Ricordo ancora la faccia di mio figlio quando, durante una passeggiata nel parco, gli ho proposto di cingere le sue braccia intorno al tronco di un albero e di provare così a sentire scorrere la vita al suo interno. La sorpresa non era naturalmente solo sul volto di Emanuele ma soprattutto su quello delle persone che in quel momento passavano di lì e hanno visto noi due abbracciati agli alberi! Vi domanderete il perché di questo mio invito… La risposta non è tanto assurda quanto la proposta a mio figlio potrebbe sembrare. Semplicemente, una sera mi sono resa conto che tante volte la giornata di una mamma si conclude con una serie di “no” che non ti fanno poi assaporare niente di costruttivo: non mangiare quel cioccolatino perché la maestra ti ha già regalato una caramella, non giocare più di mezz’ora con la Nintendo, non rispondermi con quel tono, non tirare fuori tutti i tuoi giochi prima di averne riposto qualcuno… e così all’infinito.

Mi sono quindi chiesta se agli occhi di mio figlio il compito di una mamma potesse sembrare solo quello di vietare, o meglio, se consista realmente e principalmente in questo l’educazione. Ho cercato di mettermi al suo posto e provare a immaginare come mi sentirei se qualcuno dovesse tutto il giorno ricordarmi qualcosa o cercare di vietarmi qualcosa.

La mia sensazione non è stata appagante e ho concluso che i “no” ai figli sono certo necessari quanto il loro bisogno di dire mille volte al giorno “mamma!” ma che, proprio per questo, devono essere limitati a principi veramente prioritari per la crescita completa di una persona.

Il rispetto a 360 gradi è quanto non cesserò mai di esigere da mio figlio, un rispetto profondo, sentito, per tutto ciò che vive e in tutte le sue forme. E cosa c’è di meglio, mi sono detta, se non  l’ascoltare insieme la vita proprio là dove è più difficile percepirla?

Un albero è lì, fermo, immobile, non parla, non può esprimere il suo disagio quando un bambino gli strappa dei rami, quando ne abusiamo continuando a cambiare le matite dall’astuccio di nostro figlio anche se non sono ancora del tutto consumate, quando facciamo un uso indiscriminato della carta (un appunto sbagliato o un disegno mal riuscito e via… buttato l’intero foglio!).

Un albero, e come lui molto altro, non parla ma questo non significa che non viva; è proprio per questo che quell’abbraccio ha dato molti più frutti di tanti “no”.