Smartphone per bambini a che età si comincia?

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Se c’è chi inorridisce a sentir parlare di smartphone per bambini, dall’altra parte c’è chi più realisticamente affronta il problema.

Perché i nativi digitali sono stati sostituiti dai mobile born. La generazione che nasce con gli smartphone in casa e inizia a utilizzarli già prima di aver compiuto un anno.

Non scandalizziamoci e pensiamo a quante volte abbiamo visto o abbiamo dato in mano a un bambino al di sotto dell’anno lo smartphone per fargli vedere un video o una app interattiva.

Lo smartphone per bambini non è una tata

In queste settimane è stato pubblicato uno studio americano, dell’Einstein Medical Center di Filadelfia che ha rilevato come i bambini già dai 6 mesi siano in grado ed utilizzino i dispositivi tecnologici.

Inoltre oltre un terzo dei bimbi sotto l’anno di età ha già utilizzato uno schermo touch, facendo scorrere pagine con un dito. Il 15% di loro ha usato un’app e il 12% un videogioco. Arrivati ai 4 anni di età, solo due bambini su cento non hanno mai interagito con un display touch.

Ma non pensate che in Italia il trend sia diverso, come conferma una recente ricerca pubblicata da Save the Children.

Sempre più spesso lo smartphone per bambini molto piccoli sta diventando anche a casa nostra la baby sitter al ristorante o nella culla. 

Sempre secondo la ricerca americana il 73% dei genitori utilizza il tablet quando è alle prese con le faccende domestiche e non vuole essere disturbato dal bambino, il 65% per calmarlo, il 60% mentre fa commissioni e quasi un terzo per farlo addormentare. Addio ninna nanne e favole.

Non ha l’età

Il bambino non ha colpe. Come sempre. Così come la tecnologia.

Lo smartphone per bambini anche molto piccoli non è di per sé il male se accompagnato dalla funzione imprescindibile dell’educatore.

L’uso dello smartphone piuttosto che vietato deve essere condiviso e anche i genitori devono imparare ad utilizzarlo in maniera consapevole ed intelligente.

Non basta dire: “Tu non puoi toccarlo sei piccolo” e poi davanti a quello schermo la mamma e il papà passano le loro giornate. Lo smartphone per i bambini a quel punto diventa l’oggetto del desiderio, inarrivabile, proibito e proprio per questo ambito.

Il bambino va educato e con esso tutta la famiglia.

No agli smartphone a tavola, no all’isolamento, si alla condivisione delle esperienze.

Un modello italiano

Molti genitori  acquistano il primo cellulare ai bambini prima dei 13 anni per vari motivi il primo e più diffuso controllare e proteggere i propri bambini.

Un aspetto non secondario, l’esigenza di conoscere, controllare e monitorare i movimenti dei propri bambini nella nostra società sempre più connessa e in cui si cresce sempre più velocemente.

La società abruzzese Lisciani ha lanciato da poco sul mercato Mio Phone uno smartphone per bambini che piace sia ai piccoli perché realizzato come gli smartphone dei grandi con un design e una grafica accattivanti ma soprattutto piace ai genitori perché si occupa di un aspetto che non va mai tralasciato quando ci si occupa di minori e tecnologia: la sicurezza.

Scaricando un’apposita applicazione, i genitori potranno mettere il loro smartphone in comunicazione con Mio Phone e, attivando la geolocalizzazione, sapranno sempre dove si trovano i propri figli.

Su Mio Phone  è prevista la funzione Auricolari Parental Control che permette di chiamare e ricevere chiamate esclusivamente attraverso l’utilizzo delle cuffie di cui è dotato lo smartphone per bambini, evitando così il surriscaldamento dell’apparecchio a contatto con l’orecchio e proteggendo la salute dei piccoli dagli effetti termici provocati dal telefonino .

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