#Tatapercaso in vacanza forzata

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Mom and girl taking a selfie

Questa settimana sono in vacanza forzata. La famiglia di Marta è andata al mare e si sono
portati via anche la mia cliente.

Ho pensato che in fondo avrei potuto fare tutte le cose che avevo in arretrato: riordinare i cassetti, le commissioni in sospeso, quelle cose burocratiche e noiose…
pensavo… perché poi al posto di Marta il mio tempo (24 ore su 24) è stato occupato dall’anticiclone africano.
Ragazzi! Non è un alibi perfetto? Fa talmente tanto caldo che si suda anche a stare fermi, figuriamoci a ordinare 70 mq di casa senza aria condizionata!

Comunque, il primo giorno senza Marta non mi ha fatto né caldo né freddo… (ahaha… caldo ce n’era già abbastanza). Sembrava fosse un strascico della pausa del weekend.

Il giorno dopo ho cominciato a gioire perché non sentivo la puzza di popo’ sulle mie mani.

Il terzo giorno ho cominciato a chiedermi cosa facesse Marta: come avrà reagito a mettere i suoi piedini paffuti sulla sabbia? Starà facendo splash splash nell’acqua? Tornerà abbronzata? Che dispetti le farà Matilde?

Il quarto giorno ho cominciato a chiamare Marta la mia cagnolina…

Il quinto giorno ho cominciato a rivedere foto e video, e sì perché dopo anni e anni mi sono decisa a comprare un cellulare nuovo, e non un telefono cellulare qualsiasi, ma uno smarphone!

Sono sempre stata contraria, non solo per tirchieria, ma anche perché vedevo e vedo che in genere questi aggeggini supertecnologici alienano le persone: trovatemi una persona in metropolitana che legga un libro, sono tutti con in mano il cellulare. Oppure, non so se succede anche a voi, ma quando esco con alcuni amici a cena gli continua a suonare, a tintinnare e illuminarsi il cellulare. E io? Io che gli sto parlando della mia vita, delle mie sensazioni, che mi sto aprendo, scoprendo, in una parola mi sto confidando, mi vedo tirare su un muro sonoro di “Din” e “tac”? Lo smartphone mi ruba, ci ruba l’attenzione, non solo la nostra, ma anche quella degli altri!
Mia madre, ve ne ho già scritto, è quella signora che non ha capito che internet è nell’etere ma pensa che sia sul suo tablet o pc, si è comprata un mega smartphon. Un giorno è tornata a casa euforica come una bambina, si pavoneggiava col suo nuovo gingillo: “Solo per questo mese ci sono gli sconti in xy, devi andare, a soli 250 euro compri il xy”. A soli quanto? Quante ore di Marta sono? A 5,50 all’ora… ma non scherziamo! Ma proprio in quei giorni il mio povero cellulare di seconda mano, già con il vetro frantumato, ha cominciato a non riconoscere il caricabatterie, quindi ho ceduto e sono andata in quel negozio… ma come ne ho varcato la soglia il mio braccino si è accorciato, un po’ come una reazione allergica, un po’ perché ero con il mio fidanzato, reincarnazione di un genovese.
E allora? Il commesso, un ragazzo giovanissimo e sgamato, ha capito la situazione, e ha tirato fuori dal suo cilindro uno smartphone made in China, che ha detto essere uguale al S… G… 5sm…, “funziona nello stesso modo, solo che ha un altro nome”, mi ha garantito.
Lo chiameremo Wawa, io lo chiamo così (si procuncia Uaua). E’ stato lui il mio bambino per una giornata. Come avrete capito l’ho acquistato, mi ci sono volute solo 22 ore trascorse con Marta. Il primo giorno non riuscivo
nemmeno a capire come si facesse a rispondere al telefono, ho dovuto chiedere ad una passante per strada… che fuguraccia!
Poi, ad una cenetta greca con amici c’è stata l’epifania, grazie all’amico professore del mio fidanzato (che ringrazio pubblicamente), che nel medesimo tempo si era sbarazzato del suo primitivo cellulare in bianco e nero per prendere un S… G… 5sm… Essendo professore si era scaricato tutto il manuale da Internet e l’aveva studiato. Vi ricordo che Uaua funziona come il S… G… 5sm…, ergo, mi sono fatta spiegare tutto quello che non avrei scoperto (sì, perché oggi non ci sono più le istruzione accluse al telefono) nemmeno con una condanna all’ergastolo. E voilà: ho scoperto le gioie di vedere le mail in tempo reale anche se sono al supermercato o sul wc, a usare Whatsapp, a inviare foto, ma soprattutto, visto che ha telecamera e fotocamera per fare selfie, a scatenarmi con Marta.

Io e Marta ci facciamo dei selfie buffissimi, a volte faccio una faccia strana e lei cerca di imitarmi: che spasso!
Le ho fatto anche dei filmini troppo carini e buffi.

Tutta questa manfrina su Uaua era per arrivare qui, al quarto giorno in cui ho cominciato a vedere le foto di me e di Marta, i filmati… che nostalgia canaglia, c’avevi ragione Albano!

Marta mi mancava, davvero, sentivo un vuoto, mi mancava persino spingere il passeggino.
Si vede che questa mancanza di riflesso deve averla sentita anche il mio fidanzato perché il quinto giorno
abbiamo provato a fare un bambino… quindi cara Marta torna presto presto o altrimenti al tuo ritorno ti ritroverai con una tata e mezzo!

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