Se dopo la gravidanza la tua pancia non è tornata più quella di prima, forse non hai un semplice problema estetico ma potrebbe trattarsi di diastasi.

Che cos’è la diastasi?

La diastasi è di per sé un fenomeno normale in gravidanza.

Si tratta della “divisione” longitudinale del retto dell’addome, il muscolo principale della parete addominale anteriore.

Durante la gravidanza,  le due parti di cui è costituito questo muscolo si allontanano eccessivamente l’una dall’altra a causa della pressione esercitata dall’utero in crescita. Ma anche per i cambiamenti ormonali tipici di questa fase. In questo modo le due parti che costituiscono questo muscolo si separano, allontanandosi dalla linea mediana. Ed è lì che si crea un vero e proprio “buco” che può essere più o meno largo.

Si parla di diastasi addominale quando la distanza tra la fascia destra del retto addominale e quella sinistra resta di almeno un paio di centimetri.

Diastasi

Un terzo delle neo mamme ne soffre

La diastasi dei retti addominali è un problema molto diffuso. Un disturbo di cui si parla poco e difficile da diagnosticare.

Circa due terzi delle donne in attesa sono affette da diastasi ma di solito si risolve spontaneamente nei primi 4-5 mesi dal parto. Diventa invece un problema per un terzo delle neo mamme, che continuano ad avere questo disturbo anche 12 mesi dopo la nascita del bambino.

Come rivelano i dati dell’Associazione Diastasi Italia ODV nata proprio a Gennaio di quest’anno per diffondere la conoscenza di questo disturbo così frequente ma poco conosciuto. Permettere alle donne di fare autodiagnosi e trovare i centri giusti dove potersi curare.

Sintomi

Il primo campanello d’allarme della diastasi è la pancia gonfia anche dopo 5-6 mesi dal parto, con l’ombelico che tende a sporgere.

Un altro segnale tipico è una sorta di cresta (detta anche “pinna”) che, sempre a diversi mesi dal parto, si forma in corrispondenza della linea alba, quindi dalla base dello sterno all’ombelico. Si vede in modo molto chiaro quando, sdraiate sulla schiena e con le ginocchia flesse, si prova a eseguire il classico crunch, addominale

L’autovalutazione

Da sole si può testare la distanza tra le due fasce del muscolo retto: basta inserire la punta delle dita di una mano nella fessura che si viene a creare, trasversalmente rispetto al retto dell’addome. Se almeno due dita sprofondano, può trattarsi di diastasi. La vera diagnosi, comunque, va fatta dal medico, con un’ecografia della parete addominale o una risonanza magnetica. La diastasi é spesso difficile da diagnosticare.

In questo video si può facilmente provare a capire se se ne soffre e avere anche una misura indicativa della sua ampiezza.

Istruzioni per l’autovalutazione

Sdraiata supina piega le ginocchia tenendo la piante dei piedi appoggiata a terra. Metti una mano dietro la testa e l’altra sopra il muscolo addominale. Le dita devono essere sopra la linea mediana ma parallele alla linea della vita all’altezza dell’ombelico. Premi leggermente con le dita sul muscolo addominale rilassato.

Solleva testa e spalle dal pavimento senza piegare il collo e senza avvicinare il mento allo sterno, come per effettuare il “crunch” (addominali) contraendo il muscolo addominale.

Muovi le dita a destra e sinistra alla cercando le pareti del muscolo. Se viene eseguita in modo corretto, a mano a mano che la contrazione aumenta, si dovrebbe notare una diminuzione del “foro” nell’addome, tra i due retti.

Si parla di diastasi quando:

  • la separazione tra i retti al tatto è larga almeno 2-3 dita;
  • non si riduce considerevolmente se si aumenta la contrazione degli addominali (anche se in alcuni casi potrebbe chiudersi completamente in contrazione);
  • si nota una piccola escrescenza che fuoriesce.

A questo punto è consigliabile un esame diagnostico specifico per valutare bene la distanza tra i due muscoli e l’entità del danno.

Diagnosi

In genere, il medico diagnostica la diastasi addominale attraverso l’ecografia dei muscoli della parete addominale per valutarne l’entità.

In caso di dubbi consiglierà di eseguire una risonanza magnetica (o una TAC).

È importante che il medico ecografista specifichi bene sul referto i centimetri di distanza e che cerchi eventuali ernie.

Cura

L’intervento chirurgico mediante  addominoplastica è l’unica soluzione che possa richiudere definitivamente la distanza che si è venuta a creare eliminando il fattore estetico e funzionale.

L’addominoplastica è un’incisione nella zona sopra il pube attraverso la quale verrà effettuata la ricostruzione della parete addominale che chiude la diastasi. Alla fine dell’intervento rimarrà solo un cicatrice simile a quella di un parto cesareo e il risultato sarà permanente. In caso di assenza di pelle in eccesso si può optare anche per diverse tecniche meno invasive come laparoscopia e endoscopia.

In alcune regioni italiane l’intervento è mutuabile con il Sistema Sanitario Nazionale.

QUI trovi un elenco degli ospedali e le schede dei chirurghi che operano in SSN.

Se la tua regione non eroga il servizio, puoi tranquillamente spostarti in qualsiasi altra regione. I tempi di attesa in lista variano da pochi mesi a diversi anni a seconda della struttura. Altrimenti ci si può rivolgere a chirurghi privati che operano a pagamento.

Consigli di workout

Il fisioterapista è la figura di riferimento quando il trauma (anche dovuto alla gravidanza) è recente (sotto l’anno) e poco esteso.

Un tipo di intervento non invasivo consiste nell’utilizzo del taping, fasce elastiche da applicare sull’addome che, grazie alla loro azione drenano e “massaggiano ad ogni movimento” la muscolatura superficiale e, anche attraverso la massoterapia manuale dell’esperto, si arriva così al tessuto connettivo.

Inoltre possono attenuare il gonfiore perché i tessuti vengono continuamente drenati/stimolati. In caso di ernia riescono a tenerla a bada non facendo uscire l’ombelico e mantenendo la pancia tonica e sgonfia.

Infine esercitano una funzione meccanica che durante l’applicazione migliora la stabilità e sostiene i muscoli: è per quello che viene utilizzato anche DURANTE le prestazioni sportive.

In questo caso la diastasi dei muscoli retti addominali non si risolve ma almeno non peggiora.

Esercizi consigliati

Anche in questo caso è bene affidarsi ad un esperto e cominciare con quel tipo di esercizi orientati alla tonificazione del muscolo trasverso dell’addome, che è quello situato più in profondità e che è il principale muscolo nell’azione di contenimento dei visceri.

È consigliabile quindi cominciare con gli addominali ipopressivi, per poi proseguire con esercizi che includano anche gli addominali più in superficie come appunto i retti, orientati al ripristino di elasticità e tonicità.

Esercizi sconsigliati

Qualsiasi movimento che metta in tensione il muscolo retto addominale, come ad esempio lo stretching, e i movimenti che si attuano durante la normale attività di tutti i giorni e che imprimono un’espansione al muro addominale:

  • rotazioni del busto;
  • supina sulla fitball;
  • addominali che pongono in tensione le fasce muscolari di superficie, obliqui e crunch;
  • il trasporto di qualsiasi oggetto pesante;
  • attenzione ad attacchi violenti di tosse.

Se malauguratamente dopo il parto dovessi andare incontro a crisi allergiche, influenze o raffreddori che provocano forti colpi di tosse, è consigliabile porre le mani sull’addome comprimendo verso il centro in modo tale da “mantenere unite” le due fasce del muscolo retto addominale per evitare che la diastasi possa peggiorare.