Perché il bambino morde? Cosa bisogna fare? I motivi possono essere diversi e variano in funzione allo sviluppo. Nell’articolo cercheremo di identificare le cause di questo comportamento e le modalità più corrette per intervenire in modo da indirizzare il comportamento del bambino verso modalità di espressione socialmente accettabili.

Il bambino morde: cause

Generalmente, un bambino morde:

  • per esplorare 
  • per difendersi
  • per attirare l’attenzione
  • per esprimere la rabbia
  • per chiedere aiuto.

Nel peridodo della dentizione, semplicemente, a causa del male ai denti.

La parola aggressività viene dal latino ad-gredior e significa “andare verso”: contrariamente a quanto pensiamo, indica, dunque, un movimento in avanti, verso uno scopo da raggiungere.

Winnicott sottolineava che nell’aggressività ci sono due facce, nutrire e distruggere: indissolubili, dal momento che non si può addentare un cibo per nutrirsene senza distruggerlo.
Anche nello sviluppo della nostra vita questo paradigma si ripropone in molte fasi: per rendere qualcosa “buona per sé”, infatti, è necessario nutrirsene, addentarla, masticarla, assimilarla. Senza accorgercene, facciamo così anche da adulti.

Come il cibo consente di soddisfare i bisogni del corpo, allo stesso modo le esperienze nell’ambiente e con l’altro consentono di soddisfare i bisogni psichici. Un bambino nasce immaturo nel corpo e nella mente per cominciare a mordere e, solo dopo qualche mese, comincia a sviluppare competenze in tal senso.

Il bambino morde a 8 mesi

La “sana aggressività” nasce con lo sviluppo dei denti e del mordere, intorno a 8 mesi. In questa fase dello sviluppo, grazie ai denti frontali, il bambino sviluppa la capacità fisica e mentale di scegliere se masticare il cibo, ingoiarlo, oppure rifiutarlo. Non solo mangia, ma pensa: questa competenza, come si intuisce, è fondamentale per lo sviluppo di una sana personalità, orientata alla scelta di ciò che è utile per il nostro benessere.

Mezzo per riconoscere forme e sapori

A questa età il bambino utilizza la bocca come canale privilegiato di conoscenza del mondo, e il suo  mordere e assaggiare rappresenta un passaggio fondamentale per riconoscere forme, sapori e odori. Oltre ad alleviare il fastidio dato dalla crescita dei denti.

Il bambino morde a 8 mesi: cosa bisogna fare?

Anche nell’allattamento al seno c’è un momento in cui compare il morso del capezzolo, e questo non è certo piacevole per la mamma, che spesso pensa che ci sia un rifiuto o qualcosa che non va. In realtà rappresenta un comportamento esplorativo, anche in termini di verifica della reazione materna. Generalmente è sufficiente verbalizzare un “no, non si fa”, seguito dall’allontanamento dal capezzolo, per far imparare al bimbo che non è un comportamento gradito.

Il bambino morde a 1 anno

Dopo i 12 mesi il bimbo, lodato per la sua capacità di mordere i cibi a tavola, utilizza il morso anche in altri contesti, per giocare e attirare l’attenzione su di sé e sulle sue abilità.

Modo istintivo per comunicare

Ancora incapace di esprimersi con le parole, il morso rappresenta un modo istintivo di comunicare che va indirizzato verso comportamenti socialmente corretti. Il contesto in cui appare questo comportamento, del resto, è importante e prezioso. L’incapacità di esprimersi porta i bambini a mordere, talvolta, anche in casi di intense emozioni positive, come durante il gioco con la mamma.

Il bambino morde a 1 anno: cosa bisogna fare?

Non essendoci ancora un’intenzionalità, nel caso in cui il morso causi dolore agli altri è importante guardare sempre negli occhi il bambino e verbalizzare “non si fa” o “mi/gli hai fatto male”. Inutili lunghe spiegazioni, che non capirebbe, o peggio, mortificazioni e punizioni che in questa fase risulterebbero soltanto inibitori negativi della espressione di sé e della propria intenzionalità relazionale.

Il bambino morde a 2 anni

Intorno ai 2 anni il bambino è consapevole del gesto del morso, ma non ha ancora la competenza di gestire un conflitto in modo costruttivo o per trovare un modo sano di scaricare la tensione psicofisica.

Strumento per esprimere la frustrazione o la rabbia

Per questo, il morso rappresenta l’indicazione del proprio spazio e dei propri confini: “non puoi andare oltre” o “non ce la faccio più” o “non so che fare”. Anche in questa fase, non dobbiamo dimenticare che imparare a “masticare”, quindi ad “aggredire” il mondo in modo sano e costruttivo, è un percorso che accompagna la crescita e che è estremamente vitale. Attraverso queste azioni, il bambino assimila ciò che gli serve e allontana ciò che non è buono per lui. Che voglia esprimere la sua identità attraverso i rifiuti o la rabbia, è quindi un fatto del tutto normale.

Il bambino morde a 2 anni: cosa bisogna fare?

L’obiettivo quindi non è inibire ogni forma di aggressione ma indirizzarla verso forme corrette e socialmente accettate, oltre che “mettere in parola” ciò che il bimbo ancora non sa esprimere.

Per un adulto, che interpreta con preoccupazione l’espressione del morso o dell’aggressività, è importante comprendere che il bambino non ha  chiara consapevolezza del motivo per cui li usa, per questo non serve chiedere “perché l’hai fatto?”. Esistono, tuttavia, delle regole di comportamento che possono essere date ai bambini senza far sentire loro rifiuto o mortificazione. Le regole sull’aggressività e sulla violenza fanno parte di queste.

Il bambino morde a 3 anni

Dopo i tre anni si possono verificare negli adulti preoccupazioni per il comportamento di un bimbo che comincia (o continua) a mordere. In alcuni casi, gli sforzi per cambiare quel comportamento sono stati inefficaci. Qualche volta, il problema non si limita ad un episodio o un singolo morso, ma si ripete a casa o a scuola.

Espressione di una richiesta di aiuto

In questi casi, il morso può diventare un “appello alla relazione”, ovvero il modo più naturale possibile perché un bambino esprima in modo istintivo una richiesta di aiuto per una situazione che non sa affrontare (perché non ne ha le competenze). Qualche volta si accompagna alla nascita di un fratellino, o allo stress dell’inserimento a scuola, o di una separazione, o di un cambiamento importante per il nucleo familiare.
Per dirla più semplicemente, il bimbo cerca di esprimere un disagio che percepisce come urgente, e lo fa nel solo modo che conosce. All’adulto chiede di ascoltarlo, e di aiutarlo a placare il suo disagio.

Il bambino morde a 3 anni: cosa bisogna fare?

A 3 anni è già possibile per un bambino cominciare a riconoscere l’emozione, se un genitore con calma e fermezza si mette al suo fianco per dare un nome a ciò che prova. Dare voce, legittimità, alla rabbia dei bambini, quindi riconoscerla e comprenderla, significa farli sentire visti, capiti, compresi, considerati, e questo già da solo basta a placare parte della loro frustrazione.

Il primo passo per sostenere l’aggressività di un bambino è riconoscerla. Ci sono frasi semplici ma molto efficaci, una delle quali è: “capisco che sei molto arrabbiato, che questa cosa non ti piace, che è brutto per te…”.

Come insegnare al bambino a non mordere

Un bimbo ancora piccolo non ha capacità di esprimere le sue emozioni se non con la spontaneità corporea. La sua agitazione è dunque un messaggio rispetto al “come sta”. Aiutarlo ad esprimere i suoi vissuti potrebbe essere certamente un passo importante: oltre che chiedergli direttamente cosa lo fa arrabbiare, o lo preoccupa, si potrebbe chiedergli di disegnarlo (ad esempio: “disegniamo Luca quando è a scuola”), e provare a “mettere parola” insieme a lui. L’intento è quello di permettere al bambino di esprimere i suoi bisogni, guidati dall’idea che nessun comportamento inizia se non con un’intenzionalità comunicativa per l’Altro, in questo caso per chi si prende cura di lui.

Tutto questo masticare, distruggere, dunque, non ha la valenza negativa che i modelli educativi rigidi di un tempo insegnavano e trasmettevano: si viene al mondo “rompendo” le membrane placentari, e da lì è tutta una serie di “rotture di equilibri” senza i quali non si promuove il cambiamento.

Anche il senso del potere, che ben si esprime attraverso il morso, è fondamentale per la crescita di un bambino, dal momento che gli dà il senso di fiducia in se stesso e nella possibilità di manipolare l’ambiente senza distruggerlo (e questo è un esercizio che si apprende sperimentando). Tutto questo non significa, tuttavia, che ogni bambino dev’essere totalmente libero di agire come gli aggrada, al di fuori di ciascuna regola.

Riguardo al tema delle regole: perché una regola sia davvero assimilata, è importante che, dopo una fase in cui viene accettata incondizionatamente (come il latte della mamma per un neonato), venga usata come materiale da “esperimento”.

Proprio come un neonato comincia a giocare col cibo, lo manipola, lo sputa, ogni bambino prova a manipolare e sputare le regole ma anche le relazioni, per vedere che succede.
Cosa succede se metto alla prova la maestra? E se mi comporto male, i miei genitori mi vorranno ancora bene? Sono solo piccoli esempi, ma rappresentano il modello di pensiero del bambino piccolo.

Per questo è possibile usare dei libri o delle storie per dare valore ai comportamenti positivi. Successivamente, è importante complimentarsi e lodare un bambino quando si comporta “bene”: questo servirà a far capire che esistono dei modi alternativi di esprimere i sentimenti e di risolvere i problemi, inclusa la possibilità di rivolgersi ai genitori e agli insegnanti quando qualcosa non va.

8 consigli per disincentivare l’azione del mordere

Ecco quindi, in sintesi, alcuni comportamenti da seguire per disincentivare l’azione del mordere:

  • dire subito con delicatezza ma con fermezza che non si fa, guardando il bambino negli occhi
  • non ridere, non umiliare, non deridere il bambino quando morde o si arrabbia
  • fornire oggetti adeguati all’età che possano essere morsi per alleviare il fastidio ai denti
  • non rispondere all’aggressività con l’aggressività (non sarebbe un modello coerente)
  • non usare il mordicchiare per gioco
  • cercare di dare parola ai sentimenti del bambino
  • usare favole e disegni per fornire modelli positivi e per favorire l’espressione dei sentimenti del bambino
  • lodare i comportamenti positivi