Da 29 ottobre 2012

Malattie da raffreddamento

Raffreddore: i sintomi

Attenzione mamme ora arriva davvero l’inverno! Con il definitivo (forse?) cambio di stagione sono in agguato tutte le classiche malattie da raffreddamento: mal di gola, raffreddore, tosse, otite, febbre, fastidiose per noi adulti ma ancor più per i bambini, più fragili ed esposti. Se poi abbiamo a che fare con un neonato, non sempre è così semplice per un genitore interpretare e distinguere i segni di sofferenza del piccolo. Ci aiuta a fare un pò di chiarezza sul tema il Dott. Vercellotti Pediatra di famiglia:

Che cosa causa le malattie da raffreddamento?

Le malattie cosiddette da raffreddamento sono favorite non solo dall’esposizione al freddo durante la stagione invernale, ma prevalentemente dal verificarsi di forti escursioni termiche.

 Come avviene il contagio?

La malattia da raffreddamento non necessariamente è batterica o virale, in tal caso non è possibile il contagio. Se, invece, vi è complicazione virale, il contagio avviene con le goccioline di saliva o il vapore espirati dai polmoni. E’ certamente facilitato dalla frequentazione di luoghi affollati, asili nido, riunioni di famiglia prolungate, soprattutto se sono presenti bambini più grandi che frequentano la scuola materna o le elementari.

I sintomi evidenti sono scolo di muco dal naso, occhi arrossati, colpi di tosse, un lattante nervoso, con sonno irrequieto e/o scarso appetito.

Come capire se un neonato ha mal d’orecchi?

Il neonato può presentare crisi di pianto sconsolate ed apparentemente ingiustificate. Il dolore può acutizzarsi con tentativi di suzione o deglutizione per cui il neonato si stacca dal seno e piange vivacemente. Di norma la pressione col dito sul trago dell’orecchio malato (attaccatura interna dell’orecchio – vedi immagine) provoca dolore vivo e quindi pianto sconsolato.

Quando un genitore deve rivolgersi al pediatra?

Non vi sono sintomi più allarmanti di altri. Ciò che deve spingere il genitore a rivolgersi al pediatra è, di solito, la concomitanza di più sintomi, ad esempio febbre elevata 39°- 40°, irrequietezza, rifiuto del seno materno o del biberon, pianto appena udibile e/o continuo. Di solito il pianto vigoroso invece è segno non di benessere, ma almeno di buone condizioni generali.

 Quali medicinali si possono eventualmente somministrare?

La madre può solitamente, senza ricorrere alla immediata consulenza del pediatra, usare in caso di febbre gli antipiretici, il più usato è il paracetamolo (tachipirina). Se persiste la febbre per più di due giorni o se sono presenti altri sintomi, è consigliabile non somministrare farmaci se non dopo la consultazione, almeno telefonica, del pediatra.

 Che fare se il bambino non mangia?

Se rifiuta totalmente il cibo per due pasti consecutivi consultare il pediatra. Se non esaurisce i pasti o semplicemente è svogliato, cercare di risvegliare l’appetito saltando completamente un pasto per poi riprendere con pasti meno abbondanti del solito e somministrati con rigorosa regolarità di orario.

 E’ bene tenere il bambino ammalato a casa?

Se per “tenere il bambino a casa” si intende non mandarlo al nido la risposta è sicuramente si. La vita in asilo rappresenta sicuramente una fonte di stress che non giova all’organismo, è necessario prima riacquistare il proprio equilibrio fisiologico.

Si può fare il bagnetto col raffreddore?

In presenza di qualsiasi patologia, il bagnetto rappresenta sempre una buona norma igienica, purché l’ambiente e le modalità di tale pratica non siano tali da essere stressanti; mi riferisco alla temperatura dell’acqua e dell’ambiente, alla prevenzione degli sbalzi di temperatura, ad una accurata asciugatura dei capelli e del corpo.

Quali sono i mezzi di prevenzione più efficaci?

La miglior prevenzione, come già detto precedentemente, consiste nell’evitare possibili contagi, e nello specifico:

  • ambienti troppo affollati, specie per la presenza di bambini in età prescolare e scolare;
  • sbalzi di temperatura;
  • situazioni di stress come viaggi prolungati in auto, treno, aereo;
  • variazioni continue del ritmo sonno-veglia;
  • assunzione dei pasti in ambienti inadatti per temperatura e/o rumorosità;
  • cambiamenti repentini in intensità luminosa.
Ringraziamo per la collaborazione il Dott. Vercellotti pediatra di famiglia e concludiamo il nostro Speciale sulle Malattie da raffreddamento con un nostro suggerimento:
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Ricordiamo che in caso di persistenza dei sintomi è necessario rivolgersi al pediatra di fiducia.

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