L’Istituto Superiore di Sanità definisce il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders (DSM-III; DSM-IIIR; DSM-IV), da inattenzione e impulsività/iperattività.
Questi sintomi non causati da deficit cognitivo (ritardo mentale), ma da difficoltà oggettive nell’autocontrollo e nella capacità di pianificazione, sono persistenti in tutti i contesti e situazioni di vita del bambino causando una limitazione significativa delle attività quotidiane. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi d’ansia.

Il Deficit è apparso nella scena intorno agli anni ’80 dopo che alcuni psichiatri avevano individuato una malattia che colpiva i bambini rendendoli distratti, troppo vivaci e iperattivi. La definizione, accettata dalla comunità scientifica, venne inserita nella bibbia psichiatrica chiamata DSM: il «Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali».

Questo manuale medico nel corso degli anni ha subito numerose revisioni e/o aggiornamenti che lo hanno portato dal DSM-I fino all’attuale DSM-IV. Una nuova malattia, anzi una nuova definizione di malattia, per essere inserita nel DSM non ha bisogno di vere e proprie prove scientifiche, ma spesso e volentieri del parere favorevole degli esperti, sul quale migliaia di medici baseranno le loro diagnosi.

Il farmaco attualmente più usato per la normalizzazione del comportamento è il Ritalin. Il Ministero della Sanità Italiano, ha catalogato il Ritalin nella Tabella I degli stupefacenti, assieme a cocaina, eroina, morfina, anfetamine, oppiacei, LSD, mescalina, e poche altre sostanze analoghe.
Questa terapia a base di psicofarmaci è fortemente ostacolata dalle campagne italiane “Giù le mani dai bambini” e “Nessuno tocchi Pierino”, le quali contestano che il farmaco principe messo a disposizione dalla scienza psichiatrica per curare bambini presenta almeno 2900 effetti collaterali noti e causa assuefazione e dipendenza.

Silver, il famoso “papà” di Lupo Alberto, ha collaborato col  comitato “Perché non accada” insieme ad altri vignettisti (tra cui Bruno Bozzetto) nella stesura di un opuscolo (io lo definirei libro) informativo, scaricabile da sito del comitato o acquistabile in libreria.

Ma come viene diagnosticato un disturbo da iperattività? Nel  DSM IV alle voci «Criteri Diagnostici» e «Disattenzione» è riportata una semplice lista composta da nove punti.
Con un punteggio 6/9 il bambino viene valutato affetto dal disturbo:

a) spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici
b) spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sul gioco
c) spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
d) spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici
e) spesso ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività
f) spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto
g) spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività
h) spesso è facilmente distratto da stimoli estranei
i) spesso è sbadato nelle attività quotidiane

Le associazioni nutrono forti dubbi sull’esistenza di questa “malattia” mancando ricerche approfondite,  portando i genitori a riflettere che se un bambino non sta attento, non ascolta, è sempre attivo e non ha voglia di stare seduto, vi possano essere altre motivazioni oltre a quelle biologiche.
Problemi sociali, famigliari, di inserimento, di gruppo, le sostanze coloranti di molti alimenti destinati ai bambini e gli iperstimoli che giungono da videogiochi, televisione, radio, internet, possono essere concause di questo disturbo.
Il  cervello di un bambino è una spugna e se da un lato è positivo che i bambini siano più stimolati rispetto a 50 anni fa, non dobbiamo sottovalutare che in alcuni bambini più sensibili questi stessi stimoli possano essere eccessivi.

Un bambino iperattivo è sicuramente più difficile da gestire, ma è anche intuitivo, individua soluzioni ai problemi in modo più fantasioso, ha più autostima, immaginazione e passione in ciò che davvero gli interessa. Io credo che questi bambini possano diventare una grande risorsa per il futuro, se aiutati a esprimere se stessi e mitigando i loro eccessi.

Un bambino a cui era stata diagnosticata l’ADHD in età scolare si chiama Michael Phelp: ha vinto 8 medaglie d’oro nel nuoto alle olimpiadi di Pechino 2008.

E voi cosa ne pensate?

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