Quando un bimbo si accorge che, dai movimenti della sua mano, nasce un segno che “rimane” è un momento importante. Per lui è pura gioia: comincia a disegnare! E mentre disegna il mondo esterno scompare.

Infatti se ci fermiamo ad osservare un bambino che pasticcia su un foglio ci accorgeremo che sembra perdersi in quello che fa, fino a dimenticare il mondo che lo circonda. E anche se la tentazione di aiutarlo o correggere può essere forte, dobbiamo evitare d’interferire e interrompere l’attività del bambino se vogliamo contribuire allo sviluppo delle sue capacità creative, ma aspettare che sia lui stesso a chiedercelo.

Quello che possiamo fare è offrirgli degli stimoli, i materiali adatti, lo spazio e il tempo necessari, la nostra attenzione incondizionata e la disponibilità ad accogliere quello che fa senza critiche.

All’inizio i suoi disegni si presentano come una traduzione dell’attività motoria condizionata dalla capacità di controllare i movimenti della mano. Verso i 18 mesi il piccolo, quando scarabocchia, è tutto preso dal piacere del movimento della mano, che sente mentre lascia dei segni.

Dopo i 18 mesi i movimenti iniziano a variare e a differenziarsi. Compaiono linee verticali, circolari, orizzontali, la consapevolezza dei movimenti del corpo si trasforma nella consapevolezza della capacità di lasciare segni visibili anche agli altri.

Dai 2 anni fino ai 3 circa il piccolo è in grado di dare un nome ai suoi segni, che da scarabocchi cominciano a trasformarsi in disegni. Finalmente uno scarabocchio può essere qualsiasi cosa e diventare il sole, la luna, la mamma, i papà, la stessa magia che permette ad un cucchiaio di trasformarsi in bacchetta magica o spada.

Un memorandum per noi genitori:
non interrompere un bimbo che disegna, se non c’è urgenza;
non aiutarlo a rifinire e perfezionare;
non correggere i disegni dei bambini in quanto sono perfetti anche se sembrano irreali o sbagliati;
dare al piccolo lo spazio di cui necessita come un ampio tavolo o anche tutto il pavimento;
accogliere con entusiasmo i suoi lavori apprezzandoli e non criticandoli mai;
offrire materiali di ogni tipo come matite, acquarelli, pastelli a cera, pasta per modellare, sabbia, colla, stoffe colorate. Troppo spesso i bambini hanno a disposizione solo pennarelli.

Concludo con una frase di Pablo Picasso:

Ho avuto bisogno di tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino.

Immagini:
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