Raccontare il parto: sbloccare le emozioni

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Secondo le statistiche, dopo il parto c’è un’elevata probabilità di incidenza di disturbi psicologici.
Con diversi livelli di gravità, ci sono diverse forme di malessere che si esprimono nel post-parto.

Una parte della letteratura specialistica sottolinea come il racconto degli eventi traumatici ha un effetto molto positivo.

Ci sono descrizioni molto ampie di quali sono i sintomi del baby-blues e della depressione post parto. Ci sono però moltissimi sintomi, duraturi nel tempo, che non sono stati ugualmente analizzati, e che riguardano una condizione che tecnicamente si può paragonare al “disturbo post traumatico da stress”. In questo caso, l’evento stressante è il parto.

Ci sono complicazioni dello stato di salute del bambino, del proprio stato di salute, difficoltà nel travaglio o nel parto, che influiscono fortemente sulle aspettative che la donna ha su se stessa e sulla nascita, ma anche sugli effetti a lungo termine a livello emotivo.

La paura del dolore fisico, o sulla propria integrità corporea, la mancanza di informazioni su quel che sta avvenendo, e tante altre situazioni simili, possono trasformare un evento naturale e fisiologico in un momento che ha delle implicazioni psicopatologiche significative.

Parliamo di vissuti spiacevoli, preoccupazione per il futuro, disturbi del sonno e dell’umore, dell’appetito, difficoltà di concentrazione,  senso di solitudine e isolamento, e tanti piccoli disturbi che accompagnano la donna nel post-parto.

L’elaborazione di un racconto del proprio parto, in questi casi, ha un’utilità notevole. E’ per questo motivo che spesso viene suggerito un percorso di sostegno psicologico che permetta di dare parola a delle sensazioni che altrimenti restano mute e non elaborate.

Il disagio a volte si manifesta in forma apparentemente così lieve da non destare eccessivamente l’attenzione sia della donna che delle persone a lei vicine. Eppure, nel lungo periodo, può capitare che questi sintomi di lieve o media intensità possano interferire notevolmente sulla percezione di benessere della donna.

Secondo alcuni si tratta di una normale reazione emotiva al parto. E di per sé il parto è definito un evento stressante. Secondo altri è una reazione fisiologica legata alla modificazione ormonale. In pochi casi si collega l’instabilità emotiva a delle condizioni precedenti al parto (e alla storia personale della persona).

Tanto è stato detto è scritto su questo quadro clinico. In ambito medico, e spesso anche sociale, si fa leva sul concetto che la lieve entità dei sintomi e il suo carattere transitorio non lasciano conseguenze a lungo termine sulla vita della donna.

Eppure, anche a distanza di molti anni, ci sono donne che trovano l’occasione di raccontare, e laddove sembra che il parto sia un evento lontano e “concluso”, una parola, un gesto, un pensiero, portano i ricordi proprio a quel momento.

La chiusura dei propri racconti in un silenzio che fa apparentemente dimenticare a volte può essere deleteria.
Il mio invito (personale, ma non solo) è quello di provare a condividere sempre, in ogni caso, la propria esperienza con una persona significativa, vicina.

E quando questo non basta, di provare a rivolgersi ad un professionista del settore, che sappia accogliere e contenere i vissuti di un momento che è forte ed importante.

dott.ssa Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto: facebook.com/notes

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