che siamo noi, e a tutto quello che cade sotto la sua esperienza percettiva.

Dal momento che ogni esperienza è nuova, il “gioco del dottore”, così come altro comportamento di esplorazione corporea anche reciproca, va inteso come il portare alla bocca gli oggetti per un neonato. Una semplice esplorazione del mondo, che agli occhi di un adulto può non avere lo stesso significato.

Resta da chiedersi allora: che significato ha PER NOI quel comportamento? Quanto ne restiamo preoccupati o imbarazzati? Cerchiamo di tenere a mente che la nostra reazione farà la differenza su TUTTA la vita sessuale di nostro figlio o nostra figlia.

Lo sviluppo sessuale è lo sviluppo del Sé

Nella spontaneità infantile, non esiste un giusto/sbagliato. Se appartiene al mio corpo, a meno che qualcuno non mi insegni il contrario, è bello, buono, pulito. Io sono il mio corpo, quindi se il mio corpo ha parti sporche, sbagliate, da non guardare o toccare, allora anche io sono sporco, sbagliato e immeritevole.

Se osserviamo il bambino con la capacità di stare in ascolto e guardare coi suoi occhi, se riusciamo a guardare senza intervenire con imbarazzo e spavento, ci diventerà chiaro che non c’è sessualità nel suo comportamento, quanto invece una spiccata sensibilità (ovvero l’espressione dei sensi).

Il buon Freud, al quale dobbiamo il coraggio di avere aperto la strada a tante scoperte, non ci ha aiutato quando ha parlato di sviluppo sessuale nelle prime fasi di vita (un’altra era, altre conoscenze di base, molte intuizioni che solo dopo di lui sarebbero state sviluppate).

Avendo scandalizzato (e continuandolo a fare) molti adulti moralisti, non ha considerato che il piacere sessuale appartiene alla vita adulta e ad uno sviluppo affettivo e relazionale che i bambini non possono avere, e che il piacere fisico nella prima infanzia corrisponde piuttosto ad uno sviluppo di sé e del corpo (insomma ad uno sviluppo della coscienza) che inizia dalla nascita e che solo dopo il primo decennio porterà alla maturità sessuale.

Fino a questo momento, le scoperte corporee e la curiosità possono essere chiamate “forza vitale“, “spinta allo sviluppo“, e molto bello sarebbe se anche nella vita adulta continuassimo a considerarle tali (pensate quindi che significato ha mozzarle).

Come comportarci, in pratica, con i nostri figli alle prese con le prime scoperte corporee?

  • Non ci sono regole: ogni bambino è diverso dall’altro, come ciascuno di noi lo è come persona e come educatore.
  • Il bambino va ascoltato con gli occhi e col cuore: questo presuppone il mettere da parte ogni paura, retaggio culturale, timore, trasmessi a noi da altri adulti e educatori preoccupati della nostra “purezza”. Bisogna sin dal primo giorno di vita dei nostri figli imparare a guardare rimuovendo i filtri della preoccupazione e dell’imbarazzo.
  • Non è opportuno intervenire nelle esplorazioni (anche il minimo trasalire, anche uno sguardo, se pur muto, ha un significato nella relazione con nostro figlio): nella prima infanzia dei movimenti che possono sembrare masturbatori equivalgono a giocare con un piede o con l’ombelico, dal momento che tutte le parti del corpo sono equivalenti (accennavamo prima al fatto che il bambino è spontaneo e privo di condizionamenti culturali).
  • La curiosità verso il corpo dell’altro (che sia il genitore del sesso opposto, o i coetanei) non porta mai ad un rapporto sessuale. E’ sbagliato punire o reprimere queste attività che se ignorate scompaiono spontaneamente. Al contrario, per quanto difficile, è possibile insegnare precocemente (sin dai primi anni di vita) il rispetto per il corpo e per i suoi confini, che si traduce, come per ogni cosa, nel non fare nulla sui cui l’altro non è d’accordo.
  • Piuttosto che agire, quando ci troviamo in queste situazioni facciamo uno sforzo di memoria, e raccontiamo a noi stessi come eravamo a quell’età: ripercorriamo la storia del nostro sviluppo sessuale, ricordando le emozioni, le sensazioni, e che ruolo hanno avuto per noi gli adulti.

Se tutto procede nel migliore dei modi, dopo gli 8 anni la curiosità fisica (auto o etero riferita) subirà un calo per lasciare il posto ad altri processi (più intellettivi, legati all’immaginazione, allo sviluppo di altre aree di sé).

Come affrontare questi temi nel periodo successivo sarà oggetto di un altro articolo.

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