La mononucleosi è una malattia infettiva causata dal virus di Epstein Barr (o Ebv) appartenente alla famiglia degli Herpes virus. Il termine mononucleosi deriva dal fatto che la caratteristica di questa malattia è l’aumento dei globuli bianchi e, in particolare, una loro specifica varietà, i monociti. L’infezione si trasmette principalmente attraverso la saliva ed il rischio di contagio permane dalla sua comparsa fino a molti mesi dopo la guarigione.

Quando il contagio interessa un bambino, nella maggior parte dei casi non si associa a sintomi specifici o tende a confondersi con altri disturbi respiratori: dai frequenti episodi di febbre tipici dell’infanzia alla tonsillite o alla bronchite.

Vediamo insieme come riconoscere i sintomi.

La febbre rappresenta di fatto una delle sue principali manifestazioni. Più precisamente dopo un periodo di incubazione della durata di 10-15 giorni nei bambini e di 30-50 giorni negli adulti, la malattia tende a seguire il seguente andamento:

Fase iniziale
Dura circa 2 settimane ed è caratterizzata dalla comparsa di un senso diffuso di malessere simile a quello di un raffreddamento con mal di testa, brividi, svogliatezza e nausea.

Fase acuta
Successivamente si verifica un rialzo della temperatura corporea (intorno ai 38°C) che può persistere anche per 2 settimane, e compaiono:
– un forte mal di gola;
– un aumento del volume delle tonsille che a volte si ricoprono di muco verdastro;
– un ingrossamento dei linfonodi del collo e di altre zone come del fegato e della milza;
– un esantema simile a quello del morbillo, anche se si tratta di un’eventualità meno frequente.

Il bambino con mononucleosi infettiva può presentare complicanze come:
– infezioni batteriche, quali tonsillite streptococcica e, ma molto di rado, polmonite;
disturbi del sistema nervoso centrale (encefalite);
– una seria, ma per fortuna rarissima, complicanza consiste nella rottura della milza ingrossata, che può essere causata anche da traumi banali: ecco perché i piccoli affetti dalla malattia, durante la sua fase acuta, devono rispettare un assoluto riposo evitando ogni sforzo o situazione “a rischio”;

Come abbiamo già detto in un post precedente trattandosi di una malattia di origine virale non esiste una terapia specifica per combatterla. In caso di febbre elevata il medico può prescrivere un antipiretico a base di paracetamolo. Nella fase acuta, inoltre, viene richiesto un riposo assoluto, in particolare se risultano interessati anche fegato e milza. Dalla malattia si guarisce in modo spontaneo nel giro di 2-4 settimane anche se in alcuni casi può persistere fino a 2-3 mesi.

Considerando che si tratta di una sindrome con manifestazioni spesso molto lievi e simili a quelle di altre infezioni, è necessario ricorrere a degli esami specifici che verifichino:
l’aumento di globuli bianchi (esame emocromocitometrico);
la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro il virus Ebv.

Infine una caratteristica di questo virus consiste nel fatto che, dopo l’infezione cosiddetta “primaria”, esso rimane presente a livello “latente” (cioè senza accompagnarsi ad alcun disturbo) nell’organismo). In presenza di alcune particolari condizioni, per esempio un calo delle difese immunitarie, stanchezza o tensione intense, può riattivarsi e provocare la malattia.

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