La toxoplasmosi è un’infezione che può essere pericolosa se presa in gravidanza. E’ prodotta da un parassita, il Toxoplasma Gondii (un microrganismo che compie il suo ciclo vitale solo all’interno delle cellule). Il parassita può infettare molti animali (mammiferi, uccelli, rettili, molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. Il Toxoplasma Gondii non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un animale infetto.

Molto spesso decorre senza dare sintomi o può essere scambiata per una semplice influenza ed è per questo che è necessario conoscere, durante la gravidanza, se nel proprio sangue siano presenti gli anticorpi. Si tratta di un semplice esame del sangue, il Toxo-test, che deve essere eseguito con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione.

Puoi risultare protetta il test non deve più essere ripetuto; “suscettibile” dovrai eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza e precisamente a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di esserti infettata e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita; nel caso, invece, in cui il test dia come risultato la presenza di anticorpi, l’infezione è comunque solo sospetta. In questo caso si procede con test sierologici più specifici per accertarne la diagnosi.

L’infezione da Toxoplasma Gondii si distingue in due fasi: la prima (toxoplasmosi primaria) è caratterizzata da un periodo di settimane o mesi in cui il parassita si può ritrovare nel sangue e nei linfonodi in forma infettante con conseguenza di ingrossamento delle linfoghiandole, stanchezza, mal di testa, mal di gola, senso di “ossa rotte”, a volte febbre e ingrossamento di fegato e milza. La seconda fase della toxoplasmosi (toxoplasmosi post primaria) è caratterizzata dall’assenza di segni clinici, ma con la persistenza del parassita nell’organismo. Nel caso in cui dovessi essere contagiata è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico.

I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi: interruzione spontanea della gravidanza; idrocefalia (testa troppo grande) e microcefalia (testa troppo piccola); lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità. Per fortuna il rischio che il feto sia infetto durante il primo trimestre di gestazione è relativamente piccolo. Al contrario, man mano che passano i mesi, le possibilità di infezione aumentano ma i danni gravi diminuiscono.

Purtroppo non esiste un vaccino contro la toxoplasmosi e non è quindi possibile garantirne la prevenzione assoluta. Ci sono però una serie di comportamenti che possono ridurre notevolmente il rischio di contrarre questa malattia.

Se svolgi attività di giardinaggio usa sempre i guanti e abituati a lavarti le mani anche dopo averli tolti;
Non mangiare carne cruda e semicruda. Puoi consumare carne cotta alla griglia, fritta o lessata, ma sempre molto cotta. Puoi mangiare il prosciutto cotto o salumi di tacchino o pollo cotti. Sono quindi banditi tutti gli altri insaccati.
Lavati le mani e pulisci gli utensili da cucina dopo che sono stati a contatto con la carne cruda.
– Prima di consumare verdure crude, ortaggi e frutta fresca devi lavarli accuratamente sotto acqua corrente con l’aggiunta di bicarbonato o con soluzioni clorate speciali per la disinfezione degli alimenti.
Devi lavare e sbucciare tutta la frutta.
Non bere latte che non sia stato pastorizzato.

Ed infine, particolare attenzione voglio porre sul gatto, da anni demonizzato per le donne in gravidanza e spesso abbandonato appena si scopriva che saremmo diventate mamme. Io sono una di quelle persone non immuni alla toxoplasmosi ed amante degli animali in genere. Vivendo in campagna posso permettermi di far vivere in piena libertà i miei compagni di giornata ma allo stesso tempo non nego loro di farmi visita in casa. Con loro ho affrontato entrambe le mie gravidanze, nonostante le lamentele e i “mi raccomando” di parenti ed amici.

E’ importante non farsi prendere dall’ansia e rispettare alcune norme igieniche come mantenere pulito l’ambiente frequentato dal nostro gatto, pulire quotidianamente la sua lettiera, utilizzando sempre i guanti e lavarsi le mani dopo averla pulita o se vi sentite più sicure farlo fare magari al marito. Inoltre una recente ricerca ha dimostrato che la coabitazione tra gatti e uomo non è un fattore di rischio importante per l’infezione da Toxoplasma.

Dunque mamme non date retta a chi vi dice di allontanare il vostro amico a 4 zampe. Ma continuate ad accoglierlo nella vostra vita, magari con qualche cautela in più per questo delicato periodo pensando a quanto riuscirà a dare al vostro bimbo quando sarà in grado di poter giocare con lui.

Avete gatti in casa? Raccontateci la vostra esperienza!

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