I piccoli hanno la pelle molto sensibile e perciò più predisposta agli arrossamenti e alle irritazioni. Soprattutto in estate occorre qualche precauzione in più poiché il caldo stimola la riproduzione di insetti che diventano più aggressivi. E per questo motivo è bene proteggere i piccoli con repellenti specifici per difenderli dalle punture di zanzare, vespe, tafani, calabroni e api.

Per cominciare vediamo insieme quali sono gli accorgimenti da adottare per la prevenzione:
non usare profumi o deodoranti perché gli insetti ne sono attratti;
cospargere la pelle del piccolo con un prodotto repellente a base di sostanze naturali (come lo spray al geranio);
usare diffusori elettrici a pastiglia o a carica liquida che liberano la sostanza repellente per riscaldamento o combustione;
applicare zanzariere al letto del bimbo o alla culla;
vestire il bambino con indumenti di colore neutro in quanto gli insetti sono attratti dai colori sgargianti;
– fare indossare scarpe, pantaloni e camicie a maniche lunghe specie se si va al parco o in campagna;
evitare i ristagni d’acqua nei sottovasi;
tenere il bambino lontano da zone in cui potrebbero annidarsi vespe e calabroni, per esempio dove ci sono tronchi abbattuti, cespugli e pozze d’acqua stagnante.

Ora invece osserviamo nel dettaglio i vari insetti e vediamo cosa fare in caso di puntura.

Le zanzare si trovano soprattutto dove vi è la presenza di acqua, come stagni e laghetti. Hanno il corpo allungato, zampe sottili e due ali strette e trasparenti. Solo le femmine pungono per trarre nutrimento dal sangue di animali e di uomini, attratte dall’odore del corpo, dalle fonti di luce e dalla temperatura calda. Attaccano soprattutto dal tramonto alle prime ore del mattino, anche se è possibile essere punti durante il giorno quando fa molto caldo o se si è in zone vicino a fiumi, paludi e acquitrini. Le punture delle zanzare si concentrano soprattutto su viso, braccia, gambe e piedi.
Quando punge la zanzara provoca un rigonfiamento arrossato della parte colpita, chiamato pomfo, accompagnato da prurito che diventa più intenso se il bambino è particolarmente sensibile, ma generalmente tende a scomparire nel giro di un paio di giorni.
Cosa fare:
lavare con acqua fresca la parte del corpo colpita e, per alleviare il prurito, premere sulla puntura per una decina di secondi, per esempio con un’unghia;
controllare che il bambino non si gratti, per evitare che aumenti il prurito e che la lesione si infetti;
applicare, una volta al giorno, una pomata al cortisone se l’irritazione è molto estesa e il piccolo ha problemi di respirazione. Si può ricorrere anche agli antistaminici per bocca ma entrambi i farmaci devono essere prescritti dal pediatra.

Le api appartengono alla famiglia degli imenotteri (insieme a vespe e calabroni), e hanno il corpo tozzo di colore bruno rossastro, rivestito da uno strato protettivo, provvisto di setole e peli, antenne e una lunga proboscide. Le api pungono soltanto a scopo difensivo, cioè quando si sentono minacciate e quindi avvertono la necessità di tutelarsi. Lunghe in media due centimetri, le api sono dotate di un pungiglione collegato a una particolare ghiandola che contiene una sostanza velenosa. Il pungiglione di questi insetti è dotato di uncini che ne impediscono la fuoriuscita dopo la puntura ed è per questo che le api dopo aver punto restano mutilate e muoiono.
Normalmente nella zona della puntura si forma subito una chiazza gonfia, rossa e dolente. Al centro, può essere visibile un punto nero e questo significa che è rimasto il pungiglione. Se le punture sono numerose il bambino può presentare vomito, diarrea, mal di testa e febbre per la grande quantità di veleno iniettato. Diverso è il caso di punture sulla lingua o sulla bocca, che possono provocare problemi di respirazione. I bambini predisposti, invece, possono avere sintomi di allergia, fino allo shock anafilattico (una seria reazione che va trattata in Pronto soccorso).
Cosa fare:
estrarre delicatamente il pungiglione se è rimasto conficcato, con una pinzetta o con un ago sterile;
disinfettare la zona della puntura applicando, su consiglio del pediatra, una pomata al cortisone;
portare il piccolo al Pronto soccorso se in precedenza ha avuto una reazione allergica grave alla puntura di un’ape o in presenza di difficoltà di respirazione.

Le vespe, a differenza delle api, non sono ricoperte di peli e si presentano piuttosto lunghe con la livrea a strisce nere e gialle. Vivono soprattutto in campagna, nei frutteti o nelle coltivazioni di vite, dove trovano nutrimento. A colpire è la vespa di sesso femminile, soprattutto in presenza di alte temperature. Questi insetti sono dotati di un aculeo comunicante con una ghiandola che contiene veleno. Ed al contrario delle api, le cugine vespe possono pungere più volte iniettando veleno.
Quando la vespa punge provoca dolore, accompagnato da gonfiore e arrossamento della pelle causati dal veleno iniettato. Diventa pericolosa se il bambino viene punto sulla bocca, sul naso o sul collo, o se il veleno iniettato raggiunge un vaso sanguigno. In alcuni casi, i sintomi possono essere allergici e arrivare fino allo shock anafilattico.
Cosa fare:
un impacco freddo aiuta ad attenuare il dolore e a ridurre il bruciore della puntura;
lavare e disinfettare la zona e, dopo aver consultato il pediatra, vi si può applicare una pomata al cortisone;
portare il piccolo al Pronto soccorso presenta i segni di shock anafilattico, come difficoltà di respirazione, accelerazione del battito cardiaco, orticaria.

I tafani assomigliano a grosse mosche, più tozze e grandi, di colore grigio-giallognolo e con occhi verdi o neri. Vivono nell’ombra su pascoli, prati, boschi e nelle stalle dove si trovano gli animali come cavalli, mucche e bovini, da cui succhiano il sangue necessario al loro sostentamento. Possono attaccare anche l’uomo, di solito durante il giorno, e diventano più aggressivi con climi caldi e afosi. Una particolarità di questi insetti consiste nel fatto che non emettono alcun ronzio e volano esclusivamente durante le ore di luce. Inoltre, possono pungere anche attraverso i vestiti in quanto provvisti di una micro-proboscite.
Il morso di un tafano è molto doloroso. Questo insetto, infatti, non fora la pelle ma la “squarcia” con la sua bocca munita di piccolissime lame che vengono utilizzate come forbici. La puntura di questo insetto provoca un pomfo più esteso rispetto a quello della zanzara e si infetta più facilmente, formando una pustola.
Cosa fare:
alleviare il dolore causato con impacchi di ghiaccio in quanto il freddo ha la capacità di anestetizzare la parte colpita e attenua il fastidio;
– quando l’arrossamento e il gonfiore sono molto estesi, si può ricorrere a una pomata cortisonica e agli antistaminici per bocca, sempre dopo aver consultato il pediatra.

Ed infine i calabroni, insetti molto grossi, simili alle vespe ma molto più grandi, possono essere di colore nero oppure con schizzi di colore rosso, giallo e nero sul corpo privo di pelo. Si trovano soprattutto in campagna, nei campi, nei frutteti o nei filari di vite. Così come le vespe, i calabroni possono pungere più di una volta, in quanto non perdono il pungiglione.
La puntura del calabrone è molto dolorosa e provoca arrossamenti e gonfiori nella parte del corpo colpita in quanto è in grado di iniettare dosi molto elevate di veleno e di infliggere più punture. Nei bambini predisposti, questo veleno può causare uno shock anafilattico, cioè una reazione molto seria dell’organismo per cui è necessario rivolgersi subito al Pronto soccorso.
Cosa fare:
– per attenuare il dolore che provocano le punture di questi fastidiosi insetti, è importante applicare del ghiaccio sulla zona colpita;
recarsi immediatamente al Pronto soccorso se il bambino ha anche difficoltà di respirazione, labbra gonfie e altri sintomi allergici seri.

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