Una riflessione in relazione al tema dell’obesità infantile: agli inizi di marzo nella scuola elementare di mio figlio sono state scelte delle classi-campione su cui effettuare lo screening e, in sintesi, rilevare così dal rapporto peso-altezza di un bambino i suoi indici di massa corporea…

I genitori di parecchi compagni di mio figlio, e ovviamente di altri alunni appartenenti a classi diverse, sono stati invitati ad andare a colloquio con il dottore deputato a rilevare questi dati per chiarimenti e consigli su un’alimentazione corretta.

E purtroppo ho rilevato nelle mamme un atteggiamento di insofferenza verso questo appuntamento, valutato come una perdita di tempo sulla base del giudizio per il quale “qualche chiletto in più non  fa male”.

Mi è tornato in mente questo atteggiamento leggendo la notizia commentata dal servizio prevenzione del Cnr, secondo il quale si sta diffondendo in modo allarmante la patologia del diabete di tipo 2: finora riscontrata negli individui anziani, la malattia ora è apparsa anche in giovani obesi.

Premettendo di non ritenermi una persona che cada preda di facili allarmismi, mi sono però scossa di fronte ai dati che mostrano come il 12 per cento dei bambini italiani sia obeso e un ulteriore 23 per cento sia in sovrappeso.

Tenendo poi conto del fatto che questa patologia, per la quale l’organismo sviluppa una resistenza all’insulina, comporta patologie invalidanti (a carico di cuore, cervello, reni e occhi), la mia reazione penso sia giustificata.

Confermo sia certo molto meno “impegnativo” cedere di fronte alle richieste dei nostri figli, in questo caso in particolare, di tipo alimentare; estenuante certo, al contrario, combattere la lotta quotidiana contro caramelle, gelati, coca-cola, succhi, e sappiamo solo noi cos’altro. Ma investiamo così tanto sul loro futuro, che cominciare da una alimentazione più sana non deve essere certo l’ultimo dei nostri pensieri!

Voi che ne pensate?

Immagine:
rachelhenwood.wordpress.com

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