Quello che davvero importa

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quello che davvero importa

Cosa avranno imparato a scuola i seienni della 1 B della scuola primaria a tempo pieno?

Avranno studiato gli “amici del dieci”, quella magica combinazione di numeri che sommati danno come risultato le dita delle mani? Oppure avranno scoperto che è possibile dividere dodici caramelle tra due compagni di banco senza che nessuno rimanga insoddisfatto? E che addirittura è possibile dividerle tra tre, quattro, tanti bambini senza scontentarne nessuno?

Avranno scambiato tra di loro le figurine degli Amici Cucciolotti, croce e delizia di tutti i ragazzini in età da elementari? E magari avranno scambiato la figurina del mastino tibetano con almeno cinque del più comune volpino, imparando che quanto è unico e raro vale di più anche se è brutto?

Forse saranno stati esclusi dal gruppo degli amici durante la ricreazione e si saranno trovati ad affrontare solitudine e umiliazione. O magari, al contrario, saranno stati invitati a gran voce a giocare assieme, sperimentando il calore che regala l’appartenenza a una comunità.

Forse si saranno innamorati. E Carlo, che venerdì scorso si era ritrovato in tasca un biglietto con cui Francesca annunciava “Non ti amo più, sei basso“, avrà regalato agli amici le caramelle alla frutta con cui voleva riconquistarla.

Avranno scritto lettere tutte storte e l’insegnante li avrà sgridati. Avranno separato dittonghi, scritto numeri al contrario, colorato svogliatamente quadratini e cornicette inconsapevoli di scatenare allarmi e presagi di disgrafia.

Si saranno rincorsi tra i banchi, avranno consumato matite a forza di temperarle, litigato con il compagno di banco e perso il sussidiario. Si saranno raccontati sogni e paure diventando ogni giorno più consapevoli e presenti a se stessi.

Ma non importa quanto abbiano imparato, vissuto, scritto, studiato.

All’uscita dalla scuola, alle 16,30, i genitori accolgono i figli con un’unica, grande domanda: “Cosa hai mangiato?”

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