La solitudine dei numeri primi

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figli unici

“E non dimenticarti di raccontare le pressioni cui è sottoposta la coppia quando ha un figlio solo!” Si è raccomandata Cecilia dopo aver letto questo post.

Ma allora non si finisce proprio mai? A quanto pare, no.
Il figlio unico significa che, vabbe’, ci hai provato, ma poi non sei andato fino in fondo nell’opera di creazione della Vera Famiglia. La tua, di famiglia, appare incompleta, sbilanciata.

“Mi chiedevano: hai solo questa figlia? E alla mia risposta affermativa facevano l’espressione delusa. C’è stato anche chi ha dovuto nascondere l’imbarazzo, come se all’improvviso si fosse accorto che giravo senza una scarpa o con un calzino spaiato. Che problemi hanno queste persone?”

Non ne ho idea.
Sono stata mammadifigliaunica per soli tre anni durante i quali tutti volevano che producessi un fratellino . “Così fate la coppia”, come se uno potesse decidere a priori il sesso del bambino che viene concepito.
A quanto pare, se mia figlia fosse rimasta figlia unica avrebbe corso rischi gravissimi, quali: attacchi di egocentrismo, malmostosità diffusa, incostanza, egoismo, viziataggine, ribellione e mancanza di disciplina (per tacere dei lunghi pomeriggi di noia cui sarebbe stata costretta a giocare da sola nella sua cameretta mentre tutto il mondo là fuori, pieno zeppo di fratelli, si sarebbe divertito alle sue spalle).

E questo solo nella prima infanzia.

Crescendo, mia figlia non avrebbe avuto nessuno con cui condividere l’avventura del crescere; con cui confidarsi e da cui rifugiarsi nei momenti di sconforto. Sarebbe rimasta per sempre unica prigioniera delle ansie genitoriali senza avere qualcuno con cui ripartirle per alleggerirne il peso.

Che paura!
Per ovviare tutti questi rischi, di figli ne ho fatti tre.
Com’è andata a finire?
La primogenita è una adolescente in preda ad attacchi di egocentrismo, malmostosità diffusa, incostanza, egoismo, viziataggine, ribellione e mancanza di disciplina.
La secondogenita le ha dichiarato guerra. Le loro giornate si snodano tra ripicche e recriminazini reciproche. E vestiti rubati l’una dal guardaroba dell’altra, con conseguente scena isterica, recriminazioni, ripicche…
Il terzo è il grande escluso: in quanto maschio e in quanto terzo, condannato a essere visto per sempre come “il piccolo” anche quando inizierà ad avere polluzioni notturne.
(Mi è poi stato detto che ho esagerato in eccesso e che l’equilibrio si nasconde nei numeri pari. I numeri primi, si sa, rimangono comunque soli)

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