E’ di ieri () la notizia che un giudice di Salerno ha autorizzato una diagnosi preimpianto nel corso di una procreazione assistita. La diagnosi preimpianto permette di stabilire se l’embrione che si sta per inserire nell’utero della donna è sano: questo tipo di esame, infatti, permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche. Nella Legge 40/2004, che riguarda (cito testualmente) le Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, tale prassi viene vietata. Eppure…

Eppure una coppia lombarda portatrice di una grave malattia ereditaria, l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1(SMA1), ha chiesto (ed ottenuto, a questo punto) di poter eseguire tale diagnosi. La SMA1 è una malattia che causa l’atrofia e la paralisi di tutta la muscolatura scheletrica e provoca la morte dei bambini molto piccoli. La coppia in questione, infatti, ha già perso un bambino di 7 mesi e ha avuto 4 aborti spontanei.

Di fronte ad una situazione del genere, il giudice ha dato ragione alle richieste della coppia, che chiedeva appunto l’impianto di un feto, solo se sano. Questa sentenza riapre un dibattito mai veramente sopito e mette sotto scacco quanto enunciato dalla Legge 40. Il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella si è chiaramente schierata in modo netto contro questa decisione del giudice.

Al di là delle polemiche, la domanda che ogni volta mi pongo è proprio questa: vale davvero la pena avere un figlio a tutti (ma proprio tutti) i costi?