Da 19 dicembre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Stitichezza in gravidanza: prevenzione e cura

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La stitichezza, detta anche stipsi o costipazione, consiste nell’incapacità o difficoltà di svuotare con regolarità l’intestino. Si è in presenza di un problema quando non si riesce ad andare in bagno meno di 2-3 volte alla settimana. Attenzione: non è ancora considerata stitichezza, invece, una frequenza di scariche a giorni alterni. Oltre alle evacuazioni molto diradate, in caso di stipsi cambiano anche le feci, che diventano meno abbondanti, dure e difficili da espellere. In più, spesso si ha la sensazione di incompleto svuotamento.

Durante la gravidanza, quasi tutte le donne hanno problemi di stitichezza. A rallentare la motilità intestinale contribuiscono diversi fattori, che possono agire in sinergia. Vediamo quali sono.

Più progesterone
E’ l’ormone prodotto dalla placenta che è presente in grandi quantità fin dall’inizio della gravidanza e svolge un effetto rilassante su tutta la muscolatura liscia e, quindi, anche sulle pareti intestinali che sono costruite da questo tipo di muscolatura. Di conseguenza, il normale e continuo movimento intestinale tende a rallentare, determinando, anche in chi non ne soffriva prima, uno svuotamento meno efficace del contenuto intestinale.

La nausea

Nelle prime settimane di gestazione agli alti livelli di progesterone può aggiungersi la spontanea riduzione dell’assunzione di frutta e verdura e della quantità di acqua bevuta a causa della nausea. Ciò può compromettere ulteriormente l’attività dell’intestino, aumentando il rischio di stitichezza.

L’utero ingrossato
Con l’avanzare della gravidanza, a partire dal secondo trimestre in poi, a ostacolare il transito interviene anche la compressione esercitata dall’utero sul retto in quanto, aumentando di volume, occupa maggiore spazio nella pancia determinando un più lungo ristagno delle feci all’interno dell’intestino e un maggior assorbimento dell’acqua da arte della mucosa intestinale. Tutto ciò rende le feci più consistenti e dure e quindi più difficili da eliminare.

I farmaci
La stipsi gravidica può anche essere legata a cause strettamente farmacologiche come, per esempio, l’assunzione di preparati a base di ferro per prevenire l’anemia, tipica della gestazione. Questo comporta frequentemente disturbi intestinali che possono tradursi, a seconda delle risposte dell’organismo, in stipsi o diarrea.

Meno movimento
Infatti anche il nuovo stile di vita della futura mamma, caratterizzato spesso da ritmi più lenti e da un’attività fisica meno impegnativa, può favorire la comparsa di questo disturbo.

La prevenzione

Consumare almeno 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura, in questo modo si garantirà il giusto apporto di fibra giornaliera.

Bere regolarmente almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anche sotto forma di tisane o infusi. Questa raccomandazione è fondamenta perché una dieta ricca di fibre perde gran parte della sua efficacia quando non viene affiancata da un’abbondante assunzione di liquidi. La fibra va infatti accompagnata da molta acqua perché possa stimolare la peristalsi intestinale e aumentare il volume delle feci, facilitandone così l’eliminazione. In caso contrario, si ottiene l’effetto opposto e si può arrivare a un’ostruzione intestinale.

Assumere di frequente yogurt, i cui batteri attivi riequilibrano la normale flora batterica intestinale, favorendo l’ottimale utilizzo delle fibre.

Evitare i cibi piccanti e ricchi di spezie, che irritano le mucose dell’intestino e rendono dolorosa la defecazione, e le fritture, di difficile digestione, che possono causare un senso di gonfiore, fermentazioni intestinali e stitichezza.

La cura

Mangiare ogni mattina 2-3 prugne secche che hanno un potente effetto lassativo.

Ridurre il consumo di riso, carote, cachi, banane e patate, dall’effetto astringente.

Evitare la frutta poco matura perché i tannini in essa contenuti possono provocare stitichezza. In caso di dubbio conviene cuocerla così da stimolare l’evacuazione.

Bere ogni mattina a digiuno un infuso caldo di malva che aiuta a rilassare i muscoli della parete intestinale e a favorire l’evacuazione.

Per aggiungere fibra alla dieta non è necessario ricorrere soltanto a pasta e pane integrali. I popcorn per esempio, con i loro 15 grammi per etto, sono un’ottima fonte di questa sostanza, così come la frutta essiccata. Tra la frutta fresca ne sono particolarmente ricchi i lamponi, tra le verdure i carciofi e i piselli. Infine il farro e l’orzo ne forniscono una buona quantità.

Immagini:
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Blogmamma.it ha carattere divulgativo. I punti di vista e le informazioni date non intendono in nessun caso sostituirsi al parere del medico, che invitiamo sempre a consultare in caso di dubbio.

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