Per crescere bene, per essere felice, ogni bambino ha diritto all’affetto, alla rassicurazione, all’amore di una famiglia. Una verità che, forse, si comprende fino in fondo proprio quando si diventa mamme. Non tutti i bambini, però, hanno una famiglia in cui crescere e se, per i motivi più vari, i genitori non possono rispondere in modo adeguato alle esigenze di un figlio la soluzione più adeguata per garantire il benessere di un piccolo che sia stato allontanato, per un periodo più o meno lungo, dai genitori “biologici” è l’affido.

La legge italiana sancisce il diritto di ogni bambino a crescere in una famiglia. In quella di origine, innanzitutto. E quando questo non è possibile, in una famiglia adottiva se si verifica una situazione di “totale abbandono morale e materiale”, oppure in una famiglia affidataria, se l’impossibilità dei genitori biologici di occuparsi del figlio dovesse essere solo temporanea rappresentando così un’alternativa valida e preferibile al ricovero in comunità.

Le difficoltà in cui può trovarsi una famiglia sono tante e possono essere più o meno gravi, e quindi risolvibili in tempi più o meno lunghi. Le condizioni che determinano tale impossibilità sono le più varie come difficoltà economiche, motivi di salute, conflitti all’interno della coppia e le soluzioni possono essere diverse:
– nel caso in cui i genitori biologici non possano garantire una presenza costante accanto al figlio, ad esempio per motivi di lavoro, il bambino viene accolto dalla famiglia affidataria solo per una parte della giornata o per alcuni giorni alla settimana;
l’affidamento per un tempo breve e prestabilito risponde invece a una necessità transitoria o a una situazione d’emergenza, quando i genitori non possono occuparsi del bambino per un periodo preciso;
– infine, la situazione più comune è quella dell’affido prolungato, in tutti quei casi in cui non sia possibile prevedere quando il bimbo potrà tornare a vivere nella famiglia d’origine, per legge il piccolo non può restare con i genitori affidatari per più di due anni, ma il periodo può essere prorogato, nell’interesse del minore, dal Tribunale per i minorenni.

Secondo la legge i soggetti più idonei all’affido sono, nell’ordine, le coppie sposate, preferibilmente con figli minori per offrire al piccolo una famiglia il più possibile simile a quella dei suoi coetanei; i coniugi che non hanno bimbi e infine, anche le persone single. Gli affidatari sono persone che devono essere preparate, valutate, supportate dai servizi socio-assistenziali e sanitari in quanto si tratta di una esperienza particolare, che è necessario affrontare con una preparazione adeguata in quanto l’affidamento prevede il mantenimento e, ove possibile, il rafforzamento dei legami del bambino con la sua famiglia d’origine.

Naturalmente l’ingresso in famiglia di una persona che porta con sé problematiche anche gravi non è semplice, può capitare che il bambino, entrando nella famiglia affidataria, si senta estraneo o si comporti in modo non proprio appropriato perché ha paura di perdere la sua famiglia d’origine che, anche se inadeguata, rimane sempre la sua famiglia, alla quale si sente e sarà sempre legato, e allo stesso tempo non conosce bene quella affidataria.

Dunque una scelta impegnativa quella di accogliere un piccino con una storia difficile alle spalle, ma la scelta di aprire la propria casa e il proprio cuore a un bimbo in difficoltà, accogliendolo per il tempo necessario, facendo un po’ di strada insieme con lui, non solo rappresenta un importante gesto solidale, ma offre anche ai genitori affidatari ed eventualmente ai loro figli l’opportunità di vivere un’esperienza speciale.

Voi cosa ne pensate? Avete mai pensato di poter prendere un bimbo in affido? E se lo avete fatto raccontateci la vostra esperienza!

Immagine:
bumerang.it