La febbre non è una malattia. Al contrario si tratta di un meccanismo di difesa del nostro organismo. Quando entra nel corpo un batterio si alza la temperatura ed in questo modo molti germi vengono distrutti. Perciò non sempre bisogna affrettarsi a far scendere la temperatura un po’ più alta del normale.

Ma a questo punto ci poniamo la domanda: “Cosa vuol dire normale?”

La temperatura normale del bambino oscilla tra i 36 e 37 °C. Dal 37 al 38 di considera febbricola e dal 38 al 40 °C è febbre. A questo punto occorre prendere delle precauzioni contro l’aumento ulteriore della temperatura e andare dal pediatra. Sopra i 40 °C si chiama ipertemia e in questo caso oltre a cercare di far scendere la febbre si deve andare all’ospedale.

La temperatura del corpo raggiunge i valori più bassi quando si dorme, di notte (se tocchiamo il nostro bambino mentre dorme, è normale che possa sembrare freddo). Al contrario, raggiunge i valori più alti alle 6 del pomeriggio. Infatti, la cosa più comune è che ai bambini che soffrono di angina, otite o altre infezioni, salga di solito la temperatura corporea dopo il riposino pomeridiano.

Dunque quando la febbre sale e supera i 38°C conviene subito correre ai ripari per farla scendere e in che modo:
somministrando al bambino gli antipiretici, come il paracetamolo, l’acido acetilsalicilico o l’ibrupofene, che non devono mai mancare nell’armadietto dei medicinali. Le dosi possono essere ripetute ogni 4 o 6 ore;
svestire un po’ il bambino se in casa c’è una temperatura intorno ai 21 °C;
preparare un bagno di acqua tiepida (35-36°C), e immergere il piccolo per circa tre minuti. Una volta tirato fuori dall’acqua non è necessario avvolgerlo con una coperta e non tenerlo in braccio ma metterlo a sedere sul fasciatoio e asciugarlo, tamponando con un asciugamano;
applicare dei panni umidi sulla fronte, all’inguine, sul collo e sul lato interno dei gomiti. Non usare però alcol perché in un primo momento sembra che la temperatura scenda, ma l’effetto è precisamente opposto.

Tra i metodi di misurazione della temperatura nei bambini, quelli rettale e orale sono i più precisi. Anche la misurazione ascellare può andare bene, ma può dare dei risultati variabili perché misura la temperatura della pelle che è influenzata maggiormente dall’ambiente. In ogni caso la scelta del modo di misurazione va fatta in base all’età del piccolo e alla sua capacità di rimare fermo per almeno tre minuti. Una temperatura interna, o rettale, sopra i 38°C è considerata febbre. Mentre una temperatura esterna, o ascellare, è considerata febbre se supera i 37,5 °C.

La febbre alta potrebbe provocare anche convulsioni febbrili. Non si sa perché ma molti specialisti le collegano all’immaturità cerebrale, soprattutto del centro regolatore della temperatura corporea. Sono contrazioni muscolari involontarie provocate da anormali impulsi nervosi. Possono essere toniche quando i muscoli diventano rigidi, o croniche quando i muscoli si contraggono e si rilassano bruscamente. Queste crisi di solito sono seguite da una perdita di conoscenza che può durare vari secondi. Dunque per prevenirle è necessario tenere sotto controllo la temperatura impedendole di salire molto.

Le convulsioni febbrili non provocano nessun danno cerebrale e per la metà dei bambini una volta sofferta una convulsione, l’episodio non torna a verificarsi ma comunque è sempre bene fare tutti gli accertamenti necessari per scartare le malattie come l’epilessia. Ma cosa fare se il nostro bambino è in preda a una crisi:
– la prima cosa da fare è quella di cercare di restare calmi, non farsi prendere dal panico e guardare l’orologio per vedere quanto dura una crisi per poterlo dopo riferire al medico;
non cercare di aprire la bocca al bambino né di forzare i muscoli;
– una volta passata la crisi, metterlo su un fianco per evitare il rischio di soffocamento se vomita e correre subito al pronto soccorso.

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