In base a uno studio dell’Organizzazione per l’Istruzione e lo Sviluppo Economico – di cui l’Italia fa parte insieme ad altre 30 nazioni – il nostro Paese occuperebbe gli ultimi posti in termini di performance degli studenti. Secondo una scala di valori denominata Ocse-Pisa, infatti, che serve per valutare le competenze dei ragazzi di 15 anni in diverse materie, l’Italia non brilla. Esiste in realtà un notevole gap tra regione e regione,  per cui diverse regioni del Centro-Nord sono in cima alla graduatoria dell’indice di competenze degli studenti, insieme a Corea del Sud, Nuova Zelanda, Olanda, Belgio, Germania, Inghilterra, Francia, mentre numerose regioni del Centro-Sud si posizionano in coda.

Il costo della scuola italiana, invece, è tra i più elevati. La ragione sarebbe legata al fatto che le classi sono meno affollate rispetto alla media dei paesi Ocse, quindi c’è un numero superiore di insegnanti per allievo. Non bisogna tuttavia dimenticare che gli insegnanti all’estero lavorano mediamente di più in cambio di stipendi più elevati.

Secondo il  ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, il rapporto Ocse altro non fa che fotografare la situazione tanto deplorata dal suo ministero, indicando come soluzione al problema alcune misure di cui il ministero si fa promotore da un anno: in particolare la necessità di introdurre la meritocrazia per avere insegnanti più validi e motivati, con l’obiettivo tra l’altro di ringiovanire (e ridurre) il corpo insegnanti.

Quello che mi disturba è che, se da un lato il ministero punta – a ragione o a torto – a tagliare i costi della scuola pubblica, dall’altro progetta di dare un sostegno economico alle famiglie che scelgono le scuole private, le paritarie, come ama chiamarle il ministro. “La libertà di scelta è un diritto costituzionale”, afferma Mariastella Gelmini, intervistata da Alessandra Arachi sul Corriere della Sera il 18 giugno.

Anziché investire sulla scuola pubblica, come ha fatto la Finlandia, che giustamente si posiziona in cima alla classifica Ocse, il ministro si prefigge quindi l’obiettivo che i genitori iscrivano i loro figli alle scuole private, screditando la prima, incentivando le seconde. E sostiene che il rapporto Ocse le dà ragione. Voi cosa ne pensate?

Immagine: Jolanda.filastrocche.it