Da 21 aprile 2010 0 commenti Leggi tutto →

Rimanere incinta? E’ anche una questione di testa

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Tempo fa ho visto, nella sala d’attesa dello studio medico pediatrico dove porto i bimbi, una locandina che proponeva counselling psicologico per le coppie sterili. Sì, avete letto bene: niente esami, né cure ormonali, ma un terapista per risolvere i problemi di una coppia che non riesce ad avere figli.

Io, che ho un debole per le pratiche degli “strizzacervelli” piuttosto che per quelle dei medici, non l’ho trovato affatto strano: in effetti conosco molte coppie che non hanno nessun tipo di problema medico, eppure non riescono ad avere figli. L’unica spiegazione che ci può essere, in casi come questi, è che nel profondo uno dei due partner, in realtà, non voglia avere un figlio.

In Italia si parla molto poco dell’aiuto professionale che uno psicologo può fornire alle coppie, eppure è fondamentale per cercare di indagare i motivi che non permettono ad una coppia sana di avere figli: molto spesso, prima di raccomandare un aiuto psicologico, i medici sottopongono a cure ormonali. Ho trovato invece su Elle France un’interessantissima intervista a Monique Bydlowski, autrice di numerosi testi sulla maternità (l’ultimo è Les enfants du désir, non ancora tradotto in Italia) sugli ostacoli psicologici alla fertilità.

Monique Biddlowsky sostiene infatti che il corpo umano non segue processi puramente meccanici, ed un esempio di questa tesi è il comando incosciente che regola l’ovulazione. Per concepire un bambino, quindi, bisogna che non solo il contesto esterno sia favorevole, ma anche una reale predisposizione interiore. Molto spesso la data di un concepimento, o di una nascita, coincide con una data importante per uno dei due partner (un lutto, un cambiamento… Questo vale più per le donne, che per gli uomini), oppure spesso succede che si concepisca un figlio subito dopo aver saputo che la richiesta di adozione è stata accettata, o dopo l’arrivo di un primo figlio adottato.

Insomma, diventare genitori vuol dire anche fare i conti con i propri traumi infantili rimossi, con i sensi di colpa magari per un aborto avvenuto in precedenza; diventare madri, per le donne, significa anche accettare di essere in qualche modo di essere “detronizzate” e di non avere più il possesso del proprio corpo. Le ragioni psicologiche che possono ostacolare un concepimento possono essere tantissime, tante quante sono le storie uniche e personali di ciascuno.

“L’importante, conclude Monique Bydlowski, è decodificare il messaggio formulato dall’infertilità, identificare le difese incoscienti che fanno sì che, anche se noi diciamo “Sì” ad un bambino, il nostro corpo dice “No”. Questo suppone anche accettare che il corpo non possa essere sempre riparato con la medicina, come se fosse una macchina”.

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