Salumi in gravidanza: perché non si possono mangiare?

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Alcuni alimenti come i salumi in gravidanza possono essere pericolosi.

Per quale motivo?

Vediamolo insieme.

La toxoplasmosi

Il consumo di salumi in gravidanza può essere rischioso. Sia per la futura mamma e per il feto. Questo a causa dell’eventuale presenza negli alimenti crudi e poco stagionati del batterio Toxoplasma gondii.

Si tratta di un protozoo che causa la toxoplasmosi . Una malattia parassitaria che generalmente è asintomatica ma che ha conseguenze molto pericolose in gravidanza. In particolare per il feto. Tanto da provocare l’aborto o il parto pretermine. Ed inoltre può causare danni celebrali al nascituro.

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Cuocere i salumi in gravidanza

Il batterio responsabile della toxoplasmosi sottoposto a temperature superiori ai 60°C non sopravvive.

La cottura dei salumi permette quindi di eliminare ogni possibile batterio e parassita che possa annidarsi in questo cibo.

Affumicatura non è cottura

Ricordate però che la semplice affumicatura a cui sono sottoposti alcuni salumi come ad esempio lo speck non basta a garantirne la cottura.

L’affumicatura non consente l’eliminazione completa di tutti gli agenti patogeni presenti nel salume.

Pertanto tutti i salumi consumati senza cottura devono essere eliminati dalla dieta delle donne in gravidanza che non sono immuni alla toxoplasmosi.

Quali salumi scegliere?

Come riportato sulla tabella pubblicata sul sito del Ministero della Salute tra i principali alimenti che dovrebbero essere evitati in gravidanza o assunti con le dovute precauzioni ci sono i salumi. Nello specifico:

  • Salumi stagionati (periodo di stagionatura superiore a 30 giorni):  prosciutto crudo, bresaola, speck, coppa, culatello, pancetta vanno evitati dalle donne in gravidanza risultate negative alla toxoplasmosi.
  • Salumi Freschi o poco stagionati (salsiccia fresca) e quelli prodotti a livello familiare: vanno consumati con moderazione o evitati per la possibile presenza di batteri dalle donne negative alla toxoplasmosi.

Il caso mortadella e prosciutto cotto

Per questi due specifici prodotti c’è da fare un opportuno distinguo.

Il prosciutto cotto e la mortadella così come la porchetta e il cotechino per le loro particolari tecniche di produzione che prevedono una cottura della carne del salume possono essere consumati senza particolari problemi. Perlomeno rispetto alla toxoplasmosi (il discorso calorie è un altro capitolo) dalle donne in gravidanza.

Esami del sangue

Per scoprire la propria vulnerabilità alla toxoplasmosi il ginecologo prescrive alle donne gli esami del sangue necessari a rilevarne o meno la presenza.

In molti casi infatti molte donne hanno già contratto la malattia prima della gravidanza senza rendersene conto. In questo caso la carne cruda o poco cotta probabilmente non sarà proibita in modo drastico dal medico.

Anche se durante la gravidanza il rischio di intossicazione alimentare batterica è più alto del comune. E che, nonostante sia piuttosto raro che un’intossicazione alimentare comporti complicazioni per il feto, le conseguenze per una mamma in attesa potrebbero in alcuni casi essere anche piuttosto serie.
Anche in caso di non vulnerabilità alla toxoplasmosi è comunque consigliabile cuocere sempre molto bene la carne ed evitare i salumi.

Alcuni consigli

Durante la gravidanza oltre a prestare particolare cura nella scelta dei salumi è bene:

  • lavare accuratamente le mani prima e dopo aver toccato alimenti crudi;
  • consumare i prodotti preconfezionati deperibili subito dopo l’apertura e, comunque, mai oltre la data di scadenza;
  • mantenere separati i cibi crudi da quelli cotti;
  • refrigerare subito gli alimenti già cotti, se non mangiati al momento, e riscaldarli accuratamente fino al cuore, prima di consumarli.

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