In una landa isolata e inospitale vive Hiccup, il goffo e impacciato adolescente figlio del capo del villaggio. Tanto Hiccup è mingherlino, quanto il padre è possente e nerboruto, tanto il padre è l’emblema dei valori guerrieri e del coraggio virile richiesto ai vichinghi, quanto il figlio non si riconosce in quei valori e in quel modo di vivere e soprattutto nella lotta senza quartiere che la sua popolazione ha da sempre ingaggiato con i draghi che la funestano.
Il conflitto generazionale
In un mondo dove uccidere i draghi è la maniera per dimostrarsi valorosi guerrieri, Hiccup, nel tentativo di uccidere un drago e compiere la sua iniziazione all’età adulta, si ritroverà a stringere un’amicizia proprio con uno di essi…
Il conflitto generazionale padre-figlio è presentato in questo film sotto molteplici sfaccettature: la difficoltà incontrata da Hic nel riconoscersi nella mentalità del padre e, di contro, il suo disperato desiderio di essere amato, che lo induce a nascondergli i suoi veri sentimenti… tutti conflitti che chi è stato adolescente ha ampiamente sperimentato. La scelta di affrontare tematiche tipicamente adolescenziali, che differenzia il film dai libri da cui è tratto () è proprio uno dei meriti di questo film.
Anche il personaggio di Astrid è una novità rispetto ai libri di Cressida Crowell. Il suo personaggio ipercompetitivo nell’addestramento draghi a cui tutti i ragazzi vengono sottoposti, diventa l’emblema dello spirito di competizione con i maschi che spinge molte ragazze ad assumere atteggiamenti tipicamente mascolini.
Il valore dell’amicizia
Il film affronta anche il tema dell’amicizia, un’amicizia tra esseri apparentemente lontanissimi, quella tra Hiccup e Sdentato, il drago ferito che che Hic aiuterà a tornare a volare. I primi timidi tentativi di approccio mi hanno fatto pensare ad uno dei dialoghi più belli del Piccolo Principe:
Se tu vuoi un amico addomesticami! [...] In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…
La rivincita di un outsider
Questo film ci insegna a non rinunciare ai nostri sogni, a credere che anche quel che sembra impossibile può essere realizzabile, se solo ci crediamo davvero. Questo film ci insegna a guardare il diverso con sguardo scevro da condizionamenti e sovrastrutture, che la forza e la violenza sono sempre il mezzo più inefficace, che ci può essere spazio per il dialogo e la madiazione anche se l’altro è radicalmente diverso, anche se l’altro ci fa paura. Quello che rende il film particolarmente interessante e attuale è la spinta a rivedere l’atteggiamento di chiusura e di rifiuto che ci induce a giudicare sulla base di stereotipi che accecano e impediscono indipendenza e lucidità di giudizio.
Anche il finale è atipico: niente lieto fine per Hic, ma una “morale pacifista”, sì, almeno, è quello che ho colto io nel film
ma al di là delle mie (forse troppo filosofeggianti) interpretazioni, si tratta di una visione che vi consiglio vivamente: il film è davvero divertente e adatto a tutti, il 3D non è un inutile orpello ma serve bene la sceneggiatura e valorizza certi passaggi del film, in prmo luogo i voli a dorso di drago di Hccup.
Contenuti speciali
Eccellente il lavoro di lancio del film, che ha saputo sfruttare appieno i nuovi media, a questo proposito, vi ricordo di visitare la fan page su Facebook e di provare a giocare online, ecco il link al gioco ufficiale del film: www.dragontraining.it. Sotto, due featurette. Qui, invece, trovate l’articolo di Agenda.Filastrocche contenente i video degli sketch sportivi di Dragon Trainer. Soprattutto, vi consiglio di vedere il film al cinema: a me è piaciuto un sacco































