Sono la mamma di due figli rugbisti e non me lo sarei mai immaginato… nel senso che fino a qualche anno fa non avevo un’idea molto positiva del rugby: mi sembrava un gioco troppo fisico, in cui ci si potesse far male, fatto di mischie, spintoni e bambini infangati. Poi, assolutamente per caso, in un pomeriggio di sole al parco, ci siamo ritrovati tra bambini e allenatori che giocavano in mezzo a un prato. Era una delle giornate dedicate al Rugby nei parchi, iniziativa che anche quest’anno si ripete nei parchi di Milano.

Si tratta di una manifestazione per far conoscere la magia del rugby a bambini (maschi e femmine) dai 6 ai 13 anni, organizzata dal Comune di Milano e Rugby Grande Milano, con la sponsorizzazione di Gruppo Mediobanca (tutte le news sulla pagina facebook). Oltre 30 istruttori a disposizione per far giocare i bambini con la mitica “palla ovale” trascorrendo qualche ora all’aperto in allegria. Prossimi appuntamenti: 19 maggio, ore 10.00, Parco Forlanini e 2 giugno, ore 10.00, grande festa finale all’Arena, alla presenza del campione e allenatore Diego Dominguez. In quell’occasione sarà possibile aggiudicarsi uno dei 10 premi messi in palio da Mediobanca: la possibilità di partecipare al Diego Dominguez Rugby Camp.

Ma vale davvero la pena di far conoscere il rugby ai bambini? E qui, metto in campo la mia esperienza di mamma: sì, è davvero uno sport educativo, uno dei quelli che non solo fa bene al corpo, ma insegna a vivere. Riporto una frase che esprime davvero cosa penso del rugby (è scritta sul sito della società dove giocano i miei figli):

“Sul rugby se ne dicono tante… ad esempio, che è scuola di vita e che della vita stessa è imitazione e metafora. Si dice pure che insegni cose qualunque come lealtà, correttezza e rispetto per gli altri, più un sacco di piccoli e grandi trucchi che tornano sempre buoni su questa terra. Molti sono convinti che renda sfavorevoli alla resa, refrattari al lamento. Amatori Rugby Milano Junior non sa come stia davvero la faccenda. Però è certo che i giovani di ogni età si divertono, che chi ha giocato a rugby non se l’è più tolto dalla pelle e che chi s’inzacchera col fango guarda il mondo con altri occhi. Migliori”.

Seguendo i miei figli sui campi da rugby, accompagnandoli per tornei in giro per l’Italia (altra cosa che mai avrei immaginato di fare) ho imparato anche io tante cose. Ho imparato a sfatare un sacco di falsi miti sul rugby, a partire dal fatto che sia uno sport violento. E’ uno sport di contatto, certo, ma non ho mai visto bambini giocare in modo violento, decisi a far male agli avversari. Correttezza e rispetto sono davvero valori vissuti in campo e fuori dal campo. Anche gli avversari che si incontrano durante la partita, diventano amici con cui festeggiare durante il terzo tempo: finito il torneo, tutti mangiano e giocano insieme, uniti dalla passione per il rugby.
Altro mito da sfatare: non bisogna essere “colossi” per giocare a rugby. I miei figli sono tutt’altro che “piazzati” e neanche troppo alti, eppure hanno trovato un loro ruolo. Perché il rugby è davvero un gioco di squadra, quindi tutti i “talenti” vengono valorizzati. E si vince proprio quando si impara che a fare meta non puoi andare da solo, che se ti placcano, trovi sempre un compagno dietro di te a cui passare la palla, che se tu cadi, qualcun altro farà altri 10 metri con la palla sotto il braccio perché gli hai aperto la strada. Così, quando un compagno schiaccia la palla in meta, puoi davvero gioire perché è anche merito tuo.

Una cosa, invece, è assolutamente vera: il fango. Se anche è una giornata di sole, puoi star certa che sul campo da rugby una pozzanghera c’è sempre, quanto basta perché i tuoi figli tornino a casa sporchi da capo a piedi. E questa è una di quelle cose che una mamma deve sapere…