Il potere magico dei cerotti

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Con due figli piccoli i cerotti diventano un accessorio davvero indispensabile. Prima di essere mamma, la scatola del pronto soccorso giaceva impolverata in fondo a un cassetto e veniva tirata fuori solo nei -per fortuna rari- incidenti in cucina (tagli con il coltello o scottature da forno). Ora invece garze e cerotti sono sempre a portata di mano, perché graffi, feritine e lievi traumi sono all’ordine del giorno. La sbucciatura sul ginocchio per la caduta in bici, il taglietto sotto il piede, il graffio per una scaramuccia tra fratelli capitano in tutte le migliori famiglie. Ecco perché noi mamme non dimentichiamo mai di portarci un kit di sopravvivenza sempre in borsetta. Ma non è solo questo. Nei bambini il potere che esercita il cerotto è quasi metafisico e scavalca di gran lunga la sua funzione di medicazione di una piccola ferita. Il cerotto è la cura per eccellenza, la panacea che riesce a trasformare un incidente in qualcosa su cui sorridere (e a volte anche giocare). Alzi la mano chi non è mai ricorso all’espediente cerotto per placare un bambino che frigna? Il cerotto diventa la medicina per tutti i mali, anche se il sangue non c’è. Provate a consolare una duenne che si è schiacciata un ditino senza tirare fuori la magica scatolina, è una missione quasi impossibile…

Per non parlare dell’abuso che i piccoli fanno dei cerotti a scopo ludico, quando giocano al dottore con i bambolotti, per riempirsi le braccia di finti tatuaggi o per usarli a mo di stickers su mobili e quaderni oppure anche come sostituti dello scotch. Da me succede spesso che la scatola sia vuota quando serve, perché magari il giorno prima c’è stato un inaspettato cerotto-party. Ecco perché ne tengo sempre qualcuno nascosto sotto chiave per le vere emergenze.

 

cerotto

I cerotti #picmyskin versione mini si adattano bene alle ginocchia sempre in movimento

Quando infatti un bimbo si fa male sul serio e si procura un taglio o un’abrasione non c’è tanto da scherzare e –pur senza allarmismi inutili- bisogna medicarlo correttamente. Niente pozioni strane o rimedi della nonna, ma acqua fresca o soluzione fisiologica per pulire bene la zona da trattare e acqua ossigenata per disinfettare meglio. Solo a questo punto possiamo applicare il nostro cerotto, scegliendo il tipo e la forma più adatta. La leggenda che alle ferite faccia bene stare all’aria aperta è ancora molto radicata, ma in realtà ho scoperto recentemente guardando un video sul canale YouTube di Pic Solution che l’aria aperta non aiuta affatto a guarire prima! L’aria, infatti, seccando la ferita, fa formare la crosta, che oltre ad essere fastidiosa e provocare prurito, può lasciare antiestetiche cicatrici e rallenta la guarigione! Certo non tutti i cerotti sono uguali ed efficaci allo stesso modo, la linea MySkin di Pic Solution per esempio è pensata proprio per curare le ferite accelerandone la guarigione e grazie alle sue forme (anche in taglia mini) si adatta perfettamente anche a gomiti e ginocchia, veri talloni d’Achille dei nostri piccoli.

Se invece ci troviamo a soccorrere una scottatura, altro classico estivo dove tra grigliate, candele e zampironi il pericolo fuoco è sempre in agguato, la prima regola è lenire il dolore, raffreddando la parte scottata con un getto di acqua corrente, finché il male non passa. Attenzione a NON usare il ghiaccio a contatto diretto con la scottatura, non solo non aiuta, ma peggiora la situazione, perché può addirittura provocare un’ustione da freddo. E lasciate perdere anche olio, patate, burro e altri generi alimentari, che non danno alcun beneficio sulla pelle ustionata. Come con le ferite, è poi importante pulire bene la parte con una garza sterile e infine applicare un cerotto adeguato, che doni sollievo immediato, protegga da infezioni e permetta di dare spesso un’occhiata alla scottature. Sul canale YouTube di Pic Solution trovate questi e altri consigli di pronto soccorso e automedicazione per i piccoli incidenti che possono capitare anche durante le vacanze. Prima di partire fateci un salto, #Piciteasy!

picmyskin

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