Emogruppo (o gruppo sanguigno) - entro la 13 settimana
L’emocromo conta gli elementi crepuscolati presenti nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, emoglobina) e valuta i loro rapporti e i loro volumi. Dà indicazioni importanti sulla funzionalità dei vari organi e apparati ed evidenzia eventuali disordini di tipo ematologico (del sangue). In gravidanza, in particolare, l’emocromo serve per rilevare l’eventuale presenza di anemia, o la carenza di piastrine.
Test HIV - entro la 13 settimana
La presenza di questo marcatore indica che l’organismo è venuto a contatto con il virus dell’immunodeficienza umana. Consente di monitorare il decorso dell’infezione dalla fase di sieropositività asintomatica alla malattia conclamata (AIDS).
HBsAg – entro la 13 settimana
è un marcatore immunologico dell’epatite B, permette cioè, di individuare i portatori sani della malattia.
HCV – entro la 13 settimana
è un marcatore immunologico dell’epatite C. Definisce lo stato di malattia della paziente con epatite C.
VDRL e TPHA – entro la 13 settimana
test di screening per la sifilide, una malattia venerea. La positività dell’esame non indica necessariamente che la malattia sia in atto.
Toxotest – entro la 13 settimana
permette di controllare se hai o meno difese contro il toxoplasma, innocuo per te, ma potenzialmente pericoloso per il tuo bambino. Sarebbe meglio effettuare questo test prima del concepimento. Toxotest e Rubeotest, se negativi vanno ripetuti mensilmente per tutta la durata della gravidanza.
Rubeotest: entro la 13 settimana
permette di controllare se hai o meno difese contro il virus della rosolia. Sarebbe meglio effettuare questo test prima del concepimento. Toxotest e Rubeotest, se negativi vanno ripetuti mensilmente per tutta la durata della gravidanza.
Esame urine – entro la 13 settimana
L’esame della composizione delle urine è un indice importante dell’equilibrio dei fluidi corporei e riflette la funzionalità del rene e di diversi tessuti. In gravidanza, insieme all’urinocultura, serve per rilevare la presenza di eventuali alterazioni renali, di infezione delle vie urinarie e di sindrome diabetica.
Transaminasi – entro la 13 settimana
verifica la funzionalità del fegato attraverso il conteggio di particolari enzimi quali AST e ALT.
Creatininemia – entro la 13 settimana
verifica la funzionalità del rene.
Glicemia – entro la 13 settimana
indica il livello di glucosio nel plasma (cioè lo zucchero) necessario per il normale funzionamento dell’organismo. Un aumento eccessivo, può indicare la presenza del diabete.
Test di Coombs indiretto – entro la 13 settimana
permette di rivelare la presenza, nel sangue della mamma, di anticorpi potenzialmente nocivi per i globuli rossi del feto. Le donne Rh negative dovrebbero ripeterlo durante la gravidanza a cadenza mensile.
Duo-test o ultrascreen – tra la 11 e la 14 settimana
combina un’ecografia con un prelievo del sangue. Con il prelievo di sangue, si misurano i livelli di sostanze presenti nel sangue delle donne in attesa. Con il controllo ecografico, si valuta l’epoca gestazionale e si misura la translucenza nucale, cioè una zona del collo del feto: maggiore è la misura di questo spazio, più alto è il rischio di cromosomopatie. I risultati dei due esami vengono combinati, cioè, elaborati insieme a dati relativi alla mamma. Si formula, così, il rischio di due anomalie cromosomiche quali la Sindrome di Down e la Trisomia 18. Nel caso in cui l’esame dia esito positivo, può essere consigliabile sottoporsi, per avere informazioni più precise, ad una villocentesi o ad un’amniocentesi.
Villocentesi o Biopsia dei villi coriali – dalla 12 settimana
è un indice di rischio personalizzato per le malattie cromosomiche (come la Sindrome di Down) o di difetti del tubo neurale. Ha una sensibilità del 95 %. Se il duo-test risulta positivo è possibile eseguire il prelievo dei villi coriali che tengono l’embrione aggrappato all’utero. I villi coriali, prelevati per via trans-addominale, (con un ago che passa attraverso l’addome) o trans-vaginale, sono strutture della placenta e il loro studio permette di analizzare il DNA del feto. Le cellule della placenta, infatti (nel 98-99 % dei casi) hanno un corredo cromosomico identico a quello del feto, perciò, l’analisi permette di ottenere la mappa cromosomica del bambino.
Tri-test o Triplo test - tra la 15 e la 17 settimana
è un indice di rischio personalizzato per le malattie cromosomiche (come la Sindrome di Down) e i difetti del tubo neurale (spida bifida e anancefalia). Il test, composto da ecografia e prelievo di sangue, consiste nel dosaggio di tre sostanze presenti nel sangue: alfa-fetoproteina, beta-HCG e estriolo. Le concentrazioni delle tre sostanze, l’età della paziente ed alcuni dati ecografici, inseriti in un programma specifico, forniscono una statistica del rischio di Sindrome di Down nel nascituro. Inoltre, l’aumento dell’alfa-fetoproteina può significare un aumento del rischio di patologie come la spina bifida. Non comporta alcun pericolo per il feto, ma ha una percentuale di falsi positivi del 5%. Duo test e Tri test insieme costituiscono il cosiddetto Test Integrato. Se il Tri test risulta positivo, è possibile eseguire l’amniocentesi.
Amniocentesi – tra la 16 e la 18 settimana
è l’esame di elezione nella diagnosi di Sindrome di Down (ed in generale di anomalie cromosomiche), di eventuali malattie metaboliche e patologie del tubo neurale (spina bifida, anancefalia). Consiste nel prelievo, tramite un ago molto sottile introdotto attraverso la parete addominale, sotto guida ecografica, di un campione di liquido amniotico (il liquido nel quale è immerso il feto).
Nel liquido amniotico possono essere isolate cellule fetali che, coltivate, diventano la base per le indagini da compiere. Opportunamente trattate, le cellule fetali permettono di studiare i cromosomi del piccolo e di diagnosticare tutte le anomalie cromosomiche (come la Sindrome di Down). Sul liquido amniotico raccolto vengono anche dosate una serie di sostanze importanti per la diagnosi di malattie metaboliche e l’alfa-fetoproteina, che fornisce informazioni supplementari su eventuali patologie del tubo neurale (spina bifida, anancefalia). E’ inoltre l’esame di elezione per la determinazione del sesso del nascituro.
Il rischio di aborto a causa dell’amniocentesi è molto ridotto: prima corrispondeva allo 0,2 % dei casi; attualmente, invece, il rischio di aborto si attesta intorno allo 0,03% dei casi.
L’amniocentesi, dunque, è meno rischiosa per il feto rispetto alla villocentesi, ma è possibile effettuarla solo a partire dalla 16 settimana. La villocentesi, al contrario si può effettuare già alla 12 settimana, epoca della gravidanza in cui un eventuale aborto terapeutico è meno traumatico e complesso rispetto ad un aborto terapeutico alla 16 settimana.
Test di Carpenter – tra la 24 e la 27 settimana
anche detto GCT (glucose challenge test) o mini curva di carico. E’ l’esame per valutare l’insorgenza di Diabete Gestazionale. Questo test si esegue solo su donne gravide a rischio, dove per rischio si intende familiarità con il diabete. Consiste in un carico orale di glucosio di 50 g e nella valutazione della glicemia prima del carico e dopo un’ora: il test è positivo per valori superiori o uguali a 140 mg/dl dopo il carico.
OGGT – tra la 24 e la 27 settimana
anche detto curva di carico. Va effettuato solo se il test di Carpenter è positivo per una diagnosi vera e propria di Diabete. Consiste in un carico orale di glucosio di 100 g e nella valutazione della glicemia prima del carico, dopo un’ora, due ore, tre ore per un totale di quattro prelievi. La positività del test indica la presenza del Diabete Gestazionale.
Ferritina – tra la 28 e la 32 settimana
La ferritina è un elemento al quale si lega il ferro. Lo studio della ferritina indica la mancanza di ferro e permette di monitorare una terapia a base di ferro.
tampone batteriologico vagino-perineale – tra la 33 e 37 settimana
perla ricerca dello streptococco Beta Emolitico di gruppo B, un batterio presente nella vagina e nel retto del 15-20% delle donne in gravidanza. Non dà sintomi e normalmente è innocuo per la madre, ma, durante il parto, può essere trasmesso al neonato e causare alcune complicazioni. Il 12 % delle madri portatrici contagia il neonato alla nascita. Ecco perché è consigliabile fare un esame semplice e indolore per rilevarne la presenza. In caso di positività, è necessario seguire una profilassi antibiotica alla nascita.
AFI (amniotic fluid index) – dopo la 40 settimana
verifica se c’è una adeguata quantità di liquido amniotico: se la gravidanza si protrae oltre la 41 settimana, va effettuato un ulteriore controllo ecografico al solo scopo di valutare il liquido amniotico, che, con il procedere dei giorni, si riduce progressivamente. Se non fosse più sufficiente, si può decidere di indurre il parto.
Cardiotocografia – dopo la 40 settimana
esame che registra contemporaneamente la frequenza cardiaca fetale e le contrazioni dell’utero. Qualora il medico lo ritenga necessario, viene effettuato dopo la data presunta del parto, insieme con la AFI. Si registra, per un tempo variabile, il battito del cuore del feto (BCF: battito cardiaco fetale) e si controllano, tramite elettrodi appoggiati sulla pancia, le eventuali contrazioni dell’utero. L’analisi del monitoraggio dà informazioni molto utili sullo stato di salute del bambino.
Color-Doppler:
esiste un altro tipo di ecografia chiamato “Color-Doppler” che dà informazioni sulla circolazione all’interno dei vasi sanguigni fetali, placentari e materni. Questo tipo di ecografia è di grande importanza nella valutazione dei ritardi di crescita, nella gestosi, nel diabete gestazionale e nella valutazione di una eventuale sofferenza fetale.
Ringraziamo per la consulenza il Dottor Francesco Corsaro, specializzato a Torino in Ostetricia e Ginecologia. Dall’89 è Dirigente Medico di ruolo all’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli.





















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