Perché è importante vaccinarsi contro malattie come morbillo, parotite e rosolia, che in Italia sono sparite?
Ne abbiamo parlato con il Professor Roberto Burioni, virologo e professore Ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e autore del libro ‘Il vaccino non è un’opinione’ (Mondadori).

Morbillo, parotite, rosolia

Malattie come il morbillo, la parotite e la rosolia non sono sparite. Grazie alle campagne di vaccinazione in paesi come l’Italia oggi non esistono quasi più. Ma questi dati non devono indurci in errore e pensare che si possa smettere di vaccinare la popolazione.

Queste malattie non sono scomparse. La loro virulenza è stata solo resa più debole dalle vaccinazioni.

La vaccinazione nel nostro Paese viene somministrata al bambino in due dosi: la prima tra i 13-15 mesi, la seconda a 5-6 anni. A quel punto il soggetto è immune per tutta la vita.

Morbillo: il caso della Romania

Per far comprendere l’importanza delle campagne di vaccinazione è emblematico il caso della Romania.Nel 2016 in questo paese in seguito a un calo delle vaccinazioni contro il morbillo i casi di malattia si sono praticamente centuplicati.

Si è passati dai 7 registrati nel 2015 ai quasi 700 (675) confermati nei primi 8 mesi del 2016 – e tre bimbi sono morti.

L’aumento è stato definito più che allarmante dal locale ministero della Salute che ha stigmatizzato “l’irresponsabile campagna contro le vaccinazioni dei bambini“. In Romania infatti nel 2014 c’era una copertura vaccinale contro il morbillo pari all’89% della popolazione. Un dato ben al di sotto di quelli che vengono considerati limiti di sicurezza. Secondo i dati, la percentuale è crollata negli anni, ma fino al 2002 era a quota 98%.

I tre bimbi morti non erano figli degli antivaccinisti, ma neonati di meno di un anno che non si erano ancora potuti vaccinare, visto che il vaccino non si può somministrare prima dei 12 mesi.

Poliomielite

La poliomielite è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale.

Le campagne vaccinali congiunte tra diverse nazioni hanno permesso che in molti Paesi la poliomielite sia completamente scomparsa.

Ma ci sono ancora 155 nazioni in cui la patologia si manifesta ancora con sporadici casi. Per esempio la Nigeria. Proprio in questi Paesi l’Organizzazione Mondiale della Sanità conta grazie a nuove campagne di vaccinazione di arrivare all’eradicazione della malattia entro la fine del 2017.

Smettere di vaccinarsi significa quindi rischiare la propria vita. E permettere il ritorno di queste malattie.

Poliomelite: il caso dell’Olanda

Nel settembre del 1992 in una comunità olandese che rifiutava le vaccinazioni la poliomielite è ricomparsa provocando decine di morti e di paralizzati a vita.
Non vaccinare espone a gravi rischi tutta la società. Ecco perché è importante farlo.