Cosa c’è di meglio che andare al cinema per sottrarsi alla calura estiva? Niente, infatti con mio figlio qualche giorno fa ci siamo rifugiati al cimena per ripararci dal caldo torrido di città. Abbiamo deciso di vedere Una notte al museo 2 – la fuga, avendo già apprezzato il primo film.

Vecchi e nuovi personaggi rianimeranno ancora per una notte le sale del museo, ma questa volta non si tratta del Museo di storia Naturale di New York, ma dello Smithsonian Museum di Washington. Tanto per farvi un’idea delle proporzioni è come se dal negozietto sotto casa vi spostaste in un centro commerciale! Ma procediamo con ordine. Avevamo lasciato nel primo film Larry Daley (Ben stiller) custode notturno del Museo di Storia Naturale di New York: oggi Larry è un famoso “inventore” di oggetti di uso comune come la torcia fosforescente. Larry è quindi diventato un uomo d’affari di successo, fin troppo oberato di lavoro. Una sera decide di andare a trovare i suoi “vecchi amici” e torna al Museo, scoprendo così che quasi tutti i reperti e i manichini esposti stanno per essere portati allo Smithsonian Museum di Washington. La famosa tavola di Ahkmenrah (quella che permette al museo di animarsi dal tramonto all’alba) rimarrà nel museo di New York. 

Ma se così fosse la storia avrebbe avuto ben poco da raccontare. Invece l’astuta scimmietta, che tanto aveva dato filo da torcere a Larry nel primo film, ruba la famosa tavola che viene così portata allo Smithsonian, dove è anche esposta la statua di cera di Kahmunrah, fratello malvagio di Ahkmenrah, che vuole impossessarsi della tavola per richiamare dall’oltretomba la sua armata delle tenebre. Larry dovrà impedire che il suo piano si realizzi e avrà al suo fianco l'”animata” Amelia Earhart, passata alla storia come prima aviatrice donna.

Al dì là di battute (perlopiù comprensibili agli adulti) e mirabolanti inseguimenti, la trama si concentra sulla ricerca della felicità (di Larry) che nonostante il successo economico ottenuto, ha perso la passione nel proprio lavoro. Ricordate soprattutto che è un sequel americano e, come quasi sempre fanno, prendono spunto dagli elementi di successo del primo film per ingigantirli nel secondo, ma nel complesso risulta gradevole da vedere in famiglia con i figli.

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