Ragù a colazione

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ragù a colazione

L’errore che non avrei mai fatto: costringere i figli a mangiare.

I miei ricordi d’infanzia erano popolati da risvegli in cui mi si chiedeva, alle sette di mattina, se avessi gradito il ragù per pranzo; da nonne che chiamavano la vicina perché potesse assistere allo spettacolo della nipotina che si scofanava pasta e fagioli e carne fritta nel lardo; da mamme che confondevano il mangiare con il volergli bene cosicché, se non avessi finito tutto quello che c’era nel piatto, allora forse non le amavo abbastanza.

Le foto del mio primo saggio di danza ritraggono una cinquenne ovottiforme con gli anelli di grasso sulle cosce e il doppio mento, un sovrappeso che sono riuscita a mandar via con una dieta infinita, tanto sport, qualche maledizione e un proposito fermo:

non avrei costretto i miei figli a mangiare.

E i fatti mi avevano dato ragione: i miei ragazzi erano magri e onnivori. Ma devo ammettere che, se c’era qualcosa di cui mi compiacevo, era il gusto con cui la mia treenne mangiva i suoi pasti: la bambina si sarebbe leccata le dita qualsiasi cosa le avessi messo davanti.

Ovviamente mi attribuivo ogni merito di questo entusiasmo.

L’invidia degli dei

Poi, come sempre accade, è arrivata l’invidia degli dei.

Dapprima Lara smise di mangiare frutta e verdura. I miei tentativi di occultarle dentro i pasti che preparavo ebbero vita brevissima.

Poi venne eliminato il pesce.

Dopo fu la volta degli affettati: non c’era fetta di prosciutto o salame a cui venisse tolta anche la più piccola parte di grasso.

A seguire, i sughi: la pasta poteva essere condita solo con olio e parmigiano. Meglio ancora, senza parmigiano.

Col tempo sparirono dalla tavola anche i formaggi duri; le carni rosse; le uova; i legumi.

Per ultimo venne eliminato il latte della colazione.

Negli ultimi anni la dieta di mia figlia è stata quella di un neonato inappetente, pochi cibi e solo bianchi. Ero disperata.

“Dalla a me per una settimana” ha sentenziato Claudia, mamma gourmand “ché la porto in vacanza con noi e te la rimetto a bolla”.

L’incredibile svolta

Così ho abbandonato la ragazzina alle sperimentazioni culinarie della mia amica che quotidianamente mi aggiorna dei suoi successi.

Le foto che mi arrivano mostrano una ragazzina sorridente che si abbuffa di spaghetti allo scoglio, di carne alla brace, di trionfi di insalate e frittate alle cipolle.

“Ma come hai fatto?” ho chiesto infine alla mia amica, arresa.

“Semplice” ha risposto lei “l’ho costretta”.

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