Con il termine “rooming in” (dall’inglese “dentro la stanza”) si indica una particolare formula di degenza ospedaliera prevista nei reparti maternità che consente alla neomamma di tenere nella propria camera il bambino appena nato. Normalmente dopo il parto i neonati vengono sottoposti ad alcuni controlli pediatrici e quindi trasferiti nella nursery dove sono affidati alle cure di personale specializzato per essere riportati alla madre in occasione delle poppate fissate, in genere, a intervalli di 3-4 ore circa.

Con il “rooming in”, invece, sin dalle prime ore che seguono la nascita è possibile mantenere uno stretto contatto con il bambino, attaccarlo al seno quando lo richiede e cominciare subito a prendersi cura di lui grazie alle indicazioni delle puericultrici. Solitamente due sono le principali formule di “rooming in”:

  • la formula “24 ore su 24”, che prevede anche il pernottamento del piccolo nella camera con la mamma;
  • la formula “parziale” in base alla quale il neonato, dopo aver trascorso la giornata con la madre, viene trasferito a dormire nella nursery e riportato alla mamma solo quando va allattato in modo da lasciarla libera di poter riposare qualche ora di notte.

Un’altra modalità per favorire un contatto più ravvicinato tra madre e figlio durante la degenza ospedaliera è, infine, quella del cosiddetto “nido aperto”. La nursery si trasforma in uno spazio sempre accessibile in cui la mamma può andare a trovare il piccolo quando desidera e stare con lui quanto vuole.

Il “rooming in” favorisce l’allattamento al seno infatti, sia la più alta frequenza di suzioni sia il tenere sempre il bambino con sé consente, sollecita e aumenta la produzione di colostro e poi di latte da parte della ghiandola mammaria. Ma favorisce anche l’attaccamento reciproco tra madre e figlio.

Avete potuto sperimentare il “rooming in” quando avete partorito? Cosa ne pensate? Se aveste possibilità di scelta cosa preferireste?

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