Il part-time è la soluzione lavorativa adottata da più di un quarto delle donne italiane che non vogliono rinunciare alla vita professionale anche quando aumenta l’impegno in famiglia ed è anche l’unica soluzione possibile per non rinunciare allo stipendio senza penalizzarla. Infatti una ricerca Istat pubblicata nel 2008 ha confermato che due lavoratrici su tre scelgono il part-time per “badare ai figli”.

Una scelta dettata dal desiderio di non rinunciare alla cura dei bambini, ma che spesso la penuria di servizi a favore della famiglia rendono purtroppo obbligata. In Italia non è ancora molto diffusa come richiesta rispetto ad altri paesi europei perché incontra spesso un rifiuto da parte delle aziende in quanto un’azienda se paga un dipendente vuole averlo a disposizione il massimo del tempo consentito. Dal punto di vista economico l’importo dei contributi non è dimezzato, ma anzi superiore di due terzi alla metà.

Una soluzione considerata troppo costosa dunque nonostante diversi studi abbiano dimostrato che fa calare le assenze e aumenta la produttività. Si fa resistenza a concedere il part-time anche alle mamme che hanno un ruolo di responsabilità in quanto si ritiene che possa diventare un ostacolo alla carriera più per pregiudizi che per vera incompatibilità.

Naturalmente anche se è già in corso un rapporto lavorativo, la modifica dell’orario richiede la sottoscrizione di un nuovo contratto. Deve essere in forma scritta e firmato dalla lavoratrice e dal datore di lavoro. Sul contratto deve essere indicata la formula oraria preferita. Infatti a seconda di come sono organizzati, ci sono vari tipi di part-time definiti in base al numero delle ore lavorate nell’arco della giornata o dell’intero ciclo produttivo. E precisamente:

Orizzontale: Si chiama così quando la riduzione di orario viene stabilita sulla base di quello normale giornaliero. Si lavora cioè tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, quattro ore invece di otto, oppure cinque (a seconda dell’orario giornaliero sancito dai singoli contratti) invece di sette ore e trenta minuti, da effettuarsi al mattino o al pomeriggio secondo gli accordi. Attenzione, in molti casi non vengono più concessi i buoni pasto o le convenzioni mensa.

Verticale: quando l’impegno lavorativo è concentrato in alcuni giorni della settimana o in particolari periodi dell’anno. Un esempio di tempo parziale di 24 ore alla settimana, pari a una percentuale del 60% sulle 40 ore previste, è la ripartizione in tre giorni a tempo pieno e 2 di riposo. Il part-time ciclico consente invece l’astensione dal lavoro per alcuni mesi consecutivi all’anno, per esempio in corrispondenza delle vacanze estive.

Misto: quando la struttura oraria può essere una combinazione del part-time orizzontale, con una riduzione della presenza ogni giorno, e quello verticale, lavorando solo alcuni giorni alla settimana. Il contratto deve, in questo caso, riportare, oltre all’orario concordato, il numero delle ore quotidiane previste, i giorni settimanali impegnati e, nel caso di un part-time ciclico, i mesi in cui si svolge la collaborazione.

La normativa che riguarda il part-time è contenuta in diversi provvedimenti. Sul sito del Dipartimento per le Pari Opportunità sono riportate le leggi principali. Mentre se si vuole maggiori informazioni o risposte a dubbi sul proprio contratto di lavoro allora sarà possibile rivolgersi a consulenti del lavoro, patronati e sindacati.

Insomma a quanto pare il part-time sembra davvero essere un sogno per poche. Difficile da richiedere e ancora più improbabile da ottenere. Qual è la vostra esperienza? Dopo la maternità siete tornate al lavoro a tempo pieno o avete richiesto il part-time?

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