Da 7 febbraio 2010 0 commenti Leggi tutto →

Soffro di Ipotiroidismo, posso rimanere incinta?

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Quando la condizione di ipotiroidismo è già nota prima della gravidanza, è consigliabile eseguire subito prelievi del sangue per valutare la concentrazione degli ormoni tiroidei (fT3 e fT4) e del TSH, ossia l’ormone prodotto dal sistema nervoso centrale per stimolare la tiroide.

In base al risultato, bisognerà adeguare la terapia che si sta seguendo, in quanto nel corso della gravidanza, di solito la dose del farmaco sostitutivo degli ormoni tiroidei deve essere aumentata, per far fronte alla maggior richiesta da parte dell’organismo, che inizia fin dal concepimento e si accresce fino alla 24° settimana di gestazione, per poi stabilizzarsi fino al parto. Dopo la nascita del bambino, la mamma può invece tornare al livello di assunzione del farmaco precedente la gravidanza.

Tra l’altro, la tiroide del feto comincia a produrre autonomamente ormoni tiroidei soltanto a partire dalla 13° settimana di gestazione e nel primo trimestre il nascituro dipende totalmente dalla propria mamma per l’apporto di tiroxina (T4), l’ormone necessario per un corretto sviluppo del sistema nervoso.

Se non trattato l’ipotiroidismo provoca complicanze, tra le quali vanno ricordate, per quanto riguarda la futura mamma, l’aborto spontaneo, l’ipertensione gestazionale, la pre-eclampsia, il distacco di placenta e l’emorragia post partum. Tra le complicanze fetali e neonatali invece possibilità di morte fetale endouterina, un basso peso alla nascita e una riduzione del quoziente intellettivo.

Il tipo più frequente di ipotiroidismo, chiamato ipotiroidismo primitivo, può essere provocato da processi autoimmuni, infiammatori, da un ridotto introito di iodio con la dieta, dall’uso di farmaci o terapie medico-chirurgiche. I processi autoimmuni sono la causa più comune e sono caratterizzati dalla presenza di autoanticorpi scatenati dalla combinazione di fattori ereditari e ambientali e spesso sono associati ad altre patologie autoimmuni.

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