Psicologia della vacanza

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psicologia della vacanza

Per stare bene non occorre andare lontano ma dare senso al viaggio.

Un piccolo excursus sulla mia esperienza personale.

Tra pochi giorni per me inizieranno le ferie stagionali.

Mi trasferisco nella casa al mare, dove la dimensione della vita è molto diversa da quella di una grande città.

Andare al mare per me è sicuramente relax, ma anche lavoro: in primo luogo perché non vado in hotel, continuo quindi ad avere una casa da gestire con le sue incombenze; in secondo luogo perché in estate, nel luogo di sospensione dei ritmi più serrati, sorgono per me molte riflessioni che diventeranno progetti dall’autunno in poi.

Il segreto per vacanze felici

Quando sono al mare, la spiaggia diventa per me un luogo privilegiato di osservazione. Vedo famiglie serene e famiglie che non sembrano esattamente felici.
Cerco sempre di capire qual è la formula per essere soddisfatti in vacanza (così magari posso replicarla!) ma – al di là della battuta di spirito – non credo sia così semplice.

Credo sia una questione di tempi e di cicli di vita.
Ci sono molti modi in cui le personalità dei vari membri di una famiglia si tessono insieme come in una maglia.

Trasferirsi in un luogo di villeggiatura rappresenta un grande cambiamento che non ha solo aspetti divertenti, ma in alcuni casi anche stressanti.

  • L’estate è per ciascuno di noi un momento di bilanci. È un po’ come il capodanno.

Ciascuno di noi fa una pausa, anche minima, inevitabilmente tira le somme riguardo agli obiettivi raggiunti, alle energie investite, alla soddisfazione ottenuta.

  • Passare da uno stile di vita ad un altro (la vacanza) richiede anche degli adattamenti fisiologici che ci mostrano come il corpo ha i suoi tempi.

Ma c’è qualcosa di speciale nell’uscire dai soliti schemi casalinghi e portare noi stessi e i nostri figli in un contesto che richiede nuove abitudini.

Viaggiare con i bambini: perchè è importante

Perché, ad esempio, è importante viaggiare coi bambini?
Perché è qualcosa che fa parte del processo educativo:  condividiamo più tempo, cose nuove, e possiamo dedicarci a loro e ai loro momenti di crescita. Imparano loro, ma anche noi: non dimentichiamo che, pur essendo persone adulte, come genitori cresciamo con loro!

Viaggiare coi propri figli può rappresentare un grande divertimento: ci portano a fare cose che solitamente non facciamo e, se ci impegniamo a non dare nulla per scontato, anche tornare ogni anno nello stesso posto ci permette di sperimentare parti di noi stessi che in città non emergono.

Di solito i figli ci aiutano a recuperare l’ aspetto ludico, se solo ci lasciamo coinvolgere. Meno sono disposta ad uscire dalla “solita me”, meno sarà rigenerante il tempo delle vacanze.

E’ anche vero che spesso la vacanza rappresenta un momento in cui gli spazi si restringono (o perché tutti in una camera di albergo, o in una casa più piccola), e anche gli spazi personali possono diventare esigui.
Se potete, cercate piccoli momenti tutti per voi: con l’aiuto di qualche familiare o amico che tenga i bambini, alternandovi col coniuge se anche lui in ferie, insomma, coccolatevi.

E’ vero che l’organizzazione in vacanza può essere faticosa (e anche il cambiamento lo è) ma è proprio nel cambiamento che si nasconde il segreto della rinascita.

Torno rigenerata quando riesco a sperimentare la diversità.

Andare a trascorrere del tempo in un luogo lontano da casa mi richiede un po’ di impegno, ma a volte penso che i nostri antenati erano nomadi, e questo deve avere ancora un significato per il nostro modo di essere.

Viaggiare è qualcosa che riguarda il corpo ma anche lo spirito. E le vacanze possono diventare un viaggio, se lo vogliamo, anche per l’anima.

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