L’allattamento al seno è una pratica importantissima per il corretto sviluppo psicofisico del neonato.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni sostiene ed incoraggia la diffusione e il sostegno dell’allattamento al seno in tutti i paesi. Le ricerche dimostrano benefici non solo per il bambino ma anche nella relazione tra mamma e bambino.

Ma ogni donna che ha allattato o che ha provato a farlo ha sperimentato personalmente quanto allattare al seno non sia una esperienza univoca. Una mamma con più figli può raccontare per ciascuno una storia diversa.

Per questo vi presentiamo lo studio di Jacqueline Kent, nota ricercatrice nel campo dell’allattamento che in occasione del 9° Convegno internazionale sulla lattazione e sull’allattamento al seno organizzato da Medela, ha presentato il suo studio che sfata l’esistenza di un concetto di “normalità” dell’allattamento al seno.

Allattamento al seno: non esistono regole

La ricerca della Prof.ssa Kent mostra come ogni relazione madre-figlio stabilita tramite l’allattamento al seno sia diversa. Questo legame è unico e si modifica nel tempo e in base alle specifiche esigenze di entrambi i soggetti coinvolti.

  • i neonati allattati al seno riescono a gestire l’assunzione di latte in base al proprio appetito e tasso di crescita; assumono esattamente ciò di cui hanno bisogno; perdono valore quindi parametri stabiliti a priori.
  • dall’osservazione dei neonati allattati esclusivamente al seno emergono svariati modelli di lattazione.

Le scoperte della dottoressa Kent hanno evidenziato che le dinamiche dell’allattamento al seno cambiano frequentemente durante il percorso individuale di un bambino, talvolta anche da un mese all’altro, e sono quindi specifiche per ogni neonato. Il numero di sessioni giornaliere di allattamento al seno varia notevolmente in corrispondenza di ogni età specifica, ma in media diminuisce tra il primo e il sesto mese per poi stabilizzarsi. Gli stessi fenomeni si riscontrano nella durata delle sessioni di allattamento al seno alle diverse età, ma in media anche la durata diminuisce tra il primo e il sesto mese.

La cosiddetta “mancanza di latte”

La mancanza di latte viene spesso citata come uno dei motivi per cui molte donne rinunciano ad allattare al seno. La paura che il bambino non sia alimentato a sufficienza porta le donne a smettere di allattare al seno. La ricerca della dottoressa Kent ha dimostrato che ciò non è necessariamente vero. La poppata si adatta al ritmo e all’appetito del neonato.

Uno studio “rivoluzionario”

Lo studio della Prof.ssa Kent è molto importante perchè può aiutare i medici e gli operatori sanitari che assistono e si prendono cura delle donne ad affrontare nel migliore dei modi ogni singolo caso. A far emergere la specificità di ogni donna e a consentire ad ognuna di avere la migliore relazione con il proprio bambino.