Da 17 aprile 2012 2 Commenti Leggi tutto →

Rooming in, sì se è una scelta libera

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Mamma e bambini in rooming inIl rooming in è una pratica ospedaliera che consente alle mamme di tenere il neonato in camera con loro: tempi e modalità di questa possibilità variano secondo la struttura dove si è partorito, fino a renderla una regola senza alternativa.

Mamma e bambino sono stati insieme 9 mesi: è chiaro, o dovrebbe esserlo, che il loro legame non può essere interrotto dopo il parto, perché – e lo confermano numerosi studi al riguardo – come può altrimenti iniziare a costruirsi il loro legame al di qua della pancia, il cosiddetto “bonding”?

Il rooming in è una splendida possibilità, quella di rendersi conto che il bambino nella pancia esiste davvero, è lì che ci guarda (gli occhi non funzionano ancora bene, ma il cuore sì…), è lì che ha bisogno di noi… E quella molto concreta e molto importante di favorire l’allattamento al seno e di imparare subito ad affrontare le esigenze del neonato, dal cambio del pannolino alla comprensione del suo pianto, soprattutto per le primipare.

Questo deve essere chiaro: però possiamo anche immaginare che le cose stiano diversamente da così. Possiamo immaginare che una mamma di un bambino un po’ irrequieto, prima di tornare a casa e passare tutta la vita con lui, abbia bisogno di riprendersi dalla fatica del parto, soprattutto quando è stata una grande fatica (travaglio infinito, taglio cesareo, complicazioni varie).

Possiamo farla sentire in colpa se rinuncia al rooming in 24 ore su 24, o imporglielo se non se la sente? Credo sia sbagliato che un ospedale renda obbligatorio tenere il bambino in stanza senza fornire il nido come alternativa, anzi, addirittura abolendo il nido interno. Come pure è sbagliato che non incoraggi il più possibile il contatto madre-figlio, magari dopo un parto difficile, con la scusa (sì, la scusa) che la mamma non è ancora in grado di occuparsene, dando al neonato il biberon e facendo così fallire miseramente l’operazione allattamento al seno (succede, succede…).

Chi ha già un figlio sa bene che la vita insieme, quella vera, inizia al rientro a casa, e sono sicura che tutte hanno sentito almeno un po’ di smarrimento quando hanno lasciato l’ospedale. Serve così tanta energia, per fare fronte ai primi mesi di un neonato, che forse è giusto anche riprenderne un po’ e certo non sottostare a un obbligo imposto da altri. Ascoltate i consigli di tutti, e poi fate di testa vostra, sarete più felici e vostro figlio lo sentirà, a riprova che voi due siete una cosa sola, all’inizio.

Sono già troppi gli obblighi impliciti che una donna deve subire quando diventa mamma, visto che ancora oggi tanti si aspettano da lei la perfezione immediata, come se il mestiere di mamma si potesse apprendere sui due piedi: è innato, certo, ma un po’ di tempo volete lasciarcelo per prendere la mano?

Quante volte avete incontrato gente, magari addirittura senza figli, che ha la soluzione pronta per tutto, e che vi guarda con un pizzico di superiorità se vostro figlio non dorme, se vuole stare sempre in braccio, se richiede il seno molto spesso, se non sta a tavola composto mangiando con le posate a 12 mesi… Aleggia nell’aria una sola frase: “sei TU il problema, lo vizi”. E via coi sensi di colpa, chi non se li fa già anche senza che qualcun altro li faccia venire?

Ben diverso è il discorso se il rooming in è una scelta serena e libera da condizionamenti. Ci possono essere diverse ragioni per farla e magari anche un po’ di fortuna: un conto è tenersi in camera un esserino che dorme e mangia, e un conto è avere a che fare con un esserino indemoniato che di dormire non ne vuole sapere mai e non si stacca dal seno.

Perciò non sentitevi in colpa se avvertite il bisogno di dormire un po’, se il vostro bambino piange a dirotto e voi avete bisogno di staccare un’oretta.

È sempre lo stesso discorso: cerchiamo di abbandonare le ipocrisie, cerchiamo di pensare solo al nostro bambino, dandogli tutto di noi, come solo una mamma può fare, ma non lanciamoci in una corsa all’esaurimento, delle energie e dei nervi, perché non è una scelta lungimirante.

Quando valutate la struttura dove partorire, considerate anche questo aspetto: informatevi se impone il rooming in 24 ore su 24, se ha un nido e se è un nido aperto, quello cioè che non ha rigidi orari di visita e che dunque vi permette di andare e venire secondo le vostre esigenze.

All’ospedale Buzzi di Milano, per esempio, si fa così: il nido “sequestra” i bambini solo per un paio di ore al mattino prestissimo, per lavarli e visitarli, per il resto è sempre aperto, alle mamme e ai papà, s’intende, e la mamma può scegliere se e quando lasciarlo, e può avvalersi delle puericultrici per imparare a fargli il bagnetto e a cambiargli il pannolino, operazioni che all’inizio non sono per nulla scontate.

E consigliano pure di non tenere un neonato in camera nelle ore di visita, soprattutto nel week end, visto che le sue difese immunitarie sono basse ed è facile che prenda qualche infezione con il viavai di parenti e amici che arrivano a frotte, quasi dimenticando che è nato un bambino, non un giocattolo.

2 Comments on "Rooming in, sì se è una scelta libera"

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  1. Pampilla scrive:

    anch’io l’ho fatto, ma la seconda notte in ospedale mi sono obbligata a dormire un po’. era la seconda figlia e sapevo già che al rientro sarebbe stata dura, forse più della prima volta, però mi è mancata tanto e l’ho ripresa dopo poche ore…

  2. anna scrive:

    si è un’esperienza intensa..che ricordo ancora, appena finite le visite di parenti o del personale portavano i piccoli in stanza, io ho avuto un cesareo con anestesia totale…e cosi riavuto tutto il contatto perso subito dopo il parto..

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