Se l’osservazione e la manipolazione rappresentano i due mezzi principali cui il bambino ricorre per esplorare e conoscere l’ambiente circostante durante i primissimi anni di vita, a partire dai 3 anni entra in possesso di uno strumento che gli permette di dare sfogo e soddisfare la sua inesauribile curiosità e voglia di scoprire: il linguaggio!

Tra i 3 e i 5-6 anni il vocabolario del piccolo tende ad ampliarsi velocemente fino a comprendere circa 1500 parole ed è proprio in questo periodo che si colloca la cosiddetta “età dei perché”, contraddistinta dall’insistenza nel porre domande su tutto ciò che lo circonda:”perché il sole è giallo?”, “perche quel bimbo piange”, “perché?, perché?, perché?”….

Il ricorso insistente alla domanda “perché” non ha l’unico obiettivo di soddisfare l’innato istinto esplorativo del bambino. Attraverso le risposte e le attenzione che riceve il piccolo, infatti, ha anche modo di testare il grado di interesse e disponibilità a lui riservati dai genitori. Perciò è fondamentale che in questa fase mamma e papà assumano un atteggiamento accogliente e comprensivo verso la sete di sapere del bambino, evitando reazioni spazientite o sbrigative. Nel momento in cui dare delle risposte risulta più complesso, inoltre, è bene sottolineare che non è sempre necessario fornire risposte tecnicamente “corrette”. Infatti ciò che più conta, è manifestare un’autentica disposizione all’ascolto. In questo modo si porranno le basi migliori per il proseguimento di un vero dialogo con il proprio figlio anche negli anni a venire.

A seconda dell’età e del livello dello sviluppo psico-fisico raggiunto dal bambino la sua curiosità si concentra su sfere diverse. Ecco quali:
tra i 2 anni e mezzo e i 3 i perché riguardano soprattutto l’ambiente che lo circonda. Il piccolo, infatti, nel pieno della sua fase esplorativa e di scoperta del mondo, osserva ciò che avviene intorno a lui e ogni volta che un fenomeno attrae la sua attenzione chiede spiegazioni all’adulto “perché il sangue è rosso?”, “perché il sapone fa le bolle?”, “perché piove”?. Dato il livello di comprensione ancora ridotto caratteristico di quest’età, sarebbe inutile dilungarsi in spiegazioni scientifiche che finirebbero per confondere il bambino. Dunque è preferibile invece cercare di essere quanto più possibile immediati e diretti sforzandosi di ricorrere nella spiegazione a elementi noti al piccolo: “piove per far crescere bene le verdurine che serviranno per la pappa”.
dai 4-5 anni sarà possibile approfondire un po’ di più questi temi anche dal punto di vista scientifico, cercando di spiegare alcuni fenomeni al bambino pur se in modo semplificato;
dopo i 5 anni inizia a comparire domande più impegnative che spesso possono mettere a disagio mamma e papà, l’attenzione del bambino tende, infatti, a orientarsi maggiormente verso la sfera dell’intimità come la nascita dei bambini. L’importante, anche in questi casi, è evitare di essere evasivi o ricorrere a reazioni rigide, sostenendo che “non sono cose che lo riguardano”. Questo atteggiamento oltre che frustrare la naturale curiosità del bambino spingendolo a cercare le sue risposte da un’altra parte. E’ invece consigliabile fornire sempre una risposta, anche alle domande più imbarazzanti cercando sempre di evitare spiegazioni troppo dettagliate e approfondite.

E voi care mamme come avete affrontato il momento dei “perché” dei vostri bambini? Quante volte i loro “perché” vi hanno imbarazzato? Il mio marmocchietto ha superato quella fase, ora è nella fase del “mamma cosa significa?”.. E’ un gran mestiere quello di genitore!

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