Proprio ieri davanti a scuola una mamma di bambina settenne mi raccontava di come sua figlia ormai non guardi più i cartoni animati, ma sia dedita ai telefilm per ragazzi del calibro di High School Musical e Hannah Montana (che nel nostro lessico famigliare è stata fin da subito ribattezzata Hannah Montata). Per me, madre di un bimbo settenne che ancora ama guardare i Numerotti, è praticamente fantascienza. Eppure proprio oggi su La Stampa è apparsa un’inchiesta piuttosto interessante.

Secondo quanto apparso sul quotidiano torinese, infatti, i telefilm per ragazzi stanno via via erodendo lo spazio ai cartoni animati, coinvolgendo fasce d’età sempre più basse. Se fino a pochi anni fa High School Musical era roba da studenti delle Scuole Medie, oggi il bacino di fan di questo genere di serie TV si è ulteriormente allargato e comprende bimbi di 8 o 9 anni, e anche meno.  I sociologi hanno un nome ben preciso per questo fenomeno: adultizzazione dei bambini. Si tratta, cioè, della tendenza a considerare bambini sempre più piccoli alla stregua di pre-adolescenti, spingendo in questo modo sulla leva dei consumi (trucchi, vestiti, gadget, comportamenti “da grandi”). D’altro canto, gli adulti sono sempre più immaturi. Ed ecco allora che genitori e figli si ritrovano perfettamente in sintonia, a guardare Hannah Montata.

Non tutti la pensano proprio così, e non tutti i palinsesti dei canali digitali dedicati alla programmazione per bambini e pre-adolescenti seguono questa “filosofia di vita”: come ci insegna anche l’esempio della Melevisione, è possibile proporre programmi trasversali, che piacciano ai grandi ma al contempo salvaguardino i bimbi. Un esempio? La programmazione di Nickleodeon, o quella di Boomerang: proporre I pinguini di Madagascar o Scooby Doo è una scelta intelligente di coinvolgere sia i bimbi, sia mamma e papà.

Cosa ne pensate? Vale la pena proteggere i bambini (e le bambine, soprattutto) da questi film tv oppure è inevitabile lasciare che li guardino?

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