Il figlio maggiore prende il telecomando e cambia canale: spariscono i cartoni animati, compare il film. Il piccolo urla e gli si butta contro. Ecco, la rissa è cominciata. Anzi, continua…perché ce n’è una per il bagno, un’altra per il posto sulla poltrona, per l’ultima merendina rimasta e per la luce in camera. Alle loro urla si uniscono quelle dei genitori che cercano di farli smettere.

Insomma scene comuni in tutte le case, benché la televisione ci mostri solo famiglie felici dove tutti vanno d’accordo, i fratellini si abbracciano e giocano e preparano insieme simpatiche sorprese per mamma e papà che rientrano dal lavoro. Tanto per farci sentire un po’ più in colpa o sfortunati se i nostri, di figli, questo non lo fanno.

Ma siamo proprio dei pessimi educatori se i figli litigano, magari con toni accesi o si azzuffano rischiando di farsi male? E, soprattutto, continueranno così per tutta la vita? Ci sono molte cose che i genitori possono fare per nutrire l’affetto tra i loro figli piuttosto che la competizione ma, sia chiaro, la regola è la lotta: quando si è in due o più, è inevitabile dover condividere e spartire. E ognuno mette in campo le sue armi per conquistare quanto più vorrebbe di affetto, spazio, attenzione.

I motivi che spingono due fratelli a litigare piuttosto che a non rivolgersi la parola sono tanti: gelosia, rivalità, difesa della propria identità, spazio fisico, attenzione… e capire come nascono non è mai semplice, dunque ecco cosa dobbiamo fare noi genitori:
– cercare di non schierarsi, anche se è evidente che uno sia vittima e l’altro colpevole. Quello che aggredisce, anche se lo fa senza dosare le forze, probabilmente sta cercando compensazione per un torto subito. Nella maggioranza dei casi si tratta di gelosia, sentimento ineliminabile, tanto più forte quanto più l’età dei fratelli è ravvicinata;
riservare ad ogni figlio uno spazio tutto suo dove non è costretto a condividere il genitore con l’atro fratello. E’ tipico che all’arrivo di un nuovo nato, si cerchi di dare attenzione contemporaneamente al primo e al secondo figlio. Per esempio, mentre si allatta si parla con maggiore pensando di far passare inosservato il nuovo bebè come se il suo arrivo non avesse cambiato nulla nelle abitudini quotidiane. Naturalmente questo non è vero! Basterebbero anche pochi minuti, ma devono essere privatissimi e al riparo da qualsiasi altra intrusione;
non fare mai confronti perché servirebbe solo ad alimentare la competizione. I figli sono e devono rimanere diversi. Semmai, sarebbe bene lodarli o esortarli a migliorare. Se uno fa bene qualcosa, non dovremmo dimenticare quello in cui eccelle l’altro. In questo modo si dimostrerà attenzione, affetto ed approvazione ad entrambi;
intervenire il meno possibile lasciando che se la sbrighino tra di loro se i toni non sono esasperati, se si tratta di una piccola zuffa, se ci sembra che le forze non siano dispari. Questa neutralità permetterà ai piccoli di imparare a gestire i conflitti in autonomia;
evitare di dare oggetti da condividere nei limiti del possibile, ogni figlio deve avere le “sue proprietà” perché gli oggetti in comune scatenano conflittualità. Quando questo non è possibile (computer, televisione ecc..) allora sarebbe bene stabilire delle regole d’uso cercando di far decidere loro, visto che sono i diretti interessati, intervenendo solo nel caso in cui non riescano a trovare un accordo;
– durante un litigio, se si rende necessario l’intervento del genitore, non chiedere mai chi ha cominciato per evitare di creare un colpevole che in realtà non esiste;
se si contendono un oggetto, che sia il computer o la macchinina, senza possibilità che trovino un accordo sarà meglio farlo sparire chiarendo che lo potranno riavere solo il giorno dopo a patto che lo gestiscano senza baruffe. Sarà meglio evitare che il genitore stabilisca a chi tocca oppure no…questo non farà altro che schierarsi con un figlio piuttosto che l’altro;
– se il litigio degenera e i due cominciano a picchiarsi, sarà meglio evitare, nel tentativo di dividerli, di far scappare uno schiaffo o una sculaccione, per non far passare il messaggio che i conflitti si risolvono… a botte!

Dunque la soluzione non è cercare di “riportare la pace”, ma favorire la costruzione di un rapporto in cui ci sia spazio per le esigenze di entrambi. Tutto molto bello e semplice, scritto nero su bianco…ma nella vita di tutti i giorni, da mamma di due marmocchietti dico che, non è per niente facile. E voi come affrontate i litigi dei vostri figli?

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