Da 16 maggio 2012

Mamme e lavoro

Mamma al lavoro con bambinoNe “La mamma riccio. Come crescere i figli con dolcezza, senza dimenticare gli aculei”, Betta Carbone racconta delle madri con gli aculei, madri che non accettano di scegliere tra famiglia e lavoro, ma decidono di essere sia brave madri che lavoratrici efficienti. Betta Carbone ha scritto per noi lo Speciale Mamme e Lavoro che potrete leggere qui di seguito: buona lettura!

Caratteristiche della leadership al femminile

Le imprese in rosa, secondo il Rapporto Nazionale sull’Imprenditoria femminile di Unioncamere, sono in Italia un milione e mezzo circa e crescono più di quelle maschili.

Fior fiore di esperti del mondo del lavoro dice che le donne sanno ascoltare e considerare le opinioni di più collaboratori, fanno maggiormente squadra. Hanno la versatilità mentale per fare più cose contemporaneamente, perché hanno bisogno di non perdere tempo, strette tra impegni di ufficio e di famiglia.

Declinare in rosa la parola leadership, insomma è possibile quando si riflette che non ha meramente a che fare con l’esercizio dell’autorità. Anzi la leader unisce autorevolezza e sensibilità. Sa prendersi cura della propria azienda, come della casa, dei colleghi, con la voglia di tirarne fuori il meglio, mai di spremerli come limoni. La curiosità femminile rende la donna più veloce ad intuire le esigenze del cliente o del mercato, ad aggiustare il tiro di un prodotto.

ltro che realizzarsi solo nella maternità! Persino l’attuale Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, in una delle sue ultime relazioni da Governatore della Banca d’Italia, evidenziò che l’alto tasso di disoccupazione femminile in Italia, il 46% è un vero e proprio spreco di talento, da cui dipende la debolezza dell’intero sistema economico italiano.

Donne e lavoro: qual è la situazione in Italia

L’unico paese europeo in cui le donne, sul fronte lavoro, stanno peggio di noi, è la Turchia, mentre in Norvegia lavora l’80% dell’ universo rosa.

Eppure si sa, durante gli studi le ragazze italiane sono gli allievi più brillanti, nel mondo del lavoro dipendente occupano il 60% dei posti. Tuttavia, nel proseguire del loro cursus honorum, arrivano ad occupare solo il 10% dei posti dirigenziali. Alle lavoratrici poi, viene consentito di fare carriera, stando a uno studio della Bocconi, nei settori meno remunerativi. Questo perché, per lo più, a chi vuole scalare la piramide delle aziende in Italia, viene chiesto di essere disponibili e reperibili 24 ore su 24, con buona pace di qualsiasi volontà e capacità di organizzazione e pianificazione.

E il tempo è il lusso che una mamma non può permettersi. La sua forza è proprio la sapienza nell’organizzare e portare avanti più cose contemporaneamente, salvaguardando però il tempo necessario alla dedizione totale ai figli: saranno pure poche ore al giorno e pochi giorni al mese.

Ma anche per una imprenditrice di successo il tempo da dedicare ai figli deve restare inviolabile. Non sono molte le imprese che prediligono come collaboratori madri che possono lavorare dal computer di casa, partecipando alle riunioni via Skype. Più spesso sono imprese gestite da donne perché i capi-uomini sembrano essersi dimenticarsi di essere stati messi al mondo da una donna. Le cape illuminate, invece, hanno capito da tempo che quello che conta è l’obiettivo raggiunto, non quanto tempo passi in ufficio.

Donna e mamma al lavoro non solo si può, ma spesso è anche meglio. La donna imprenditrice ha un rapporto con il denaro improntato alla prudenza, una gestione finanziaria dell’impresa molto cauta. Percepisce di più la crisi economica ma reagisce con strategie di organizzazione e rilancio. Lo dicono documenti ufficiali di Unioncamere.

Eppure, a parità di ruoli di responsabilità, le donne guadagnano ancora un 12% in meno dei colleghi. Stavolta i dati, impietosi, arrivano da Federmanager che in più ha evidenziato come, a parità di carriera realizzata, le donne più spesso degli uomini abbiano dovuto sacrificare la famiglia. Tra le manager solo il 65% è sposata e il 66% madre. Tra i colleghi uomini, gli sposati sono l’86% e con figli l’85%. Ciascuno di loro accanto avrà una donna che bada per lui a casa e famiglia, lasciandolo tranquillo a occuparsi solo di briefing e meeting.

Anche i dati, impietosi, di Eurostat urlano come in tutta Europa l’occupazione femminile diminuisce con l’aumentare della famiglia. E i due Paesi dove, per le donne fra i 25 e i 54 anni con figli, è più difficile lavorare, sono Malta e il nostro. In Italia lavora meno di una donna su due, e solo una mamma su tre, vale a dire il 41,3% delle madri è occupato, contro una media europea del 75,8%.

Lavoro flessibile?

Da una parte, allora, è sotto gli occhi di tutti che le qualità manageriali delle donne sono altissime, dall’altra è evidente che, dalla parte opposta delle gerarchie del lavoro, la madre dipendente in Italia fa una brutta vita. Da noi non esiste l’elasticità nell’organizzazione del lavoro che c’è nel Nord Europa. Chi lavora in un ufficio deve passarci almeno otto ore. Un’ora e mezzo al giorno, nelle grandi città, è il tempo perso negli spostamenti.

Una mamma lavoratrice dipendente sta fuori di casa almeno dieci ore. E, se per caso chiede il part-time, viene subito bollata come quella che ha poca voglia di lavorare, che non potrà mai fare carriera. In Nord Europa invece il part-time è diffuso anche tra i ruoli di responsabilità. Quello che conta è l’obiettivo, non il tempo passato alla scrivania.

Ma le aziende pronte a recepire questa mentalità da noi sono non più del 2%. Sarà per questo che una donna su due in Italia non lavora, e che sta a casa una mamma su tre. Ma, scrive l’onorevole Alessia Mosca, (firmataria della legge grazie alla quale nei cda delle aziende quotate in Borsa dal 2012 deve esserci almeno un quinto di donne, dal 2015 almeno un terzo), nel libro, scritto con Flavia Perina, Senza una donna:

In Italia abbiamo una lacuna talmente evidente della partecipazione delle donne alla vita economica e sociale che, se anche solo in parte colmata, porterebbe in tempi brevi vantaggi per la società tutta.

Conciliare lavoro e famiglia

Ecco perché ci ostiniamo a pensare che nella società di oggi non si dovrebbe essere costretti a scegliere tra lavoro e famiglia. Che si dovrebbe poter essere impegnate sui due fronti, senza essere guardata come una matta dalle maestre quando si chiede di organizzare la recita di Natale o i colloqui per le pagelle alle sette del pomeriggio, fuori dall’orario di lavoro, e non alle tre.

Addirittura, sogniamo che il mondo del lavoro valuti le persone non in base alle ore che trascorrano sedute ad una scrivania, ma in base ai risultati che producono. Insistiamo a immaginare una società dove i Comuni prevedano un posto assicurato in asilo nido per ogni nuovo nato, e senza che costi dai 4000 euro all’anno in su; dove, alla chiusura dell’anno scolastico, non siano solo i privati ad organizzare attività sportive e ricreative per i bambini di genitori che lavorano undici mesi all’anno.

Alla fine non ci stupiamo che i Paesi dove è migliore la qualità della vita, siano quelli del Nord Europa in cui lo Stato investe sulle famiglie, dispone per loro incentivi, assistenza, servizi con orari misurati sugli impegni dei genitori. E nei momenti di sconforto accendiamo il computer, e sulla finestrella di Google del Cerca, inseriamo: corsi di svedese.

La Mamma Riccio

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