Speciale: la fecondazione assistita

La fecondazione assistita consiste nelle tecniche messe a disposizione dai centri per la riproduzione assistita allo scopo di aiutare le coppie che hanno difficoltà ad iniziare una gravidanza ad effettuare la fecondazione in maniera medicalmente guidata. Bisogna distinguere tra la fecondazione omologa e la fecondazione eterologa:

Fecondazione omologa: prevede l’utilizzo di gameti (spermatozoi e ovociti) appartenenti biologicamente alla coppia che cerca un figlio.

Fecondazione eterologa: prevede l’utilizzo di uno o entrambi i gameti derivanti da un donatore o una donatrice esterni alla coppia.

In entrambi i casi, la fecondazione in generale si distingue in tecniche di I e di II livello. Le tecniche  di primo livello consistono sostanzialmente nella IUI (inseminazione intrauterina), quelle di II livello, utilizzate in caso di problematiche più complesse, prevedono la FIVET e la ICSI, la vera e propria fecondazione in vitro.

Fecondazione omologa di I livello

La prima categoria riguarda sostanzialmente l’inseminazione artificiale (inseminazione intrauterina, detta IUI). Consente di introdurre il liquido seminale in utero con un piccolo catetere al momento dell’ovulazione, individuata attraverso monitoraggi ecografici e il controllo dell’andamento di alcuni valori ormonali nel sangue. Può eseguirsi: su ciclo spontaneo (cioè senza stimolazioni ormonali che portino a produrre più del solo follicolo presente in un ciclo mensile naturale), oppure può effettuarsi a seguito di una leggera stimolazione ormonale che può portare alla produzione di più follicoli e di altrettanti ovociti, ma generalmente si evita di eseguire questa tecnica se i follicoli sono più di tre, per l’elevato rischio che vi sarebbe altrimenti di gravidanze plurigemellari.

Questo tipo di fecondazione assistita si effettua in genere qualora non si riscontrino problematiche che ostacolino la fertilità in una coppia (cosiddetta per questo sine causa), che non riesce comunque a dare inizio ad una gravidanza, oppure nei casi in cui, a seguito di uno spermiogramma, si evidenzi un numero di spermatozoi inferiore rispetto alla norma. Tale tecnica può avere successo solo se la donna ha le tube di Falloppio pervie, e a tale scopo spesso è richiesto un esame che lo accerti, la isterosalpingografia. In genere, le percentuali di successo con questa tecnica non superano il 20-25%. Le problematiche maschili possono riguardare non solo il numero degli spermatozoi presenti ma anche la motilità o la morfologia. In entrambi i casi, la semplice inseminazione artificiale viene spesso non considerata sufficiente e si passa quindi alle tecniche di II grado.

Donna in gravidanza

Donna in gravidanza

Fecondazione omologa di II livello

Le tecniche di II grado riguardano la vera e propria fecondazione in vitro: nello specifico, si tratta di procedure denominate FIVET e ICSI. Entrambe prevedono una stimolazione ormonale maggiore rispetto a quella eventualmente effettuata per una inseminazione intrauterina, stimolazione che permette di produrre più follicoli di quanti normalmente ve ne siano (si può arrivare anche a 20 ovociti, se non di più).

Una volta individuato il momento dell’ovulazione, si provvede a prelevare con un piccolo intervento in day hospital, chiamato pick up (praticato in anestesia locale o con una lieve sedazione generale) tutti gli ovociti presenti.

Dopo di che, nel caso della FIVET si metteranno a contatto gli ovociti con gli spermatozoi (sempre che le condizioni di entrambi risultino, al momento, sufficientemente buone) aspettando una fecondazione più spontanea.

FIVET

FIVET

In casi più gravi, invece, (soprattutto quelli in cui gli spermatozoi non hanno motilità) si passerà direttamente alla ICSI, tecnica che prevede l’inserimento di uno spermatozoo dentro ogni ovocita prodotto. Una volta trascorsi due o tre giorni (a seconda del momento che il medico riterrà più opportuno in base alla qualità e alla maturazione degli embrioni) si provvede a trasferire in utero gli embrioni.

La FIVET e la ICSI sono tecniche spesso risolutive anche in caso di problemi di fertilità femminili, che possono essere sia di natura meccanica (tube ostruite), possono riguardare l’endometriosi, o una scarsa produzione ovocitaria.

Inserimento dello spermatozoo nell'ovocita

ICSI

Fecondazione eterologa

Nel caso in cui il problemi all’interno della coppia siano di gravità estrema, si può ricorrere alla fecondazione eterologa, che prevede, previo controllo sanitario approfondito, la fecondazione di un ovocita donato da una donna esterna alla coppia, oppure l’inseminazione con il seme di un donatore. Tali problemi possono essere, nell’uomo, un’assenza totale di spermatozoi (o comunque di spermatozoi morfologicamente idonei) all’interno dei testicoli, e nella donna, una menopausa precoce con mancanza totale di ciclo mestruale e di ovulazione.

Nel caso più estremo in cui problematiche connesse alla fertilità si riscontrino in entrambi i partner, si può ricorrere alla donazione di entrambi i gameti o alla embrioadozione, che consiste nell’impianto in utero di un embrione formato e conservato da una coppia che era ricorsa alla FIVET o alla ICSI e che ha poi deciso di dare in adozione i propri embrioni.

La fecondazione eterologa è al momento vietata in Italia ai sensi della legge 40, che impone anche altre limitazioni, come il divieto di effettuare la diagnosi preimpianto. Quest’ultima, consente di analizzare geneticamente gli embrioni prima di impiantarli in utero, cosa assolutamente importante nel caso, ad esempio, in cui i genitori siano portatori sani di malattie gravissime come la fibrosi cistica o la beta talassemia. In questa maniera si potrà selezionare un embrione sano.

La diagnosi preimpianto è spesso argomento di dibattiti etici (come la fecondazione assistita in generale) poiché si teme che la possibilità di analizzare gli embrioni sfoci in eugenetica vera e propria. Ma dato che è invece permesso di effettuare l’aborto terapeutico entro la 24°-25° settimana di gravidanza, senza il controllo degli embrioni prima dell’impianto in utero, il rischio è che la donna si trovi ad affrontare la soppressione di un embrione gravemente malato, con le conseguenze devastanti del caso.

La soluzione, per molte coppie, è stata rivolgersi oltre frontiera poiché non solo alcune tecniche non sono ammesse in Italia, ma anche la semplice fecondazione in vitro omologa porta ad un numero minore di risultati o alla costrizione a sottoporsi ripetutamente a sempre nuove stimolazioni ormonali. Effettuare la fecondazione all’estero prevede un dispendio economico non indifferente, e ciò significa negare a chi non dispone di risorse sufficienti in tal senso la possibilità di avere un figlio e sottoporre quelle coppie che partono colme di speranza a fatica e stress aggiuntivi non indifferenti.

A cura di Maria Rossi

Immagini:
galileonet.it
hormiga.org
valtelesinanews.com
alveareper.it

1 Comment on "Speciale: la fecondazione assistita"

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  1. sara scrive:

    io penso che andare all’estero sia la cosa migliore.Anche perchè sono molto più organizzati e ti seguono in maniera eccellente.Lo stress è relativo, basta pensare positivo e di prendere il tutto come una vacanza con la speranza che tu possa ritornare incinta.sara

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