Da 26 ottobre 2009 0 commenti Leggi tutto →

Vita da Tagesmutter: Alessandra racconta…

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Oggi intervistiamo per voi una Tagesmutter di Milano, che si chiama Alessandra Lala.

Alessandra, la tua professione è ancora poco conosciuta in Italia: ci vuoi raccontare come ne sei venuta a conoscenza, e perché l’hai scelta?

Ne sono venuta a conoscenza grazie a un servizio televisivo e a un articolo di giornale che illustravano, appunto, questa nuova opportunità. Era il 2005.

Che tipo di formazione hai avuto?
Ho frequentato un corso di 250 ore, di cu 200 teoriche e 50 di tirocinio. Gli argomenti trattati vanno da nozioni di pedagogia, al primo soccorso, alla scienza dell’alimentazione. L’aggiornamento professionale è garantito, inoltre, da periodiche attività di formazione e coordinamento che rendono la preparazione costantemente adeguata.

E’ necessario che la casa in cui vivi e nella quale ospiti i bambini abbia delle caratteristiche particolari?
No, deve trattarsi di un’abitazione con le normali caratteristiche di civile abitazione, con le dichiarazioni di conformità degli impianti.

Perché secondo te le famiglie scelgono di affidare i loro piccoli a una Tagesmutter, piuttosto che a una baby sitter o a un nido? E’ una scelta di comodo e di ripiego, perché il servizio costa meno della baby sitter, e magari non si è trovato posto al nido, oppure si tratta di una scelta supportata dalla convinzione che la figura e la casa della Tagesmutter siano proprio quello che serve a un bambino piccolo, per crescere armonicamente?
Si tratta di una scelta consapevole.
La “casa” è il luogo dell’accoglienza per eccellenza e uno spazio fortemente educativo, perché denso di relazioni, significati e affetti. In questo ambito, in cui ci si sente protetti, i tempi del bambino sono rispettati così come è valorizzata la sua specificità all’interno di un piccolo gruppo di socializzazione. A tutto ciò si accompagna la presenza positiva della Tagesmutter, che ha il piacere di esserci e di condividere esperienze ed emozioni.

Qualcuno può immaginare che questo sia un lavoro impegnativo, di grande responsabilità: prendersi cura di 4 o 5 bambini tra 0 e 3 anni tutti i giorni, da sola, rispondere ai loro bisogni così diversi gli uni dagli altri e intrattenerli dalla mattina presto fino a metà pomeriggio non deve essere una passeggiata. Tu come riesci a gestire tutto questo? Quali problemi incontri? E cosa invece ami del tuo lavoro?
Ormai è il quarto anno di servizio per me. Ciò che mi ha sempre accompagnata in questi anni è la fiducia illimitata nei bambini, ovvero osservandoli, condividendo con loro la quotidianità, e confidando nel fatto che al di là di un comportamento esteriore magari “difficile” c’è il bisogno di comunicare qualcosa, ci si accorge come in modo splendido ci insegnano cosa sia l’amore.

Consiglieresti la tua professione a una mamma che vuole riprendere a lavorare, ma che desidera anche avere del tempo per dedicarsi alla sua casa e alla sua famiglia?
Consiglierei questo lavoro certamente a chi vuol fare la scelta di poter conciliare impegni famigliari e lavorativi.

Un’ultima domanda: in un nostro recente articolo abbiamo parlato dei problemi dovuti al mancato contributo del comune di Milano alla cooperativa La Casa, di cui fai parte. Credi che la situazione si possa risolvere a breve?
La situazione è sicuramente difficile e ci ha messo a dura prova.
Ad oggi però ci sono tutti i presupposti perché la situazione, creatasi probabilmente per un intoppo burocratico, si sblocchi entro qualche giorno.

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