Come preparare i bambini all’autonomia: intervista a Daniele Novara

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Come preparare i bambini all’autonomia? Quando i figli sono piccoli, quali indicazioni educative sono utili a prepararli alla futura indipendenza? Ci sono, al contrario, errori che vanno assolutamente evitati?

L’argomento “autonomia dei figli” interessa a tutti i genitori, per avere indicazioni concrete su come favorire la loro futura indipendenza abbiamo chiesto il parere di Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti e autore di “Urlare non serve a nulla” (ed. BUR Rizzoli) giunto alle settimana edizione.

A che età è giusto cominciare a porsi il problema dell’autonomia dei figli?

Da un punto di vista prettamente fisiologico, il primo anno di vita è quello più delicato. Fisiologicamente, è noto che il cucciolo del mammifero uomo nasce prematuro. I motivi sono controversi. Alcuni ritengono che la deambulazione abbia ristretto il bacino umano costringendo ad una espulsione prematura del piccolo. Altri ritengono che si tratti di una evoluzione legata alla necessita dell’apprendimento.

I primi nove mesi di vita, dunque, sono di prematurità: vista, prensilità delle mani, motricità non sono completamente sviluppati. E, in riferimento alla deambulazione, mentre altri animali hanno una motricità deambulatoria immediata, il bambino è in grado di cominciare a camminare solo intorno al primo anno di vita.

Per cui, direi, bisogna cominciare a preparare i bambini all’autonomia dopo i primi 9 mesi naturalmente, secondo le tappe della loro crescita.

In un certo senso, tutto è legato al tema dell’autonomia. Nel caso di neonati e lattanti, il problema dell’autonomia si pone in una logica di preparazione, predisposizione o di non-limitazione: ad esempio, una volta, il bambino veniva fasciato e questo impediva la preparazione all’autonomia.

Quando i figli sono piccoli, quali indicazioni educative si possono dare per favorire la loro futura indipendenza?

Bambini di 3 anni dovrebbero essere già in grado di lavarsi i denti, togliersi le scarpe, mangiare da soli, usare i colori, giocare da soli 1 ora. I bambini vanno aiutati a conquistare l’autonomia in modo pratico, concreto, dimostrativo, come sosteneva Maria Montessori, la più grande pedagogista dei nostri tempi.

Esistono molti libri montessoriani per i genitori in cui vengono esposte le tecniche (basate sul rispetto dei tempi e del pensiero del bambino) che hanno carattere dimostrativo nel senso che consistono nel fare delle “dimostrazioni pratiche”.

Per esempio: lavarsi i denti è una operazione difficile, per la quale ci vuole tempo. Una delle cose più utili è farlo vedere con l’aiuto di pupazzo, che ci aiuta a sintonizzarci con un “pensiero magico”. Usando questi “personaggi magici” aumentiamo le possibilità di successo.

Ci sono, al contrario, errori che vanno assolutamente evitati?

La cosa che non si deve fare sono i discorsi: si tratta di uno sproloquio inutile perché, mentre le capacità matematiche sono innate, l’astrazione comincia ad esserci a partire dall’undicesimo anno di età.

Inoltre, mai mortificare il bambino: urlare non serve a nulla, punire non serve a nulla. Le persone non migliorano con le mortificazioni, migliorano se hanno la possibilità di vedere che le proprie risorse funzionano. Bisogna dare delle conferme. Quando c’è un successo, va valorizzato ma senza esagerare.

Qualche consiglio per insegnare ai bambini a vestirsi da soli?

D’estate l’apprendimento del vestirsi è facilitato. Per cui, il consiglio è quello di cominciare in questa stagione. La prima cosa da fare è preparare i vestiti assieme, seguendo tutta una ritualità. Quello che conta è la gradualità. Si comincia con le scarpe poi i calzini e così via.

Cosleeping sì o no?

Quando il bambino è molto piccolo, la famiglia può scegliere o meno il co-sleeping, ma dopo i primi 3 anni, il lettone deve diventare un’area off limits. Con l’ingresso nel periodo edipico, il bambino deve dormire nella sua cameretta. Naturalmente, per ottenere conquiste così importanti è necessario accompagnare i bambini con gradualità. Si tratta sempre di un fatto organizzativo.

Altra cosa importante è rispettare il timing del sonno. Ossia, far in modo che i bambini dormano a sufficienza. Dodici ore al giorno a 3 anni, dieci ore al giorno a 6: ecco alcuni esempi di training del sonno, imprescindibile per affrontare adeguatamente le tante sfide della crescita.

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