Tutto quello che non sapevo sul gender

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teoria del gender

Confesso: non avevo ben capito cosa si intendesse per Teoria del Gender. Ogni tanto mia sorella diceva cose tipo: Guarda, il gender! E invece era solo il mio amico Omar che indossava giacche colorate su pantaloni attillati. Così andavo ancora più in confusione.

Dunque ho dovuto documentarmi per capire cosa fosse e perché facesse tanta paura, come mai attorno a questa presunta teoria si fossero scatenati anatemi papali, preoccupazioni genitoriali e circolari ministeriali. Quanto segue è ciò che ho capito finora:

Non esiste alcuna Teoria del Gender

Prima regola della Teoria del Gender: non esiste alcuna teoria del gender. L’ultima persona a ribadirlo è Michela Marzano: docente di filosofia all’Università Descartes di Parigi, parlamentare del Partito Democratico, cattolica praticante e autrice del libro “Mamma, papà e gender”

La Teoria del Gender così come viene intesa nell’accezione comune, come invito alla promiscuità e istigazione all’omosessualità, non è esistita mai. Non esiste alcuno studio – o insegnamento, o ideologia, o lobby gay – che voglia negare l’esistenza delle differenze biologiche tra uomo e donna e insegnare ai bambini a masturbarsi. Non esiste alcun incitamento alla promiscuità sessuale, nessun messaggio subliminale attraverso il quale indurre confusione sessuale nelle persone in crescita e incitare le ragazze all’aborto (ho letto anche questo. Già).

La Teoria del gender non esiste ma, paradossalmente, le persone convinte nella sua esistenza sono i detrattori  della stessa.

Gender Studies e teoria del gender

Esistono però i Gender Studies, ovvero studi di genere condotti in nord America a partire dagli anni Settanta e derivanti dalla cultura femminista di quell’epoca. In base a tali studi si nasce maschi o femmine, con caratteri fisici, biologici e anatomici certi. Sarebbe poi la cultura acquisita nell’ambiente in cui viviamo a plasmare i nostri comportamenti secondo modelli accettati come maschili o femminili. In altre parole: se la differenza biologica è certa, il genere si crea e varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza. Dunque mascolinità e femminilità sarebbero concetti relativi in quanto ogni società ed epoca storica determinerebbe i criteri in base ai quali un comportamento, un atteggiamento, un capo di abbigliamento può dirsi da maschio o da femmina. Insomma: Sean Connery indossa il kilt, ma nessuno oserebbe mettere in dubbio la sua virilità.

Mi sono pertanto convinta che l’equivoco in merito all’esistenza di una Teoria del Gender sia nato in seguito all’esistenza di questi studi di genere.

Non conosco nel dettaglio lo scopo di questi studi (la letteratura in merito è vastissima e non riassumibile in un post, ma Google è generoso) posso però presumere che – dato il periodo in cui sono stati avviati e il contesto storico – lo scopo fosse banalmente dimostrare a compagni recalcitranti che un uomo non diventa meno uomo se lava i piatti, così come una donna non smette di essere tale se gioca a calcio.

Teoria del gender: è possibile parlarne in maniera obiettiva?

Un’altra cosa che ho imparato sulla Teoria del Gender è che è difficilissimo parlarne in maniera imparziale, obiettiva e non manichea. In Italia ci riesce solo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, “uomo di idee ma non di ideologie”. I suoi post del suo blog – Tutto troppo presto – sono dettagliati ed esaustivi e piacevolissimi e non gli farò il torto di riassumerli

Il problema della Teoria sul Gender è che quando se ne parla si finisce per dividersi in due fazioni:  ci sono quelli che la temono e che temono la strumentalizzazione dei bambini, vittime di un tale indottrinamento da arrivare a negare la naturale differenza tra uomini e donne.

E quelli che accusano i genitori perplessi o disinformati di abbracciare posizione omofobe, razziste e oscurantiste.

La confusione sul tema ha dato luogo a situazioni surreali. Tra queste, la messa al bando, da parte di amministrazioni locali, di libri: piccoli gioielli della letteratura per l’infanzia pieni di poesia e suggestioni pensati per educare i bambini al rispetto di se stessi e del prossimo. (Considerazione personale: la censura dei libri è una immagine che mi porta alla mente altri orrori che spaziano dalla Notte dei cristalli alla distruzione della biblioteca di Alessandria d’Egitto, dal Ministero della Cultura Popolare alla censura d’oltrecortina. Un elenco non completo ma esaustivo di simili orrori lo trovate qui).

Il patto di Corrensponsabilità

In seconda battuta è arrivato l’allarme, trasmesso attraverso i social, in base al quale firmando il Patto di Corresponsabilità tra genitori e scuola si sarebbe dato il consenso allo svolgimento di “immorali lezioni gender” alle quali, una volta firmato, non sarebbe più stato possibile opporsi. La viralità dei messaggi ha costretto il Governo a intervenire e il Miur a esplicitare in maniera incontrovertibile i contenuti del Patto di Corresponsabilità

A scatenare il panico era stato il comma 16 della Riforma della Scuola laddove nell’offerta formativa veniva richiamata “l’educazione alla parità tra uomo e donna e il superamento degli stereotipi e discriminazioni di ogni genere” (e anche su questo punto il Miur è intervenuto con una nota di chiarimenti )

Ora gli allarmi sono rientrati ma l’esistenza di una Teoria del Gender continua a essere affermata con più forza tanto più viene smentita.

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Così, dopo aver studiato ed aver sviluppato una mia opinione in merito, per fare ulteriore chiarezza ho voluto ascoltare un diretto interessato, un ragazzo scolarizzato e passibile di strumentalizzazioni da parte della Lobby Gay: mio figlio Davide, di anni sette.

“Allora, Davide, che ne pensi del Gender?”  Ho chiesto interessata.

“A me sta bene, basta che non mi compri lo zainetto di Frozen” ha risposto sicuro.

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